Capitolo 96. Petrolio

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Il motore della moto ruggì nell’oscurità, poi si spense di colpo.
Il silenzio piombò denso, come una colata di piombo fuso.

La strada sterrata su cui si erano fermati era deserta, incassata tra campi secchi e pali della luce arrugginiti, a un passo dal nulla. Filippo scese dalla sella con uno scatto rabbioso, gettò il casco contro un vecchio palo arrugginito. Quest'ultimo rimbalzò finendo tra i cespugli secchi.

"Sei completamente impazzita?!" urlò.

Giulia rimase immobile, ancora seduta, il casco abbassato sul volto, muta. La visiera rifletteva la luce scarsa di un lampione solitario che tremolava.

"Hai preso la mia moto. La mia pistola. Sei sparita. E ti sei lanciata in una cazzo di imboscata come se fossi un fottuto soldato addestrato!"
La voce di lui tremava.
Non solo di rabbia, ma di paura.
Ma non lo avrebbe mai ammesso.

Silenzio.

"Parlami, cazzo!"

Lei tolse il casco con lentezza, ma lo sguardo che gli lanciò era una fucilata.

"E invece tu cos’avresti fatto? Aspettare altri sei mesi a compilare appunti sulla scrivania di un morto?!"

La tensione cresceva, tagliente come una lama. Filippo serrò i pugni, gli occhi azzurri fiammeggianti.
"Tu non sai nemmeno chi fosse Alex Dogo. E Eugenio...la sua vita era tutta una dannata farsa. Hai rischiato la vita per… per cosa?!"

Giulia scese dalla moto, avanzò di un passo, il corpo teso come una molla pronta a scattare.
"Non ti sei mai chiesto per chi Eugenio rischiava la vita? Eh? Per gente come te! Che si nasconde, che esita, che non si fida nemmeno di chi cerca di aiutarlo!"

"Non è questo il punto! Il punto è che sei sparita. Mi hai tolto l’arma, le chiavi… e mi hai lasciato lì! A dormire! Come uno stronzo! Ti rendi conto?!"

Lei fece un mezzo sorriso, amaro.
"Sei arrabbiato perché ti ho lasciato solo o perché ti sei sentito inutile?"
La sua voce era tagliente, affilata, come cocci di vetro rotto.
"Non ti rendi nemmeno conto che mi stai parlando come se fossi una tua cazzo di proprietà!"

Lui si bloccò.
Le puntò lo sguardo, crudele, ferito. La tensione esplose in un sussurro velenoso.
"Forse dovrei trattarti davvero così...non sei diventata altro che peso, un errore che continuo a sopportare perché… non ho il coraggio di lasciarti andare."

Ogni parola gli uscì a fatica, come un colpo inflitto più a sé stesso che a lei, una lama che fingeva di brandire con freddezza, ma che gli straziava il petto.

Giulia non mosse un muscolo.
Il suo sguardo si fece di pietra, glaciale.
"Allora smettila di fingere. Fallo. Lasciami."

Il vento soffiò all’improvviso, sollevando la polvere.
L’odore acre della benzina e della terra riarsa si mescolava nell’aria.
Aveva scelto di ferirla.
E lo fece, ancora più forte.

"Sai cosa sei? Petrolio. Nero, denso, infiammabile. E ogni volta che mi avvicino, rischio di bruciarmi vivo."
Le si avvicinò a un palmo dal naso, la voce un ringhio sommesso.
"Ma stavolta, non ti salvi. Stavolta se finiamo tra le fiamme, bruciamo insieme."

Lei fece un passo indietro, poi lo fissò. A lungo. Non con odio.
Con pena. Aveva le mani strette, le unghie conficcate nei palmi.
Poi, con un filo di voce, disse:
"Allora brucia da solo."

Filippo sentì il veleno salire fino alla gola, la rabbia lo consumava.
Chiuse gli occhi un istante, ingoiando le parole come schegge.
"Vai via. Prima che dica qualcosa che non posso più cancellare," disse con un sospiro amaro, quasi un sussurro.
I suoi occhi brillavano di una luce dura, quasi feroce.

La ragazza si voltò delusa, afferrando il casco con mani ferme.
Salì sulla moto, il motore si accese con un rombo deciso, tagliente.
Scomparve nel buio, lasciandolo solo con il vento e le sue cicatrici.

---

Nel frattempo, Don Aldo sedeva nella grande sala vuota. I suoi occhi scivolavano sul telefono come artigli. Nessuna risposta. Nessun segnale.

"Mio figlio…" mormorò.
Una frase che aveva in sé più paura che autorità.

Un uomo accanto a lui, giovane, in giacca nera e cravatta allentata, si chinò verso di lui.

"Capo, possiamo fare qualcosa?"

Il vecchio patriarca alzò lentamente lo sguardo.
Gli occhi erano due pozzi di pece.

"Trovatelo, e se ha fatto cazzate lo voglio da me in ginocchio."
La voce era più secca del legno vecchio.
"Ovunque sia."

---

Il ruggito della moto si spense nella distanza, inghiottito dal buio come una fiamma che non aveva mai brillato davvero.

Filippo restò immobile.
Aveva il respiro spezzato, e il petto si sollevava a scatti come dopo una rissa. Si chinò, raccolse il casco da terra, lo strinse così forte che le dita gli scricchiolarono.
Avrebbe voluto spaccarlo contro qualcosa, contro l’asfalto, contro se stesso. Ma rimase lì, congelato, il cuore un tamburo sordo e impazzito.

Il telefono vibrava in tasca.
Lo ignorava.
Odiava tutto in quel momento.

DON ALDO – 9 chiamate perse.
MESSAGGIO: "Filippo, rispondi subito. Dove sei?"

Non rispose.
Lasciò che la vibrazione morisse, come il poco di umanità che gli era rimasta in quella notte.
Cominciò a camminare, senza meta. Si sentivano solo i suoi passi rabbiosi nella sterpaglia, i rametti che si spezzavano sotto gli anfibi, l'odore acre della polvere.
Gli occhi azzurri erano lucidi, persi nel vuoto.

Le sue labbra si mossero, appena.
Un sussurro rotto:
"Perché non ti ho fermata."

Aveva detto cose che non pensava.
O forse sì. Forse le pensava da sempre.
E ora le aveva lasciate esplodere, acide, tossiche, come se ferirla potesse curare quello che lo stava uccidendo da dentro.

Un lampo improvviso squarciò il cielo lontano. Nessun tuono, solo il flash di una tempesta che non arrivava mai.
Scalciò la ghiaia, poi urlò.
Un urlo animalesco, sordo, che non arrivava a nessuno.
Solo la terra lo ascoltò.

Giulia aveva ragione.
Eugenio aveva rischiato tutto.
Per loro. Per la verità.
E lui? Filippo Guerra? Che cazzo aveva fatto?
Niente. Aveva solo controllato, ordinato, dubitato. Aveva alzato muri invece di lottare.

E adesso?
Lei era in giro con la sua moto.
Possibile preda dei suoi nemici.
Dio, e se le fosse successo qualcosa?

Strinse i denti.
No. Non l’avrebbe persa così.
Non l’avrebbe lasciata andare via con l’idea che lui non la amasse.
Perché l’amava.
L’amava da morire.
E avrebbe dato tutto per poter tornare indietro di cinque minuti.
Solo cinque.

Si asciugò gli occhi con rabbia.
Gli occhi gonfi, rossi, ma decisi.
Avrebbe trovato un modo.
Avrebbe rimediato.
Anche se doveva cercarla per tutta Verona. Se dovevano bruciare, sarebbero bruciati davvero.
Insieme.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Aug 09, 2025 ⏰

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