Era quasi l'imbrunire quando Giulia rientrò nel piccolo appartamento che condivideva con suo fratello Adelfio.
Aveva passato un'intensa giornata all'oreficeria di famiglia.
Una delle rare attività legali dei Fini, alla quale la ragazza aveva acconsentito volentieri, pur di allontanarsi dagli affari sporchi del loro clan.
Il recente incontro con Filippo continuava a farsi vivido nella sua mente, facendola sentire divisa tra paura e attrazione.
Non riusciva a spiegarsi perché quel semplice scambio di battute avesse scosso profondamente il suo equilibrio.
Mentre entrava in casa, un profumo intenso la colse di sorpresa.
Poggiato sul tavolo all'ingresso, un elegante mazzo di rose l'attendeva, scarlatto come il peccato, legato da un nastro nero.
Un piccolo biglietto era poggiato con cura accanto a loro.
Adelfio apparve improvvisamente alle sue spalle, lo sguardo cupo e severo, come se le rose stesse fossero portatrici di una minaccia nascosta.
"Sono arrivate poco fa," disse, senza distogliere gli occhi da quel regalo inaspettato.
"Posso solo immaginare chi te le abbia mandate."
Lei afferrò il biglietto con dita tremanti, leggendo le poche parole vergate in una calligrafia elegante e decisa: "Ti aspetto stasera. Lascia che ti mostri il lato nascosto di Verona."
Vi erano menzionati anche il luogo e l'orario, con riferimento ad un elegante ristorante di lusso collocato nel cuore della città.
Non era firmato, ma già si intuiva chi fosse il mittente. Filippo Guerra non lasciava spazio a dubbi.
Adelfio le strappò il bigliettino dalle mani, lo strinse nel pugno, la mascella contratta.
"Giulia, questo è un avvertimento. Quest'uomo non è uno qualunque. Sai chi è e cosa rappresenta per noi."
La giovane fece un passo indietro, infastidita dalla possessività del fratello e quasi incurante di quali fossero le sue ragioni.
"È solo una cena," minimizzò, troppo annebbiata per capire la gravità della situazione.
"Non significa niente."
"Per te, forse," replicò l'uomo, la voce incrinata.
"Ma per lui? Lui non fa mai nulla senza niente in cambio. Ti sta solo usando per avvicinarsi alla nostra famiglia, per poterci colpire dove siamo più vulnerabili."
Giulia si lasciò cadere su una sedia del salotto, il cuore in subbuglio.
Sapeva che Adelfio aveva ragione, eppure non riusciva a non pensare a Filippo.
"Non andrai," le intimò lui autoritario.
"È troppo rischioso. Per te, e per tutti noi."
Lei non replicò.
Si limitò ad annuire, anche se dentro di sé sapeva che quella decisione non sarebbe bastata a spegnere l'attrazione che provava verso quel giovane.
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Nel frattempo, dall'altra parte della città, Filippo sedeva nell'ufficio di suo padre, Don Aldo Guerra.
La stanza era immersa nella penombra, e il volto austero del patriarca era illuminato solo da una lampada che gettava ombre sinistre sulle pareti.
"Allora," esordì l'uomo, fissando il figlio con uno sguardo carico di aspettative.
"Hai avuto notizie di Rocco Marini?"
Lui annuì, il viso serio.
"Sì, padre. È disposto a collaborare. Marini vuole il controllo su Verona, ma per ottenerlo gli serve il nostro appoggio. I Fini così non saranno più un ostacolo."
Don Aldo sorrise, come se già pregustasse il sapore della vittoria.
"I Fini hanno governato troppo a lungo, approfittando delle loro alleanze. Ma il tempo della loro supremazia è finito. Rocco, dunque, ci ha assicurato il suo appoggio?"
"Sì, sa che questo è un affare vantaggioso per entrambi. Lui prenderà il controllo delle aree a sud della città, mentre noi avremo carta bianca per consolidare il nostro potere nel centro e nelle periferie. Ma c'è di più."
"Continua."
"Rocco mi ha detto che i Fini non sono così forti come sembrano." Il giovane abbassò la voce, il tono ora più subdolo.
"Adelfio Fini è il loro punto debole. È impulsivo, troppo protettivo verso la sorella. E se riusciamo a far leva su di lei ..."
Don Aldo lo interruppe con un cenno della mano, il sorriso che si allargava ancora di più.
"Giulia Fini. Sei certo che riuscirai a manipolarla?"
Filippo si irrigidì per un istante, ma mantenne il controllo.
"Lei è già nel mio radar. Ho la sua attenzione, ed è attratta da me, anche se al momento non lo ammette. Basta un piccolo gesto e sarà mia, pronta per essere usata come pedina nel nostro piano."
Il vecchio fece un cenno di approvazione.
"Non deludermi, figliolo. Questo è solo l'inizio. Con l'aiuto di Marini, ci riprenderemo Verona, e nessuno oserà più mettersi contro di noi."
Il ragazzo si congedò lasciando l'ufficio. Una fitta di emozioni contrastanti lo colse in pieno. Da un lato, era fiero di seguire i piani prestabiliti, dall'altro, c'era qualcosa d'inaspettato che continuava a tormentarlo: il pensiero di Giulia. Quell'incontro non era stato solo strategia. Sentiva che lei era più di una semplice pedina, e questa consapevolezza non faceva altro che renderlo vulnerabile.
Forse, pensò, i piani si sarebbero rivelati più complessi del previsto.
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Prega per me
Ficción GeneralNella Verona più oscura, dominata da segreti e rivalità famigliari, Giulia Fini, una giovane donna dalll spirito ribelle e dall'indole fiera, si trova improvvisamente trascinata in un gioco di potere. Una sera, per caso, si scontra con Filippo Guerr...
