Capitolo 3. Loschi affari

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L'aria in città era carica di un'umidità pesante, tale da voler sembrare imprigionare qualsiasi respiro.
Le vie del centro erano deserte, ma nei vicoli più nascosti, quelli che pochi osavano attraversare, un'altra Verona si risvegliava.
Era il regno delle ombre, degli affari illeciti, delle mani strette sottobanco.
In uno di quei vicoli, una porta si aprì silenziosamente e il giovane boss vi scomparve all'interno, seguito dai suoi uomini.

Si infilò in un locale che era poco più che un magazzino, spoglio, con luci fioche e pareti scrostate.
L'odore di muffa e fumo impregnava l'aria, ma nessuno dei presenti sembrava farci caso. Seduti attorno a un lungo tavolo di legno massiccio, uomini dall'aspetto minaccioso lo attendevano in silenzio.
Il loro capo, un certo Rocco Marini, lo accolse con un sorriso sardonico.

"Filippo Guerra, l'onore è tutto nostro," esordí, la voce profonda che rimbombava nella sala.

"Lasciamo stare le formalità, Marini," rispose lui con un tono freddo e distaccato.
"Siamo qui per parlare di affari."

Rocco ridacchiò, passandosi una mano sui capelli biondo chiaro.
"Sempre diretto, eh? Va bene, come preferisci."

Fece un cenno ai suoi uomini, e uno di loro posò sul tavolo una valigetta nera, aprendola lentamente. All'interno, oltre a una somma considerevole di denaro, vi erano fascicoli e documenti.

"Questo," proseguì indicandoli, "è l'inizio di una collaborazione proficua per entrambi. La famiglia Fini sta cercando di espandere i propri affari nel nostro territorio. E tu, Guerra, sei la persona giusta per impedire che ci riescano."

Filippo scrutò il contenuto della valigetta, le labbra strette in una linea severa.
"Non vedo perché dovrei fare affari con te.. non mi serve un alleato che mi tolga potere, ma qualcuno che sappia stare al proprio posto."

Il biondo lo fissò, e per un attimo la tensione fu palpabile, come se ogni uomo nella stanza trattenesse il fiato. Ma subito dopo sorrise.
"Sappi che ti stai facendo dei nemici potenti. I Fini non sono gli unici che tramano alle tue spalle. Se accetti questa collaborazione, possiamo spartirci Verona senza intralci."

Il ragazzo rimase in silenzio.
Sapeva che collaborare con Marini significava entrare in un territorio non solo sconosciuto ma anche pericoloso, ma i Fini stavano diventando un ostacolo sempre più difficile da ignorare.
La sua mente si focalizzò per un attimo su Giulia, su quel volto che lo perseguitava nelle notti insonni.
E il desiderio di poterla fare sua prevalse.

"Accetto," disse infine, stringendogli la mano.
"Ma ricorda, Marini: se provi a fregarmi, finirai per rimpiangere questo accordo."

L'uomo annuì, una scintilla d'astuzia lampeggiò nei suoi occhi cerulei.
"Non c'è nulla da temere. Gli affari sono affari, Guerra. E noi due... sappiamo come farli."

La stretta di mano tra i due sigillò un'alleanza che avrebbe scosso Verona fin dalle fondamenta.

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