Capitolo 14. Spari nella notte

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Una settimana di silenzio.
Pesante. Infinita. Corrosiva.
Filippo aveva tentato di soffocare il ricordo di Giulia nell’alcool e negli accordi in compagnia di Rocco Marini. Trattative fumose, brindisi che bruciavano in gola, sorrisi falsi.
Ma ogni pensiero di lei tornava, insistente, ossessivo.

Quella sera uscì dal locale, barcollando appena. L’aria gelida della notte lo investì, ma il torpore dell’alcool distorceva tutto attorno a lui.
Stava per dirigersi verso la Maserati parcheggiata poco distante, le mani affondate nelle tasche del cappotto, quando la vide.

Giulia.

Attraversava la strada con passo affrettato, e un brivido lo percorse, un impulso irrefrenabile di raggiungerla e parlarle. Ma qualcosa nel suo sguardo parve fuori posto: sembrava tesa, guardava dietro di sé come se stesse cercando di sfuggire a qualcuno.

Senza farsi notare la seguì, notando una figura indistinta avvicinarsi pericolosamente a lei.
Il suo cuore accelerò, e in un lampo capì che la situazione stava per precipitare.

"Giulia!" esclamò, cercando di sovrastare i rumori della strada.
Lei si voltò di scatto, e per un attimo i loro occhi si incontrarono tra la sorpresa e il sollievo. Ma quell'istante fu interrotto bruscamente dal crepitio di un colpo di pistola che squarciò la quiete della notte.

Filippo reagì istintivamente, afferrando la ragazza per un braccio.
La spinse dietro un auto parcheggiata nelle vicinanze, mentre il proiettile colpiva l'asfalto dove lei era pochi istanti prima. La sentì tremare contro di lui, il corpo esile stretto al suo, e una fitta sconosciuta lo trafisse: non solo desiderio, ma qualcosa di più profondo, incontrollabile.

La figura misteriosa continuava ad avanzare, sparando senza esitazione. Il giovane estrasse la pistola, strinse il manico con fermezza, pronto a rispondere al fuoco.

"Resta giù" le ordinò autoritario, senza mai distogliere lo sguardo dall'assalitore.

Giulia annuì, accovacciandosi dietro la portiera mentre il suono degli spari rimbombava nelle strade deserte.
Lo scontro fu rapido e violento, un crescendo di colpi che risuonavano nel silenzio della notte.
Filippo, spinto dalla determinazione e dal bisogno di proteggerla, si mosse con freddezza e precisione, fino a costringere l'uomo a ritirarsi nell'oscurità.

Dopo l'ultimo colpo sparato, la calma tornò a regnare, rotta solo dal respiro irregolare di lei.
Era ancora lì, accucciata, gli occhi spalancati. Senza pensarci la tirò a sé.
La strinse forte, troppo forte, quasi volesse ricordarle chi la stava proteggendo. Sentì il suo respiro sul collo, mentre le dita le si intrecciarono nei capelli lunghi e castani.
Istinto puro, bruciante.

"Sei ferita?" sussurrò a denti stretti, il fiato caldo sul suo viso.

"No..." mormorò lei, la voce incrinata.

Lui sorrise, amaro.
Una mano le afferrò il mento, costringendola a guardarlo.
"Eppure tremi. Ti sento."

Lei, turbata da quell'ambiguità, reagì. Lo spinse con forza, ma non riuscì a scrollarselo di dosso.
"Lasciami..." sbiascicó, il respiro spezzato dalla paura e dalla rabbia.

La presa del giovane non si allentò. Anzi, la tirò più vicino, sfiorandola quasi con la provocazione di chi vuole dominare e capire allo stesso tempo.

"Chi era?" domandò, basso, affilato. Ogni parola un colpo, una sfida.

Giulia lo fissò, dura e ferita.
"Questa domanda dovrei fartela io."

Per un attimo restarono immobili, sospesi in quella lotta silenziosa, i respiri che si scontravano nell’aria fredda. E ora, dopo quel momento condiviso, Filippo si rendeva conto che la loro storia era irrimediabilmente intrecciata.

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