Filippo percorreva lo studio a passi nervosi, le mani serrate a pugno, ancora scosso dalle recenti rivelazioni. Qualcuno aveva giocato con lui, facendolo sentire colpevole per anni. Ogni fibra del suo corpo voleva reagire, trovare il bastardo che lo aveva incastrato e distruggerlo.
E ora, finalmente, aveva un indizio.
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La notte trascorse insonne.
Non riusciva a distogliere il pensiero da Eugenio e da chi lo aveva tradito. Quando il sole sorse su Verona, si preparò per l'ennesimo incontro con Marini.
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Nel quartier generale l'aria era carica di tensione, vibrando di un'attesa sottile. Il giovane boss entrò nella stanza, seguito da Ivan.
Il suo sguardo cadde subito su Rocco: l'uomo, rilassato dietro la scrivania, emanava un'aura di dominio che saturava la stanza.
Accanto a lui, Giulia.
Il trucco pesante accentuava i suoi occhi verdi, profondi e duri come vetro temperato, le labbra scarlatte sembravano una sfida.
Non era più la ragazza che Filippo aveva amato: era un'ombra seducente, una nemica dichiarata. Eppure, dannazione, non riusciva a non guardala. La sua presenza lo disorientava.
Al centro della stanza, Enrico osservava come un predatore, la mente già piena dei profitti sporchi che Marini gli aveva promesso.
Filippo si avvicinò alla scrivania, ignorando il dolore sordo provenire dalla sua mano.
"Siamo sicuri che il carico passerà da lì?" chiese, senza preamboli.
Marini sollevò lo sguardo e annuì. "Sicuri. I Fini spostano la merce ogni due settimane, e la prossima tratta sarà la solita: transito a sud della città, punto di scambio fuori Verona."
"Perfetto. Allora colpiamo."
Giulia, fino a quel momento silenziosa, si spostò leggermente, il corpo vicino a quello di Marini, le gambe che si sfioravano.
Il suo sguardo gelido si posò su Filippo.
"Colpiamo?"
La sua voce lo colse di sorpresa.
"Sicuro di voler partecipare, Guerra?" Fece un cenno al bendaggio sulla sua mano, sottolineando con crudeltà quella debolezza.
"In queste condizioni saresti solamente un peso."
Poi Marini si mosse lento, viscido.
Le dita scivolarono con disinvoltura sul fianco di Giulia, fermandosi a un passo dal seno. Il viso contratto in un'espressione che rasentava la volgarità: provocazione pura, pungente, pensata per ferire e stimolare.
Il giovane serrò i pugni, l'ira che bruciava nella sua gola.
Lei non batté ciglio, le labbra piegate in un sorriso che prometteva piacere e dolore insieme.
Enrico non riusciva a distogliere lo sguardo da loro.
I suoi pensieri erano viscidi, osceni: ogni tocco, ogni scivolata della mano di Marini sul corpo di Giulia lo faceva fremere. Si immaginava la ragazza tremare tra le braccia del biondo, e un senso di eccitazione e frustrazione lo consumava.
"Merda, è così bella... quelle curve... se solo potessi..." pensò, mordendosi il labbro.
"E lui lì, impotente... mio dio, vedere Filippo arrovellarsi di gelosia è così soddisfacente..."
Ivan, percependo il clima sempre più tossico, posò una mano sulla spalla di Filippo in un silenzioso gesto di conforto.
"Non sei nella posizione di dare ordini. Qui comanda lui," disse, rivolgendosi alla ragazza, la voce calma ma tagliente.
Il silenzio calò nella stanza come una cortina pesante. Giulia lo fissò, ma prima che potesse replicare la voce di Enrico la interruppe, viscosa e infima.
"Forse la ragazza ha ragione, Filippo. Se la tua mano non è ancora guarita... beh, potresti non essere all'altezza di un'operazione del genere. In fin dei conti, è solo questione di buonsenso. Sei ferito, instabile. È il caso che il comando vada a Marini."
"Voi due non siete nessuno per prendere decisioni," rispose il giovane, furioso di ricevere quel colpo basso proprio da lui.
"Tuo padre mi ha dato l'autorità di fermarti, se mai diventassi un intralcio. Non mi va di mettere a dura prova la sua pazienza. Perciò a questo giro facci il favore di restarne fuori."
La menzione di Don Aldo gli strinse le viscere. Suo padre non era lì, ma la sua ombra pesava su ogni singola conversazione.
"A quanto pare, la dinastia Guerra ha qualche crepa. Il piccolo principe non comanda più," disse Marini alzandosi lentamente, assaporando ogni momento di quell'umiliazione.
Giulia fissò la scena con una calma glaciale, mentre Ivan portò una mano alla fondina, rapido. Quel particolare non sfuggì a Rocco che continuò a provocarlo.
"Oh ragazzone, sempre lì a difenderlo. Non ti sei ancora stancato di fare da balia a un debole?"
Lui sorrise con lentezza, il volto scolpito nella pietra.
"In realtà, quelli di cui mi stanco facilmente sono gli stupidi come te."
Filippo fece un passo avanti, il volto teso.
"Continua a parlare, Rocco. Un giorno qualcuno ti farà ingoiare quei denti uno per uno."
"Forse, ma di certo quello non sarai tu," rispose l'uomo minaccioso.
Ogni parola, ogni gesto, sembrava far parte di una danza pericolosa, dove nessuno sembrava disposto a cedere.
La partita era ancora tutta da giocare.
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Prega per me
Fiksi UmumNella Verona più oscura, dominata da segreti e rivalità famigliari, Giulia Fini, una giovane donna dalll spirito ribelle e dall'indole fiera, si trova improvvisamente trascinata in un gioco di potere. Una sera, per caso, si scontra con Filippo Guerr...
