Capitolo 76. La fredda determinazione di Giulia

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L'ufficio di Marini era immerso in una penombra densa, spezzata solo dal bagliore fioco di una lampada da scrivania. Il profumo del whisky si mescolava al fumo del sigaro lasciato a consumarsi in un posacenere d'argento. L'aria era carica di qualcosa di indefinibile, un'elettricità sottile che attraversava la stanza come una corrente invisibile.

Giulia era seduta di fronte a lui, la schiena dritta, il mento sollevato con un'ostinazione silenziosa.
Indossava un semplice abito scuro, che aderiva perfettamente alle sue curve con un'armonia naturale.
Non aveva bisogno di nessuno sfarzo per imporsi. Il suo sguardo faceva il resto.

Rocco, appoggiato allo schienale della poltrona, giocherellava con una busta piena di contanti tra le dita, come se fosse un oggetto insignificante.
Poi, con un gesto lento e quasi annoiato, gliela lanciò indietro.

"Non mi basta solo il denaro, bellezza."

La ragazza afferró la busta senza scomporsi. I suoi occhi lo trapassarono con una freddezza che contrastava con il calore della stanza.

"Sai che posso offrirti di più."

L'uomo sorrise, lasciandosi andare contro lo schienale della sedia.
Il taglio sul labbro, ancora fresco dalla notte precedente, sembrava conferirgli un'aria più spietata, aggiungendo una maledetta dose di fascino brutale.

"Quello che mi hai chiesto è troppo impegnativo, oltre che rischioso."

Giulia si sistemò meglio sulla sedia, accavallando le gambe con un movimento calcolato.
Sapeva che Marini non distoglieva lo sguardo da lei nemmeno per un secondo.

"Voglio che indaghi su Marcello," disse con voce ferma.
"E su quelli che erano con lui la notte in cui mio fratello è morto. Sanno qualcosa. Lo sento..."

Lui si leccò il labbro ferito, come se assaporasse il gusto della sfida.
"Ti piace giocare col fuoco, piccola. Se la tua famiglia lo scopre, ti faranno a pezzi… e io non muoverò un dito per fermarli."

Lei non si scompose.

"Lascia che ci provino."
Nei suoi occhi non c’era più niente di umano, solo un freddo calcolo, una fame oscura.

Marini socchiuse gli occhi, come per digerire quella follia.
Non era abituato a donne che lo sfidavano in quel modo.
Nella sua vita, loro lo supplicavano, cercavano di ingraziarselo, giocandosi la carta della seduzione in modo goffo e prevedibile. Ma lei no.
Non sottostava alle sue pretese, gli stava imponendo una scelta.

Un silenzio denso calò nella stanza.
Lui allungò una mano verso il bicchiere di whisky, lo roteò tra le dita, portandolo alle labbra senza mai perdere quel maledetto contatto visivo.

"Perché dovrei rischiare per te? Cosa ho da guadagnarci?"

Giulia non si lasciò intimidire.
Rimase immobile, un'enigmatica statua di carne e ossa.

"Posso offrirti informazioni," rispose con calma, "ogni movimento sugli affari dei Fini. Le loro debolezze, i loro segreti."

Marini socchiuse gli occhi, valutando le sue parole.
"Tradire la tua stessa famiglia? Non ti facevo così spietata."

"Non è tradimento."
Si alzò lentamente dalla sedia.
Poi si sporse leggermente in avanti, lo sguardo ancorato al suo, un filo di tensione elettrica nell'aria.
"È sopravvivenza."

Il silenzio si allungò tra loro.

Lui inspirò piano, godendosi il momento. Il desiderio di possederla, di piegarla a lui, cresceva come una fiamma lenta e inesorabile.
C'era qualcosa in lei che lo sfidava, che lo spingeva a volere di più, a testare fino a che punto fosse disposta a giocare.

Si alzò, aggirando la scrivania con la calma di un predatore.
Ora erano vicini, troppo vicini.
Il respiro di lui sfiorava la pelle di lei, calda e impassibile.

"Se accetto, vorrò molto più di semplici informazioni."
La sua voce era un sussurro graffiato, un filo di pericolo che serpeggiava nell'aria.

Giulia sorrise, un sorriso freddo, controllato.
"Immagino."
Poi si ritrasse, spezzando la loro vicinanza senza mai abbassare lo sguardo.
"Ma prima voglio vedere i risultati. Dimostrami che puoi essere utile..."

Marini la osservò allontanarsi, gli occhi ancora fissi su di lei mentre usciva dal suo ufficio.
Sapeva che quella donna gli avrebbe dato più problemi di quanto fosse disposto ad ammettere. Ma era proprio questo a renderla per lui così irresistibile.

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Mentre lasciava l'ufficio di Marini, Giulia sentiva l'eco delle sue parole ancora addosso. Si sentiva svuotata.
Ogni passo sui tacchi rimbombava nel corridoio silenzioso, mentre il cuore le martellava nel petto.
Aveva messo in moto qualcosa di irreversibile. E fu in quel momento che lo vide.

Filippo era appoggiato alla parete, una sigaretta accesa tra le dita.
Il fumo avvolgeva il suo volto nell'ombra, creando un alone di mistero attorno a lui.

Lei rallentò il passo, istintivamente. Lui, invece, non si mosse.
Non la degnò di uno sguardo.
Giulia sentì qualcosa contorcersi dentro di lei.

Lo superò senza dire nulla, ma appena gli passò accanto ne percepì la tensione, il modo in cui il respiro gli si spezzava impercettibilmente.
Dopodiché proseguì nel lungo corridoio.

Quando fu abbastanza lontana, il giovane boss espirò lentamente il fumo, chiudendo per un attimo gli occhi. Il sapore della rabbia e del veleno gli riempì la bocca.

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