Capitolo 10. Sfida

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La sera caló su Verona come un manto scuro, tra luci fioche e ombre che si allungavano lungo le strade silenziose. Filippo attendeva Giulia in una piazza appartata, il corpo teso, nervoso.
Ogni pensiero lo riportava al recente confronto col padre, ma quando vide la ragazza avanzare tra le ombre, la disciplina e il dovere gli caddero addosso come un peso inutile.

"Filippo…" sussurrò lei, esitante.
"Stai bene?"

Lui inspirò, cercando di imprimere una certa freddezza nella voce, ma il calore della sua presenza lo tradiva.
"Sì… sto bene," rispose, flebile.
"Solo… un periodo complicato. Ma ora che ci sei tu…"
Si fermò un attimo, lasciando che il suo sguardo cercasse il suo, profondo e penetrante.
"È più facile respirare."

Giulia arrossì, sentendo il peso di quel tono così intenso e quasi possessivo.
"Filippo… io… non so se… posso lasciarmi andare..."

Il giovane avanzò di un passo, sfiorandole il braccio con intenzione. Il contatto era leggero ma deciso, sufficiente a farle tremare la pelle.
"E non voglio che tu lo faccia subito," la rassicurò, la voce piena di dolcezza e desiderio, ma con un filo di crudeltà sottile.
"Voglio solo che resti qui, accanto a me. Sentire il tuo respiro, il tuo cuore… e sapere che voglio starti vicino."

Lei lo guardò, confusa e attratta.
"Filippo…"

"Shh… lascia che io decida," sussurrò lui. La sua bocca si avvicinò alla sua, le dita sfiorarono le labbra carnose, lente, crudeli. Lei trattenne il fiato, il corpo che si arcuava all’istinto di lui.

"Ti voglio accanto… anche se tutto questo mi spaventa," gli disse, perdendosi nel suo sguardo.

Quel tono così dolce scatenò un brivido di piacere e potere in lui. L’innocenza di lei lo eccitava e lo tormentava.

"Giulia…ogni volta che sei vicino… sento tutto più forte… il mondo sparisce, e resto solo io con te."

Lei chiuse gli occhi, respirando il suo profumo, sentendo il battito del suo cuore contro il suo. La mano si mosse inconsciamente verso la sua, cercando contatto.
"Filippo… io voglio fidarmi di te…"

Lui sentì una fitta al petto.
La voglia di piegarla, di possederla completamente, si scontrava con la consapevolezza della sua innocenza, del suo affetto genuino.

"Giulia…"

Stava per baciarla quando un'ombra emerse dall'oscurità: era Adelfio, il cugino Marcello al suo fianco.
Entrambi avevano un’espressione cupa, pronti a uccidere con lo sguardo.

"Giulia," disse Adelfio, autoritario.
"È ora di tornare a casa."

La ragazza si irrigidì.
"Adelfio… cosa ci fai qui?"

"Potrei chiedere la stessa cosa a te," rispose lui, gli occhi fissi sul suo nemico.
"Sei sicura di sapere chi è questa persona?"

Filippo abbassò lo sguardo, sentendo la colpa e la rabbia intrecciarsi dentro di lui. Ma quando posó nuovamente gli occhi su Giulia vide la fiducia nel volto di lei. Trattenne ogni risposta impulsiva.

"Non ho intenzione di farle del male," disse, in tono pacifico.
"I sentimenti… sono cose che voi dovreste rispettare."

"Non esistono sentimenti quando si tratta della nostra famiglia. Non permetterò a nessuno, nemmeno a te, di farle del male. Pensaci bene, Guerra," lo sfidó l'uomo, incoraggiato dalla presenza imponente del cugino.

Filippo serrò le mascelle.
"Non vi permetterò di decidere per lei," ribatté, contenendo a stento la rabbia.
"Lei ha il diritto di scegliere… e scelgo di starle accanto, anche se questo significa sfidare tutto e tutti."

"Parole vuote. Ti renderai conto presto che qui valgono solo i fatti," replicò l'altro.

Marcello rise, crudele, il suono un coltello che strappava nervi e pelle.
"Attento a ciò che dici, o rischierai di pentirtene, Guerra."

Giulia guardò Filippo, gli occhi verdi colmi di angoscia e supplica.
"Mi dispiace, non immaginavo che ci seguissero."

Lui la strinse leggermente, le mani tremanti, sopraffatto da sentimenti contrastanti. Il corpo contro il suo, le mani che stringevano le anche.

"Tranquilla," sussurrò, la voce roca e intensa.
"Non ti lascerò."

E mentre i due uomini si ritraevano, la piazza si fece nuovamente silenziosa. Filippo rimase accanto a lei, pur sapendo che ogni scelta avrebbe comportato delle conseguenze.

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