Capitolo 68. Cambio di programma

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Tre anni prima...

Il ticchettio dell'orologio tagliava il silenzio con la precisione di una lama, freddo e impassibile.
Nella penombra della stanza, Filippo sedeva sul bordo del letto, il respiro trattenuto in un ritmo irregolare.
Tra le mani, i documenti falsi tremavano appena, mentre i suoi occhi vi si aggrappavano, lucidi e inquieti. Quel giorno avrebbe avuto un nome nuovo, una nuova identità.
Una via di fuga, finalmente.

Ai piedi del letto, vi era un piccolo zaino con lo stretto necessario: pochi vestiti di ricambio, qualche contante, una pistola. Il piano era semplice: sparire, lasciare tutto alle spalle e non voltarsi più indietro.
Il cellulare vibrò sul comodino.

Eugenio.

Rispose subito, così ansioso da non aspettare nemmeno il tempo per un saluto di circostanza.
"È tutto pronto, finalmente saremo liberi," esclamò entusiasta.

Ma dall'altra parte del telefono non ci fu la risposta che si aspettava.
La voce di Eugenio suonò tesa, quasi esitante.

"Cambio di programma, mi dispiace Filippo..."

Il ragazzo provó a replicare, incredulo.
"Cosa?! Ho fatto tutto quello che mi hai chiesto!"

"Vediamoci tra qualche ora, prometto che ti spiegherò tutto. Ho bisogno di parlarti."

"Cazzo, Eugenio, non farmi questo. Parla adesso!"

Un attimo di silenzio, poi un sospiro.
"Ho scoperto qualcosa di molto importante, qualcosa che cambierà tutto... ci vediamo al solito posto, prima della mezzanotte."

Un click, e la chiamata si interruppe. Filippo rimase con il telefono ancora premuto contro l'orecchio, come se aspettasse che cambiasse idea e lo richiamasse.
Ma non successe.

Fu in quel momento che sentì il peso di qualcosa di invisibile, qualcosa che sarebbe esploso di lì a poco.
Ignaro che quella sera sarebbe stata l'ultima in cui avrebbe sentito la voce del suo migliore amico.

---

Presente...

Filippo era in piedi accanto alla scrivania, la camicia bianca aperta sul petto, madida di sudore.
I capelli erano scompigliati, la mascella serrata. Stringeva tra le mani quei dannati documenti, gli stessi di tre anni prima. La prova tangibile di una vita che non era mai iniziata.
Ivan, il suo braccio destro, lo osservava preoccupato.

"Capo, deve sedersi."

"Tranquillo, va tutto bene," rispose lui, la voce che tradiva una stanchezza mista a sofferenza.

L'uomo non si lasciò ingannare.
Lo conosceva da abbastanza tempo per comprendere quale fosse il suo malessere.

"Portami un po' d'acqua," gli ordinò il giovane, passandosi istintivamente una mano sulla fronte.
Il mal di testa lo stava massacrando.

Succedeva spesso, soprattutto quando si sforzava di ricordare.
I ricordi gli piombavano addosso spezzettati, sfocati, ma pur sempre dolorosi. Sentiva ancora la voce di Eugenio, il senso di allarme che lo aveva colpito quella sera.

E poi, il sangue.

Qualcuno aveva deciso che Eugenio non doveva più parlare.

Ivan tornò con un bicchiere d'acqua, glielo porse. Lui lo afferrò instintivamente, ma non bevve subito. Restò a fissare il liquido trasparente, come se cercasse una risposta nel suo riflesso tremolante.

"Sta pensando di nuovo a lui, vero?"

"Lo sai già."

"Da quando quella ragazza è entrata nella sua vita, è come se avesse aperto una porta che lei teneva ben chiusa."

Filippo serrò la mascella.
Sapeva a chi si riferiva: Giulia.
Quella ragazza era così determinata a scavare nel passato, tanto da fregarsene delle conseguenze.
Un coraggio che lui non aveva.
Sarebbe stata davvero in grado di far riaffiorare tutto?
E soprattutto, cosa aveva scoperto Eugenio di così importante?
Chi lo aveva fatto tacere per sempre?

---

Nel frattempo a villa Fini, Giulia chiuse frettolosamente la porta alle sue spalle. L'adrenalina le scorreva nelle vene, le riusciva difficile restare calma.
Si sedette sul letto, le mani tremanti mentre estraeva il foglio che aveva sottratto frettolosamente dallo studio di Marcello.
La carta era ruvida sotto le dita, macchiata da qualcosa che sembrava ruggine.

O sangue.

Lo dispiegò lentamente.
Un nodo le si formò in gola mentre leggeva quelle informazioni, una, due, tre volte.

Era impossibile.

Eppure, era tutto lì, nero su bianco.
Le mani si strinsero su quel documento con forza, quasi a volerlo strappare, pur di cancellare quello che aveva appena scoperto.
Ma quella verità era lì, sotto i suoi occhi, e il suo mondo stava per crollare.

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