La carta era ormai spiegazzata, macchiata di sudore.
Il certificato di adozione era lì, tra le sue mani, come un relitto emerso da un fondale oscuro.
Non riusciva più a guardarlo, ma non riusciva nemmeno a liberarsene. Ogni parola incisa su quel foglio era un colpo ben assestato alla sua sanità mentale.
Si sedette sul muretto basso che delimitava il giardino.
Il sole calava lentamente dietro le colline, e l'aria si era fatta più fredda. L'odore dolciastro della magnolia gli dava la nausea.
Ripensò a ogni istante della sua vita con Don Aldo.
A ogni sguardo carico di aspettativa.
A quante volte lo aveva sentito distante, impenetrabile, e ora capiva perché.
Quel legame era nato nel fuoco, nella menzogna, nel sangue.
Ma c'era qualcosa che non tornava.
Lo sapeva, lo sentiva nelle ossa.
Era sicuro che il vecchio non gli aveva detto proprio tutto.
C'erano troppe zone d'ombra, tante di quelle parole non dette.
E Giulia...
Figlia di un assassino.
Figlia dell'uomo che aveva distrutto la sua famiglia.
Ma anche l'unica che lo avesse fatto sentire vivo, più umano.
L'unica che avesse visto in lui qualcosa oltre il dovere, oltre il sangue e le alleanze.
E per questo il suo stesso nome lo feriva più di qualunque altra cosa.
Perché non sapeva più se odiarla... o salvarla.
Chiuse gli occhi un istante.
Respirò piano, come per afferrare un po' di lucidità.
Un volto si fece largo nella sua mente.
Eugenio.
Quel nome tornava a fargli da promemoria, come una cicatrice mai guarita.
L'amico che lo conosceva davvero, che gli aveva dato la speranza di un futuro migliore.
Cosa sapeva, Eugenio?
Perché la sua morte bruciava ancora come qualcosa di irrisolto?
Le poesie.
I silenzi.
I suoi occhi sempre troppo lontani.
E quello studio, chiuso da anni.
Lo studio che nessuno osava aprire.
"Il suo vecchio studio..."
Il pensiero lo colpì come un lampo.
Un istinto.
"Perché non ci ho pensato prima? Potrebbe nascondere qualcosa."
Lettere, appunti, tracce.
Si alzò di scatto, quasi come se quel pensiero lo avesse bruciato.
Doveva indagare.
Doveva scavare più a fondo.
Oltre le parole di Don Aldo, perché dentro quella verità sapeva che vi era un'altra.
Più antica, più sporca, più pericolosa.
Fu in quel momento che sentì un colpetto leggero alla gamba.
Si voltò di scatto, ancora immerso nei suoi pensieri, quasi infastidito.
Ubaldo.
Il figlio di Adele ed Enrico.
Otto anni, occhi grandi, cerulei, capelli arruffati.
Un'espressione seria da piccolo adulto.
"Filippo..."
La voce era incerta, quasi timida.
"Posso stare un po' con te? Mamma e papà sono chiusi in camera. Non parlano... e io mi sento solo."
Lui lo guardò per un attimo, in silenzio. Quel dolore, quella solitudine, gli sembrarono terribilmente familiari.
Un'improvvisa ondata di tenerezza lo travolse. Annunciò un piccolo sorriso, il più sincero che potesse trovare in quel momento.
"Certo che puoi."
Si sedette di nuovo sul muretto, e Ubaldo gli si accostò senza dire altro.
Stava cercando la stessa cosa che lui aveva sempre voluto: un po' di compagnia, un po' di calore in mezzo al freddo che li circondava.
Rimasero lì, in silenzio.
Il tramonto si rifletteva nei loro occhi. E per qualche secondo, sentì che esisteva ancora un pezzo di mondo in cui valeva la pena restare.
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Prega per me
Ficção GeralNella Verona più oscura, dominata da segreti e rivalità famigliari, Giulia Fini, una giovane donna dalll spirito ribelle e dall'indole fiera, si trova improvvisamente trascinata in un gioco di potere. Una sera, per caso, si scontra con Filippo Guerr...
