Capitolo 25. Risveglio

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Filippo si svegliò nel piccolo appartamento di Giulia, avvolto dal tepore del letto e dal profumo lieve di lei. Aprire gli occhi e trovarsi al suo fianco gli sembrava irreale: lontano dalle faide, dai pericoli, dai giochi che dominavano la sua vita. Solo lei.

Giulia aprì lentamente gli occhi e gli sorrise, con quello sguardo dolce e complice che lo faceva sentire, anche solo per un attimo, come se il mondo esterno non esistesse.
"Buongiorno," mormorò con voce ancora assonnata.

"Buongiorno a te." 
Il giovane sorrise, sfiorandole il fianco nudo sotto le lenzuola. Si piegò su di lei, le labbra vicine all’orecchio.
"Ti svegli ancora calda… e io non riesco a smettere di ricordare la sensazione della tua pelle contro la mia… Per una volta, ho dimenticato tutto il resto. Piccola mia, voglio sentirti tremare di nuovo."

Un brivido percorse la schiena di Giulia che arrossì violentemente.
"Filippo! Basta… non dire certe cose…"

Si coprì il volto con le mani, il cuore in tumulto, ma lui gliele prese delicatamente, costringendola a guardarlo.
"Non sono qui solo per provocarti… stanotte… qualcosa è cambiato. Davvero."

Lei sospirò, confusa, combattuta tra imbarazzo e il calore che provava tra le sue braccia.

Un silenzio li avvolse, rotto solo dal loro respiro. Poi lei si alzò, goffa, avvolgendosi in una maglia larga.
Filippo la seguì in cucina, scalzo, il corpo rilassato ma lo sguardo acceso.
Si sedettero a tavola.
Lui prese un pezzo di pane, lo spalmò con della marmellata e, senza dire nulla, glielo porse.

"Colazione per la mia padrona di casa… anche se io preferirei averti di nuovo a letto."

Giulia scosse la testa, ma rise, combattuta.
"Sei insopportabile."

Ma quel momento si ruppe con un rumore secco quando la porta si spalancò. Adelfio entrò, provato da una lunga notte di lavoro, il volto contratto, gli occhi subito puntati sul giovane Guerra.

"Giulia, posso sapere cosa ci fa lui qui?" domandò tagliente.

Lei si irrigidí, ma mantenne la calma.
"Non c'è motivo di preoccuparti, Adelfio. Filippo è solo qui per la colazione."

Adelfio lo scrutò da cima a fondo.
I capelli leggermente spettinati, il volto ancora assonnato, la camicia sbottonata che lasciava intravedere il fisico asciutto e scolpito.
I suoi occhi passarono dal pane alle mani del giovane, ancora sporche di marmellata.

"Solo per colazione?" replicò.
Il sarcasmo riusciva a malapena a  contenere la sua ira.
"Non pensavo che il signor Guerra si sentisse così a suo agio a casa nostra."

Filippo si alzò lentamente, calmo.
Lo sguardo era freddo, quasi oscuro.
"Non sono qui per causare problemi. Ma dovrai accettare che Giulia ed io siamo legati."

L'uomo strinse i pugni. Fece un passo verso di lui, cercando di imporsi.
"Legati? Non sai nemmeno cosa significa essere legato a qualcuno. Stai giocando con il fuoco, Guerra, e il mio avvertimento nel vicolo non ti è bastato."

Lui sorrise appena.
"Ah, sì, il vicolo... Non ho dimenticato. E ho ancora il braccio dolorante grazie a te."

Giulia si frappose tra i due, posando una mano sul petto di Filippo.
"Per favore, basta. Non è questo il modo di risolvere le cose."

Adelfio scoccò uno sguardo gelido verso la sorella.
"Mi meraviglio di te Giulia, mai avrei pensato ti saresti invaghita di un tipo del genere."

Filippo gli si avvicinò di nuovo, senza abbassare lo sguardo.
"Smettila! Continui a parlare senza nemmeno conoscermi. Quello che credi di aver capito... non conta. Non lascerò più che qualcuno metta in dubbio ciò che proviamo."

"Non provare a fare il finto santo con me! Hai violato ogni confine! Sei solo un... un... miserabile!"

"Se qualcuno è miserabile qui, Adelfio, sei tu, per come giudichi e ti lasci guidare dall'odio."

Giulia li guardava, l'espressione tesa.
"Adelfio, Filippo... non posso continuare così. Vi prego, possiamo almeno cercare di trovare un punto d'incontro e rispettarci?"

Adelfio si voltò di scatto verso di lei, furioso.
"Giulia, non capisci? Fidarti di lui è pericoloso. E quando sarà costretto a fare una scelta... dubito saresti nella lista delle sue priorità."

L'altro intervenne, la voce ferma.
Non distolse lo sguardo da lui mentre, con un gesto intimo e protettivo, sfiorava la schiena della ragazza.
"Ma guarda un po'...se c'è qualcuno che sta cercando di manipolare qui, a quanto pare quello sei tu. Ma sai una cosa? Non lascerò più che ti metta in mezzo tra me e lei."

L'uomo lo fissò per un lungo istante, valutando se lanciarsi nuovamente contro di lui. Ma poi si trattenne, serrò le labbra e, con uno sguardo colmo di disprezzo si voltò, uscendo di casa sbattendo la porta.

Rimasti soli, Filippo guardò Giulia.
La prese tra le braccia, cercando di trasmetterle tutto il conforto possibile.

"Non lascerò mai che nessuno ci divida," le sussurrò dolcemente.
"Non Adelfio, non mio padre. Siamo solo noi due."

Lei annuì piano, stringendosi a lui. Non riusciva a capire se credere a quelle parole o temerne il peso.

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