Abbiamo aggiornato le nostre Linee Guida sul Contenuto.
Consulta le linee guida più recenti per continuare a condividere storie in sicurezza.

Capitolo 61. Dramma famigliare

62 4 25
                                        

La città era avvolta da un'atmosfera ovattata, un misto di luci tremolanti e ombre che si rincorrevano lungo le vie lastricate.
Il Teatro Filarmonico svettava imponente contro il cielo notturno, sotto la vista di una luna pallida e indifferente. Don Aldo Guerra sedeva in uno dei palchi d'onore, il viso privo di espressione, mentre l'opera giungeva al termine. Le arie appassionate e i drammatici gesti degli attori sul palco non riuscivano a scuoterlo: era annoiato, quasi irritato.

Era lì per dovere, per mantenere le apparenze, ma il suo spirito era lontano, immerso nei calcoli e nelle strategie che da sempre dominavano la sua vita.
Quando il sipario calò e il pubblico esplose in fragorosi applausi, si alzò lentamente. Fece un cenno appena percettibile agli uomini della sua scorta, per poi avviarsi verso l'uscita.

Fuori, Verona era avvolta da un freddo pungente e da una coltre di nebbia sottile che fecero rabbrividire perfino la figura austera del patriarca dei Guerra. Si sistemó meticolosamente il cappello, per poi avanzare lentamente verso la limousine che lo attendeva aldilà del marciapiede.
Fu allora che lo vide.

Attilio Fini.

Anche lui usciva dal teatro, il cappotto pesante ben abbottonato per proteggersi dal freddo.
I due uomini si ritrovarono faccia a faccia sotto la luce fioca dei lampioni, circondati dal silenzio della notte.

"Da quanto tempo, Guerra."

Attilio lo fissava con occhi carichi di un risentimento mai sopito, la voce bassa ma tagliente. Non era un semplice saluto, ma un'affermazione densa di sottintesi, di anni di rancore che non avevano mai trovato pace.

Don Aldo non rispose subito.
I suoi uomini si disposero in una posizione più vigile, ma lui fece un cenno con la mano, intimando loro di non intervenire.

"Non mi aspettavo di incontrarti qui, proprio questa sera," rispose, con un tono che tradiva una sottile ironia.
Ma lo sguardo che gli lanciò, profondo e penetrante, non nascondeva alcuna sorpresa, solo una quieta minaccia.

Il vecchio Fini non poté fare a meno di ricordare il passato che ancora lo consumava. La morte di suo fratello Alberto, orchestrata da Don Aldo, aveva segnato un solco profondo tra le due famiglie. Non solo suo fratello era stato ucciso, ma sua cognata Isabella, devastata dalla perdita improvvisa, non aveva retto il dolore spegnendosi poco tempo dopo.
Attilio si era trovato così a dover prendere sotto la sua ala i suoi tre nipoti. Una ferita che non si sarebbe mai più rimarginata.

"Io non dimentico, Guerra, mai," disse, la voce gelida, il cuore che ardeva di un odio che bruciava da anni.
"Quello che hai fatto è imperdonabile."

Don Aldo si irrigidì, gli occhi che per un attimo si fecero più piccoli e penetranti.
"Sei sempre lo stesso, Fini. Tu e i tuoi vecchi rancori. Non è più tempo di rivangare il passato," rispose infastidito.

L'altro fece un passo in avanti, lo sguardo fermo come una roccia.
"Invece si," rispose minaccioso.
"La verità è che non hai mai pagato per quello che hai fatto. La tua coscienza ti sta divorando dall'interno, lo so."

Un breve silenzio calò tra di loro. Le sue parole andarono a segno, ma Don Aldo non cedette.

"Sei venuto qui a cercare giustizia?" chiese con tono quasi beffardo.
"Lascia che ti dica una cosa: non ci sarà mai per noi. Non nel nostro mondo."

"Non è giustizia quella che cerco, ma la verità ha un prezzo, Guerra. E prima o poi, tutti pagano il conto. Anche tu."

"Non c'è nulla che tu possa fare: inutile rivangare il passato, non cambierà nulla."

Attilio si avvicinò ancora di più, tanto che le guardie di Don Aldo si mossero d'istinto, pronte a intervenire.

"Non ho bisogno di cambiare il passato," sussurrò, la voce assai velenosa.
"Ma posso influenzare il futuro. Tuo figlio e mia nipote... li tengo d'occhio. Non permetterò che il tuo sangue sporco si mescoli al mio."

Alla menzione di Filippo e Giulia, il vecchio inclinò leggermente la testa, e lo sguardo si fece improvvisamente più cupo.

"Finalmente qualcosa su cui siamo d'accordo," rispose.
"Concordo che restino lontani. Non voglio che il mio nome venga trascinato nel fango per colpa della tua famiglia."

Attilio strinse i denti.
"Tieni a freno quel ragazzo prima che sia troppo tardi," sibilò.
"E soprattutto bada a quel cane di Marini, sta già creando troppi problemi. Sempre che tu non voglia ritrovarti un alleato in meno."

Don Aldo non rispose subito.
Si irrigidì, vagliando ogni possibilità: sapeva che quell'uomo non parlava a caso, le sue minacce non erano mai prive di fondamento.

"Farò quello che posso," rispose, senza alcuna emozione.

Con la consapevolezza che il futuro sarebbe stato ancora più incerto di quanto immaginassero, i due uomini si separarono, portando con sé il peso del rancore, dell'odio antico che non si sarebbe mai dissolto.

Prega per meLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora