La lampada sulla scrivania gettava un alone giallo, stretto come una lente sul volto di Attilio Fini. Intorno, lo studio respirava lento: librerie ingombre, quadri che osservavano come giudici. Si chinò in avanti, le mani incrociate sul tavolo, lo sguardo appuntato su un foglio che non lesse. La mente correva altrove, alla prossima mossa.
Prese il telefono con un gesto lento, misurato. Accese un sigaro e lo tenne tra le dita per un istante, senza portarlo alle labbra: un rito più che un bisogno. Quando dall'altro capo rispose la voce di Richard De Falco, fu come sentire il rumore di un coltello sul vetro.
"Pronto."
"Richard," esordì con un sorriso sottile.
"Sono Attilio Fini. Spero che tu stia bene."
Silenzio dall'altra parte, poi una cortesia fredda.
"Attilio. Dimmi."
L'uomo appoggiò il gomito sul tavolo e guardò il fascio di luce che illuminava il foglio davanti a sé, numeri, nomi, rotte.
"I tuoi affari prosperano, non lo nego. Ma le alleanze... quelle, Richard, finiscono per definirci. È tempo di rivederle," iniziò, la voce profonda.
Dall'altra parte un rumore di bicchiere.
"Le alleanze... e quale sarebbe la sua, caro Fini? Chiami parlando di ristrutturazioni quando è la sua gente a sudare sangue per rimettere ordine. Perché dovrei crederti?"
Attilio sorrise, e quel sorriso era una lama lucida.
"Lo ammetto, i Guerra ci stanno dando filo da torcere: hanno bruciato magazzini, preso carichi a due passi dai nostri uomini, corrotto portuali. Ma non sono immuni. Filippo è giovane, instabile, distratto da passioni che lo rendono vulnerabile. Ha mostrato i suoi limiti persino al gala, lasciando la sua promessa, tua figlia, per mia nipote. Un affronto personale e pubblico."
Richard rimase in silenzio, ma il suo respiro tradiva la ferita ancora aperta.
"Non mi serve che tu me lo ricordi, Attilio. Lo vedo ogni giorno negli occhi di Gisella. Ma se pensi che io ti seguirò per un capriccio familiare, ti sbagli."
"Non si tratta di proteggere solo mia nipote, ma di sfruttare una falla.
Renderemo la posizione di Filippo insostenibile: isolamento sociale, taglio delle forniture, gente che ritirerà il favore. Non lo uccidiamo; lo svuotiamo. Tu vuoi potere e vendetta; io voglio garanzie che la mia famiglia resti incontaminata. Uniamo le forze e otteniamo entrambe le cose."
"Quindi cosa proponi?"
"Un'alleanza strategica," rispose l'uomo con fermezza.
"Una condivisione di risorse, mercati e, soprattutto, un affondo diretto contro i Guerra. Ti propongo di lasciare che il nostro vecchio nemico diventi tale anche per te. Gisella avrà la posizione che merita. E tu, Richard, vedrai che il potere che desideri sarà finalmente nelle tue mani."
Sul volto di Richard passò un conflitto.
La sua voce divenne più tagliente.
"Lei mi offre... protezione e affari. Ma ci sono rischi. Se i Guerra reagiscono, la faida diventa più calda. E poi: Marini. Marini è imprevedibile. Quello potrebbe capovolgere tutto in un attimo."
Attilio rise piano, breve come un colpo secco.
"Marini è un problema, ma è anche un elemento che possiamo controllare con i giusti incentivi. Devi solo scegliere di chi fidarti."
L'altro tacque. La stanza al suo fianco sembrava inghiottire il suo respiro.
"Ci penserò," disse prima di riattaccare.
La chiamata si chiuse.
Attilio rimase un istante a guardare la lampada, sorriso teso, gli occhi freddi.
Aveva lasciato a Richard l'illusione della scelta, ma sapeva che probabilmente era già con un piede dentro. Il dado era tratto.
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Prega per me
General FictionNella Verona più oscura, dominata da segreti e rivalità famigliari, Giulia Fini, una giovane donna dalll spirito ribelle e dall'indole fiera, si trova improvvisamente trascinata in un gioco di potere. Una sera, per caso, si scontra con Filippo Guerr...
