Gisella fissava il telefono da oltre mezz'ora. Era sola, seduta su una panchina, all'esterno di un locale affollato. Si strinse nel cappotto, incrociando le gambe in un gesto nervoso, mentre il freddo gelido della sera sembrava accentuare il suo malumore. L'attesa era un'umiliazione, e lei non si era mai sentita così vulnerabile.
"Quell'uomo non verrà mai," sbottò sottovoce, lanciando un'occhiata al display.
"Che razza di persona è?"
Una voce vellutata, calma e sicura, la fece trasalire.
"Evidentemente uno che non ha ancora capito cosa ha davanti."
Avvolto in un cappotto scuro, l'uomo avanzò senza fretta, i passi lenti e misurati.
Lei alzò gli occhi verso di lui, incuriosita ma tesa.
"E tu chi saresti?"
"Qualcuno che sa riconoscere una donna che merita di essere vista," rispose il suo interlocutore con un sorriso seducente.
Gisella lo scrutò, cercando di decifrarlo. Lineamenti spigolosi, naso aquilino, ma con un carisma quasi ipnotico. La sicurezza nei movimenti, il modo in cui la osservava senza alcun imbarazzo, la fece trasalire.
Il fascino di Adelfio Fini era evidente: una bellezza non convenzionale che colpì immediatamente la sua attenzione.
"Non mi sembra che sia un problema tuo," replicó, cercando di sembrare dura, ma il corpo tradiva la sua attrazione.
"Questo è vero," disse lui. Si inclinò appena, appoggiando una mano sullo schienale della panchina, il profumo maschile che la stordiva.
"Ma è un peccato vedere una donna così... elegante... lasciata a congelare fuori da un locale."
Gisella sorrise, suo malgrado.
"E cosa pensi di sapere su di me?"
"Lascio che tu me lo racconti," rispose Adelfio, ignorando del tutto che quella donna fosse legata proprio a Filippo Guerra.
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Intanto, Filippo si trovava nella sua auto, reduce dal furioso scontro con Marini. Era ancora irritato, quando si ricordò dell'appuntamento con Gisella.
"Maledizione," sibilò tra i denti.
"Dovevo vederla stasera..."
La consapevolezza di averla lasciata sola, in attesa sotto quel freddo, lo spinse a mettersi in moto.
Nonostante i pensieri costantemente rivolti a Giulia, sapeva di non potersi permettere di lasciarla con una cattiva impressione.
Non con i De Falco coinvolti.
Giunto davanti al locale, scorse la figura familiare di Gisella.
Ma quando riconobbe l'uomo accanto a lei, sentì una fitta di fastidio misto a preoccupazione.
Parcheggiò in fretta, scese di furia dalla Maserati, lo sportello sbattuto con un tonfo secco che fece voltare qualche passante.
"Che cosa ci fa lui in sua compagnia?" pensò, avanzando a passo pesante verso la panchina.
"Problemi, Gisella?" intervenne bruscamente, interrompendo la conversazione tra i due.
Adelfio si girò di scatto, sorpreso di vederlo lì.
"Ah, guarda chi c'è... Filippo Guerra," disse sarcastico, incrociando le braccia.
"Non sapevo che vi conosceste."
Il ragazzo ignorò la provocazione, concentrandosi sulla mora seduta di fronte a lui. Lei divisa tra il sollievo e la rabbia, si alzò in piedi, guardandolo con freddezza.
"Finalmente. Pensavo ti fossi dimenticato di me," disse amareggiata.
"Non sono il tipo di uomo che buca a un appuntamento," rispose lui, la voce bassa e controllata, ma i suoi occhi tradivano un leggero rimorso.
Poi, rivolto ad Adelfio:
"Lei è con me. Quindi, se non ti dispiace, hai finito qui."
L'altro lo scrutò per un istante, il sorriso che sfumava in una smorfia carica di disprezzo e avvertimento.
"Certo. Non voglio mica disturbare... buon divertimento," si congedò, sparendo tra la folla.
Il giovane si voltò verso Gisella.
"Mi dispiace, ho avuto una serata complicata. Non avrei dovuto lasciarti aspettare."
Lei lo guardò afflitta, gli occhi pieni di emozioni contrastanti. Senza una parola, lo seguì dentro il locale, silenziosa.
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Prega per me
Aktuelle LiteraturNella Verona più oscura, dominata da segreti e rivalità famigliari, Giulia Fini, una giovane donna dalll spirito ribelle e dall'indole fiera, si trova improvvisamente trascinata in un gioco di potere. Una sera, per caso, si scontra con Filippo Guerr...
