Capitolo 78. Lacerazione

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La pioggia batteva forte trascinando con sé il grigiore di un pomeriggio di metà marzo. Al quartier generale, l'aria era umida. Il silenzio rotto solo dal suono ritmico delle gocce che si infrangevano contro il vetro.
In quella cornice cupa, Giulia avanzò verso la scrivania dove Marini sedeva.
Il passo era lento, controllato, mentre la mente vibrava, tesa come una corda pronta a spezzarsi.

"Cosa hai scoperto?" chiese, l'inquietudine che tradiva la sua determinazione.

Il biondo sorrise, le labbra che sfioravano il filtro della sigaretta con una calma innaturale.
"Un po' di pazienza, piccola. Non essere così precipitosa..."
Le parole erano lente, deliberate, come se stesse godendo della sua impazienza.

"Parla."

Lasciò scorrere qualche secondo, gustandosi l'effetto che aveva su di lei.
Poi, finalmente, si decise.

"Ho indagato sugli uomini di Marcello. I suoi fedelissimi..." disse, osservandola con attenzione.

Giulia trattenne il fiato.

"Continua."

"Dei tre che erano con lui quella sera, due sono morti in circostanze misteriose. Morte accidentale, almeno dice così la versione ufficiale. Uno dopo l'altro, a distanza di due mesi dalla morte del tuo caro fratello."

"E il terzo?"

"Scomparso nel nulla."

Un silenzio pesante cadde tra di loro.
Era chiaro che qualcuno aveva cercato di eliminare chiunque potesse saperne su quell'oscura vicenda. Stava per dire qualcosa, ma la porta dell'ufficio si aprì improvvisamente.

Filippo entrò, seguito dal cugino Enrico. Il suo sguardo non la sfiorò nemmeno. Era gelido, distante, un muro impenetrabile che la spinse più lontano di quanto avesse mai fatto prima. Eppure, fu la vista della sua mano fasciata a strapparle il respiro.

"Cosa hai fatto alla mano, principe?" domandò il biondo, senza nascondere una nota di divertimento nel tono di voce.

Il giovane si limitò a fissarlo, senza concedergli nulla.
"Siamo qui per parlare di affari, Marini."

Enrico, insofferente, si sistemò gli occhiali da vista, facendo un passo avanti.
"La ragazza deve stare lontana dai nostri giri."

"Non credo proprio," replicò Marini, mentre i suoi occhi si posavano su Giulia con un'intensità che la fece rabbrividire.

"Non sei tu a decidere," intervenne Filippo, gelido.

"Gli affari stanno andando a gonfie vele. Grazie alle informazioni che lei ci ha dato, abbiamo già chiuso due accordi importanti," affermò l'altro sporgendosi come a volerlo provocare.

"Ha tradito la sua famiglia, tradirà anche noi. È il caso che questa donna non intervenga più nei nostri affari," sentenziò il giovane. La frase cadde nella stanza come un colpo sordo.

Giulia sentì la rabbia montare dentro di lei. Lo fissò dritto in quegli occhi che una volta le erano sembrati un rifugio, ora solo dannazione.

"Se pensi che io sia un problema, dovresti imparare a guardarti allo specchio. Non ho tradito nessuno, sto solo cercando la verità."

Prega per meLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora