Filippo chiuse la porta dietro di sé con un colpo secco. Il nervosismo che lo assaliva ogni volta che passava del tempo con Gisella non accennava a diminuire. Lei era una donna di una presenza imponente, attraente nel suo modo ostentato, ma lontana anni luce da ciò che poteva affascinarlo.
Gettò con forza le chiavi sul mobile all'ingresso. Erano quasi le due del mattino.
Don Aldo lo aspettava, seduto sul divano come un imperatore in decadenza. Indossava una vestaglia dai dettagli dorati, sotto un pigiama di seta nera che brillava alla luce calda delle lampade. Tra le sue dita, un sigaro acceso diffondeva un aroma intenso e terroso, da cui si levavano volute di fumo danzanti nell'aria come spettri.
"Filippo, siediti," ordinò con il tono di chi era abituato a comandare.
Il ragazzo obbedì, lasciandosi cadere sulla poltrona di fronte a lui, le braccia incrociate e lo sguardo teso.
"A quest'ora, padre? Non pensavo fossi ancora sveglio."
Il vecchio sorrise, un ghigno sottile.
"È tempo di parlare del tuo futuro. Questi incontri con la signorina De Falco non devono restare un passatempo."
"Un passatempo? Non sono stato io a chiedere di incontrarla."
"Ma sei tu che devi concludere."
Si sporse in avanti, il tono che non ammetteva repliche.
"È giunta l’ora di un fidanzamento ufficiale. Ti prenderai le tue responsabilità, come uomo e come erede dei Guerra."
Filippo strinse la mascella.
"Un fidanzamento?"ringhiò.
"Non credo che sposi benissimo la mia definizione di libertà."
"La libertà è un lusso che non possiamo permetterci," disse il vecchio, spegnendo il sigaro con un gesto secco.
"La famiglia De Falco è un alleato strategico, e Gisella... beh, è una donna che sa il fatto suo. Potrebbe essere un'arma preziosa al tuo fianco."
"Un'arma?"
Il giovane scattò in piedi.
"Non stiamo parlando di affari, stiamo parlando della mia vita!"
L'altro non demorse.
Con lentezza teatrale estrasse una scatolina di velluto scuro dalla tasca.
Sul tavolino, un diamante enorme e crudele scintillò alla luce, simbolo di ciò che lo incatenava.
"È tutto pronto, devi solo darglielo e chiederle di sposarti. Organizzerò una serata di gala, un evento che nessuno potrà dimenticare."
Filippo fissò l'anello.
Era lussuoso, eccessivo, tanto quanto lo erano le pretese di suo padre.
"Questa è follia," protestò.
"Non puoi costringermi a farlo."
Don Aldo rise amaramente, inclinando lo sguardo verso di lui.
"Oh figliolo, certo che posso. Non vorrai mica che alla signorina Fini succeda qualcosa di spiacevole? Rifletti: questo è un passo che rafforzerà il nostro potere. Siamo i Guerra, non dimenticarlo."
Il silenzio che seguì fu pesante come piombo. Il giovane serrò i pugni, lo sguardo basso sul pavimento come se potesse trovare, tra le venature del marmo, una via di fuga da quell’ombra che lo schiacciava.
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Nei giorni successivi, l'invito alla serata si diffuse tra i nomi più influenti della città. Tra i primi a riceverlo fu proprio Rocco Marini.
"Un fidanzamento, eh? Bene bene,"sussurrò tra sé, rigirando il cartoncino tra le dita.
Un ghigno si piegò sulle sue labbra.
"Sarà la mia occasione."
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La mattina seguente, il negozio di Giulia era immerso nella luce chiara che filtrava dalle ampie vetrate.
Le teche riflettevano l’eleganza sobria dei gioielli, in contrasto con il caos che le ribolliva dentro.
Dietro il bancone, con lo sguardo stanco e i capelli raccolti in un’acconciatura semplice, appariva fragile e bellissima.
Un contrasto netto con l’uomo che varcò la soglia, portando con sé un’ombra sottile di pericolo.
"Cosa vuoi, Rocco?" chiese, la voce tesa, insofferente.
"Vorrei farti un invito speciale," rispose lui, sfoggiando un sorriso ingannevole. Dalla tasca del suo completo, estrasse un'elegante cartoncino per poi poggiarlo sul bancone.
"Vieni con me, Giulia. Ti prometto che sarà una serata... memorabile."
Lei lo fissò con freddezza, le mani ben piantate sul legno lucido.
"Perché dovrei accostarmi a uno come te?"
Il biondo rise sommessamente.
"Non essere così dura. Potresti scoprire più di quanto immagini sul tuo bel principe tenebroso. E magari, capire cosa nasconde davvero."
"Sono già abbastanza arrabbiata con lui. Non c'è bisogno che tu mi istighi," incalzò lei tagliente.
"Voglio solo che tu apra gli occhi."
L'uomo si avvicinò, abbassando il tono della voce. Una pausa, lo sguardo che scivolò lento sul volto di lei.
"Sei troppo bella per soffrire in silenzio. E io... potrei essere l'uomo giusto per te."
Giulia restò immobile.
Una parte di lei avrebbe voluto strappargli l’invito di mano e cacciarlo fuori; un’altra, più profonda e insidiosa, voleva ascoltare.
Perché tutto ciò che riguardava Filippo era veleno… e lei, maledettamente, non riusciva a smettere di berlo.
"Non esserne troppo convinto Rocco," rispose, cercando di tagliare corto quella conversazione opprimente.
Il biondo sorrise di nuovo, gli occhi chiari scintillanti di sfida.
"Vedremo, Giulia. Vedremo chi ha ragione."
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Prega per me
General FictionNella Verona più oscura, dominata da segreti e rivalità famigliari, Giulia Fini, una giovane donna dalll spirito ribelle e dall'indole fiera, si trova improvvisamente trascinata in un gioco di potere. Una sera, per caso, si scontra con Filippo Guerr...
