La sera si era fatta strada lentamente, dipingendo il cielo di sfumature aranciate e rosse. Giulia e Filippo erano seduti in una zona appartata del parco, lontano dai rumori della città. Per un attimo, il silenzio sembrava proteggerli da tutto il resto.
Lui la osservava, lo sguardo meno duro del solito, attraversato da un desiderio che non riusciva più a reprimere. Le dita sfiorarono delicatamente la sua guancia, e le labbra si posarono sulle sue in un bacio lento, intenso, che sembrava voler annullare ogni preoccupazione. Entrambi si persero in quel contatto, come se il mondo attorno a loro fosse completamente svanito.
Ma quando lei si staccò appena, i suoi occhi si incupirono improvvisamente.
"Filippo…" mormorò, con un tremito nella voce. "Quell'uomo... Perché è venuto da me oggi? Che legame c’è tra di voi?"
Lui trattenne il respiro per un istante. Il suo sguardo si indurì, e il romanticismo del momento si infranse come un'onda su uno scoglio. Non voleva risponderle, ma conosceva la sua determinazione: era chiaro che non avrebbe accettato una risposta evasiva.
"Giulia, Rocco Marini è un uomo pericoloso, qualcuno di cui è meglio non sapere troppo."
Il tono era basso, controllato.
"Fa parte di un accordo tra famiglie, di una guerra che nessuno di noi ha mai scelto. La visita di oggi era solo una provocazione da parte sua, un tentativo di farmi perdere il controllo."
Lei lo fissó intensamente.
Sentiva che lui stava omettendo qualcosa, che dietro quelle parole c'era di più.
"Non è abbastanza, Filippo. Se sono in pericolo, ho il diritto di saperlo. Non sono una bambina, e non è giusto che tu mi tenga fuori."
Filippo si passò una mano tra i capelli, esasperato. Poi, in un gesto improvviso, le afferrò il polso e lo strinse, con quella fermezza che sapeva di dominio.
"Capisci con chi hai a che fare? Capisci che più sai, più sei in pericolo? Marini non guarda in faccia a nessuno. E mio padre…"
Si interruppe, il gelo nello sguardo. "Mio padre sarebbe capace di tutto."
La ragazza trasalì al contatto della sua mano, ma non ritrasse il braccio.
Lo fissò, le labbra tremanti.
"Allora dimmi la verità. Se vuoi che resti al tuo fianco, dimmela. Preferisci che sia lui a raccontarmi ciò che mi nascondi? O a mostrarmi quanto poco posso fidarmi di te?"
Quelle parole lo trafissero.
Lui abbassò lo sguardo un istante, le dita che ancora la trattenevano.
Poi, come resosi conto di essere stato un po' fin troppo rude, lentamente, la liberó.
"Se potessi, ti terrei lontana da tutto questo..." mormorò, il tono incrinato. "Ma sappi che l’unico che può difenderti… sono io."
Un silenzio pesante calò tra loro.
La ragazza si portò una mano al petto, il respiro agitato.
"E se fossi proprio tu il pericolo più grande?" sussurrò, gli occhi che brillavano di lacrime trattenute.
Filippo si bloccò.
Poi le prese il volto tra le mani costringendola a guardarlo, lo sguardo azzurro che ardeva di ossessione e tormento.
"Forse lo sono" disse, con un filo di voce, ma pieno di una sincerità che faceva male.
"Forse ti rovinerò, Giulia. Stare con me significa entrare in un mondo che non conosci. Ma se decidi di farlo… allora non ci sarà ritorno."
Lei rimase immobile, intrappolata in quello sguardo che prometteva protezione e distruzione insieme.
Un battito del cuore, poi un altro.
La consapevolezza che nulla poteva essere più come prima.
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Mentre il vento muoveva le foglie attorno a loro, dall’altra parte della città qualcuno stava già preparando la morsa che avrebbe minacciato tutto ciò che Filippo cercava di proteggere.
In un capannone nascosto nel cuore della zona industriale, Rocco Marini stava concludendo una serata estenuante. Il rumore di muletti e casse riempiva l'aria polverosa, ma il suo sguardo era distante, quasi annoiato. L’odore di olio e polvere penetrava nelle narici, mescolato a quello di metallo arrugginito.
Il cellulare squillò, interrompendo il frastuono. Lo afferrò lentamente, riconoscendo subito il numero.
Un sorriso sottile, carico di malizia, si disegnò sulle sue labbra.
"Boss," rispose con un tono di falsa deferenza.
"Rocco," iniziò Don Aldo, la voce calma ma tagliente, "mi è giunta voce della tua recente visita all'orificeria dei Fini."
L'uomo rise sommessamente.
"Ah, sì...una visita del tutto innocente. Non mi sorprende che tuo figlio sia così preso da quella ragazza... è davvero attraente."
Una pausa si stese dall'altra parte della linea, poi l'altro replicò con freddezza: "Mio figlio deve tornare a essere l'uomo spietato che era prima di conoscerla. Non possiamo permetterci distrazioni."
"Siamo perfettamente d'accordo. E se posso parlare di affari... ho sentito che i Fini hanno un'importante spedizione in arrivo. Sarebbe un peccato se... qualcosa andasse storto."
Il vecchio boss rimase silenzioso per un istante, poi la sua voce si abbassò, assumendo un tono velenoso.
"Organizza tutto. Quei Fini devono capire che non c'è spazio per loro. Distruggiamo la loro fiducia, i loro affari... e, se serve, le loro vite."
Il biondo sorrise, il volto illuminato da una soddisfazione sinistra. "Consideralo già fatto, boss. Sarà un colpo decisivo."
Dall'altro capo della linea, il vecchio emise un grugnito di approvazione.
"Non deludermi, Rocco. Avremo modo così di mettere alla prova la lealtà di Filippo, lo costringeremo a stare dalla nostra parte. Questa volta, non ci saranno errori."
La chiamata si chiuse con un clic freddo e definitivo.
Rocco abbassò il telefono, voltandosi verso i suoi uomini, consapevole che il momento di colpire era finalmente arrivato. Il piano per distruggere i Fini stava prendendo forma sotto la sua guida.
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Prega per me
Fiction généraleNella Verona più oscura, dominata da segreti e rivalità famigliari, Giulia Fini, una giovane donna dalll spirito ribelle e dall'indole fiera, si trova improvvisamente trascinata in un gioco di potere. Una sera, per caso, si scontra con Filippo Guerr...
