•21Capitolo•

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Naomi, non viene a scuola da tre se non quattro giorni, non so se preoccuparmi, non risponde alle mie chiamate e non so il perchè.
Sará influenzata? Si, forse è cosí.

Io e Simone siamo diventati ottimi amici, mi fa ridere, mi fa stare bene.
Poi c'è Marco, beh non ci vediamo da quel giorno.Non mi ha rivolto la minima attenzione e ció mi ha causato fastidio, ma soprattutto delusione.Ma cosa potevo aspettarmi da lui? Non dovevo baciarlo, non avrei mai dovuto.
Perchè me ne sto pentendo?
Non voglio stare male per un ragazzo.
Dopo lunghi minuti di riflessione, infilo di fretta un pantalone di tuta grigio, ed una felpa leggera nera, lego i capelli in una coda alta e recuperando il mio cellulare esco di casa beandomi della calda giornata autunnale, inizio a camminare per poi correre e fare giri frequenti intorno al parco, dove ci sono già bambini e persone che portano a spasso i proprio cagnolini.
Dopo poco piú di un'ora decido di ritornarmene a casa, sono sudata fracida e tra l'altro ho una sete tremenda.
Al ritorno ritorno a camminare e con le chiavi di riserva apro la porta di casa, sussultando lievemente  alla stretta di una mano intorno al mio braccio.
Stretta non molto decisa, tanto da riuscire a liberarmi.
Ritrovo mia sorella maggiore sparare frasi incomprensibili mentre mi guarda impanicata.
<<Stop Sara, parla lentamente, non si capisce un cazzo>>Urlo disperata.
La ragazza ci prova pure, ma siamo punto e a capo.

<<Allora ricapitoliamo, Gennaro ti ha chiesto di andare a cena?>> ritento accigliata.
Perchè è cosí agitata?È il suo fidanzato.

<<No Ludovica ma perchè non capisci.Allora stasera la famiglia di Gennaro verrá qui a cena ed io non so cosa mettermi, poi la mamma non c'è ed io non so cosa cucinare. Andrea è a lavoro e quindi help>>

Aspetta, aspetta, aspetta Gennaro.Famiglia.Marco.Lui a casa mia, tra l'altro dinuovo, ma anche no.

<<Calmati Sara, in cucina posso aiutarti io, almeno ci proveró, non sará una cena da ristorante ma riusciremo a cavarcela, dopo chiameremo zio e la mamma, ed infine hai un armadio pieno zeppo di vestiti, vedrai che troverai quello perfetto come sempre. Quindi ora vedi di andartene, io mi faccio un bagno e scendo a darti una mano va bene? Ciao>> la caccio via spingendola fuori, chiudo la porta a chiave e mi svesto, faccio una doccia veloce e come gli avevo ripromesso, torno in cucina per aiutarla.

Queste cene stanno diventando un'abitudine.La cosa mi infastidisce ma allo stesso tempo ê piacevole. Dovrò rivedere Marco, l'ansia mescolata alla delusione si fanno dinuovo spazio dentro di me.
Dopo ore finalmente abbiamo preparato la famosa cena e preparato di giá la tavola.

Ora sono dinanzi l'armadio da piú o meno mezz'ora, indecisa su cosa indossare.
Sono capace anche di rimanere chiusa in camera.
Sono in casa mia e non capisco perchè non potrei mettere un bel pigiama caldo, o anche una semplice felpa, grazie a mia mamma devo essere sempre precisa ed impeccabile. E farei una pessima figura  se volessi vestirmi a modo mio, a detta sua.

Inizio a lamentarmi  come una stupidissima bambina.
Dopo lunghi minuti, opto per un vestitino nero, come di consueto, infilo le calze, attenta a non romperle, perchè o sono io che sono una frana anche in questo, oppure sono le stesse calze che sono talmente fragili per essere indossate, ogni qual volta le ritrovo rotte ai lati delle cosce, o con quale filamento pronto ad avvertirti.
Questa è tra le cose che odio di piú.

Prendo le mie amatissime super star,il vestito non è elegante, quindi sospiro felice.

Dopo buoni dieci minuti, le mie ciglia ricoperte dal mascara sembrano allungarsi, ripasso per una seconda volta il rossetto bordeaux che ricopre le mie labbra, ed infine sorride soddisfatta guardando il riflesso nello specchio. Stranamente non ho sbagliato neanche a mettere l'eyeliner.
Scendo velocemente i gradini e mi ritrovo a parlare con gli altri componenti della mia famiglia.
Immersa nei miei pensieri, non mi accorgo del bussare alla porta, prontamente fa la sua entrata  Marco, lo guardo attentamente mentre  saluta tutti con il suo magnifico sorriso.
Non impiega molto ad arrivare anche a me, rivolgendomi un semplice saluto, un pallone gonfiato, quello è.
Mi guarda come non fosse successo nulla l'altro giorno in bagno e i giorni successivi. Sento il cuore martellare nel petto quando mi lascia un semplice bacio un pò umido sulla guancia ed un sospiro sul collo.
Lo saluto con un semplice cenno di testa.Morta dalla vergogna. Mi dirigo in salone per salutare gli altri, cercando meno volte possibile il suo sguardo.

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