Oggi esco da queste quattro mura, sono esattamente 8 giorni che sono sveglia ed i sensi di colpa mi stanno uccidendo, mia sorella dorme ancora ed ora posso capire cosa hanno provato gli altri in questo mese, vedere due figlie, su un letto, immobili, pallide, con cento tubi.
Non ho il coraggio di oltrepassare la sua stanza, riesco solo a vederla dal piccolo vetro.
Perchè se è in quelle condizionii
è solo ed esclusivamente colpa mia.
Tra due ore devo ritornare a casa e la cosa non mi entusiasma tanto, anche se ho bisogno del mio letto, dei miei spazi.
Ed anche qui ritorno a pensare a lei, perchè io dovrei dormire sul mio letto e lei invece no? Perchè tutto questo? Perchè a noi?
Ieri in stanza, Simone mi ha fatto visita, è rimasto per molto tempo, mi ha raccontato un pò di vari pettegolezzi e di come si è parlato di me, per piú di una settimana, giá da dopodomani si ritorna a scuola, ormai sono sana come un pesce, non c'è motivo di rimanere a casa, parole del dottore a cui mi ci sono affezionata, mi ha capito e non mi ha guardato in un modo diverso da quell'ultima frase.
Parlando di quest'ultimo, entra dalla porta.
<<Ludovica oggi si rientra, come ti senti?>> domanda pimpante.
Alle 9:27 di mattina giá cosí.
Hai detto bene alle 9:27 non alle 6:00.
<<Sisi>> dico sarcastica.
<<Dai almeno non dormirai in questo letto>> dice tastando appunto le lenzuola bianche.
<<Ma soprattutto non mangerai il cibo dell'ospedale>>aggiunge ridendo.
Chiamatasi cibo poi.
Una mezza risata esce dalle mie labbra e mi guarda sorridendo.
<<comunque verrò tutti i giorni, non preoccuparti, non ti libererai tanto presto di me>> dico sorridendo a mia volta.
<<Ma ci avrei scommesso>> dice prendendosi gioco di me.
Annuisco con la testa sorridendo appena.
<<Allora alle 11:00 uscirai, tuo zio ti aspetterá giú, inizia a preparare le tue cose>> dice autoritario.
Annuisco con la testa cercando di trattenere una risata.
È strano, quando il minuto prima ride, scherza e dopo ritorna un dottore serio ed autoritario.
Esce dalla porta ed io prendo il mio telefono, leggendo i vari messaggi da Veronica, Luigi, Giovanni, Simone, Michele ed alcuni amici della classe che non ho mai notato.
Marco beh lui non lo vedo da un po'...
Preparo la borsa, con tutte le mie robe, scocciata, non vedo l'ora di uscire.
Prendo anche il libro di After, divorato in pochissimi giorni, mi ha aiutato forse piú di chiunque altra cosa in questi giorni, le cuffie ed il cellulare.
Quest ultimo squilla e goffamente lo prendo.
Conversazione.
<<Tesoro quando esci?>> dice Simone.
<<Tra venti minuti >> dico chiundendo la zip dello zainetto.
<<allora chiamami quando sei arrivata a casa, fatti una doccia, vestiti poi ti vengo a prendere, andiamo al parco ti va bene?>> dice ed un sorriso compare sul mio volto.
<<Sii poi mi compri lo zucchero filato vero?>> dico entusiasta.
<<si ora devo staccare, vado a fare la doccia anche io. Un bacio>>
Passo un po' di tempo persa a guardare fuori dalla finestra ed infine prendendo nuovamente coraggio vado in cerca della camera di mia sorella e rimango a guardarla dalla vetrata.
È cosí bella, anche pallida e con i fili che la mantengono in vita.
Una lacrima solitaria solca il mio viso e velocemente la asciugo.
Mi manca cosí tanto.
La voce di zio interrompe i miei pensieri, mi giro ed ha con se un mazzo di rose, blu notte.
Le adoro.
<<Piccola dobbiamo andare>> dice sorridendomi, porgendomi le rose.
Emanano un odore fantastico.
<<Sei il zio migliore del mondo>> dico abbracciandolo.
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Il Mio Sbaglio Preferito
RomanceCOMPLETA. [È in fase di revisione] Quei due erano un continuo litigare. Un continuo tenersi testa. Si scannavano senza mai risparmiarsi. Si distruggevano a vicenda. Ma si amavano, si amavano tanto. Erano strani quei due, si, a vederli sembravano paz...
