Izuku servì nuovamente il tè con limone all'amico Katsuki.
Quand'era tornato dal lavoro, dopo un'interminabile giornata tra dati, chiamate e bilanci, aveva trovato l'altro Omega ad aspettarlo fuori la porta del decimo piano, di quel condominio pieno di persone di tutti i tipi. Senza chiedere il motivo, con un rapido movimento, aveva aperto la porta per farlo entrare.
E ora, un buon odore di curry galleggiava nell'aria. Il biondo si era offerto di cucinare per quell'improvviso auto-invito e Izuku, per quanto avesse provato a convincerlo a riposarsi dopo un'intera giornata in piedi, si era arreso all'ottima cucina che avrebbe provato tra non molto.
«Stai bene?» domandò improvvisamente il biondo.
«Questo dovrei chiederlo io a te. Sei pallido, Kacchan».
All'improvviso, il biondo si alzò con una certa fretta e corse in bagno per un forte conato di vomito. Izuku sospirò mentre si passava una mano dalla fronte ai capelli. Le ciocche reclinate all'indietro dalla sua mano fredda rimbalzarono un pochino prima di oscurargli la fronte, come al solito.
In effetti non si sentiva granché bene. Forse era semplicemente stanchezza. O magari c'entrava il fatto che non amava mangiare ed era sempre a corto di energie oltre che sottopeso.
Il rumore dello sciacquone e della finestrella che si apriva anticiparono Katsuki tornare relativamente subito, con un viso ancor più bianco.
«E' noioso vomitare» sbuffò, prima di controllare la cottura del curry. «Comunque che ne pensi di questo fantomatico Alpha?».
«Beh, Kacchan, non mi sembra una persona cattiva. Insomma, è stato anche generoso nel lasciarti delle mance».
«Sì ma continuo a pensare che non dovrei fidarmi. Gli Alpha sono subdoli!».
Izuku scosse giocosamente il capo prima di appoggiarsi stancamente allo schienale del divano. Chiuse gli occhi mentre si beava del calore della tazza di tè tra le mani.
«Non c'è modo di farti venire il calore?» domandò Katsuki.
«No. Ormai ho perso le speranze. Sono un Omega rotto e probabilmente anche del tutto inutile».
Il movimento lento dei passi di Katsuki che si avvicinava fece dischiudere le palpebre di Izuku. Quegli occhi rossi erano ora velati di una tristezza profonda. L'altro sorrise malinconicamente.
«Oggi è l'anniversario della morte dei tuoi genitori» fece il biondo.
«Già. E mi sembra di rivivere ancora quella scena e quelle sensazioni asfissianti» Izuku prese un sorso di tè. «Devo molto all'amico di mio padre, Toshinori-san che è diventato il mio tutore legale. Senza di lui sarei finito in qualche orfanotrofio. Mio padre, lo sai, lavorava in un'azienda di nano-robotica ed era considerato un genio».
Katsuki prese posto accanto a lui per poterlo tirare al suo petto con una manata gentile.
«Anche Toshinori-san è un genio, lo sapevi, Kacchan?».
«Sì. me lo avrai detto probabilmente un milione di volte».
Risero un po' tutti e due, poi Izuku riprese: «A volte credo di essere stato una disgrazia per i miei. Se non fossimo andati dal dottore per avere conferme che fossi un Omega a quest'ora sarebbero ancora vivi. Quell'incrocio sa ancora di sangue, Kacchan. E quando lo vedo rabbrividisco e mi viene da vomitare. Quel tir non sarebbe dovuto essere lì in quel momento».
Le lacrime colarono sulle sue guance pallide. Katsuki lo abbracciò ferocemente per farlo sfogare. Conosceva molto bene la storia di quel terribile incidente di anni fa, dove solo un bambino di dieci anni era miracolosamente sopravvissuto. La cicatrice sul braccio destro che Izuku nascondeva sempre sotto le camicie raccontava di una cruda sera invernale dal retrogusto di sangue.
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Petit Fleur
FanfictionKatsuki Bakugo, Omega, confida al suo migliore amico Izuku Midoriya, altrettanto Omega, di aspettare un bambino. Il punto è che non sa come e con chi sia successo. Eppure ben presto la storia prende forma tra amore, insicurezze, segreti, bugie e Can...
