Chapter 15: L'Alba della Distruzione (Parte II)

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Katsuki era nel bel mezzo di preparare tre cappuccini quando il suo cellulare squillò.

Servì l'ordine a un tavolo dove alcune ragazze gli sorrisero gentilmente prima di rispondere. Il giovane guardò la sua pancia. Ora indossava delle camicie molto larghe e teneva il grembiule allacciato sotto la vita. In quel modo nessuno poteva accorgersi del suo stato interessante. Inoltre, i suoi cerotti bloccavano la nota dolce del suo profumo.

«Kacchan».

Il tono in lacrime gli fece rizzare i capelli sulla nuca. «Dove sei?».

Seguitò un lungo silenzio ma Katsuki riuscì a sentire dei singhiozzi soffocati. Preoccupato, si voltò verso la porta del locale e sobbalzò: Izuku era lì fuori, sotto quella pioggia forte e solo vagamente calda, con il cellulare all'orecchio.

L'Omega lo fece immediatamente entrare e lo portò su un divanetto dietro al bancone dove una porticina separava il retro dal locale.

«Perché cazzo stai piangendo?» gli chiese. «Che ti ha fatto quello? Ah?!».

Izuku non riuscì a rispondere, sconvolto dai singhiozzi che continuavano a strozzare i suoi tentativi di parlare. Katsuki gli fece togliere la camicia fradicia. Sotto anche la canottiera era totalmente di un altro colore, di un grigiastro più che bianco. Allora prese un asciugamano dal bagno poco distante. Gli offrì un bicchiere d'acqua e rimase in piedi, per poter gettare occhiate ai clienti nella caffetteria di tanto in tanto.

«K-Kacchan... l'ho trovato tra le braccia di una donna Omega!» disse tutto d'un fiato. «Sono andato via e non ho risposto a nessuna sua chiamata! Kacchan, come ha potuto? Mi ha mentito per tutto questo tempo?».

Un crampo forte lo fece gemere sonoramente di dolore. Katsuki se ne spaventò tanto che lo fece distendere. Izuku tremava; la piccola gabbia toracica faceva un po' d'impressione. 

Il biondo gli asciugò bene le gocce d'acqua che ancora rivestivano il collo, le spalle e il ventre. Quando sfiorò la vecchia cicatrice, i suoi occhi si scurirono di lacrime amare. Il suo migliore amico ne aveva davvero passate tante e non era giusto.

La rabbia gli fece stringere l'asciugamano; piccole gocce d'acqua caddero sul pavimento. 

E di nuovo il verdino gemette, con le mani sul ventre. 

«Izuku, devi andare in ospedale. Fitte così non sono mai un buon presagio!».

«N-non mi importa più di nulla, Kacchan! La persona che di più amavo mi ha tradito! Ha approfittato che fossi andato da papà per scoparsi quella lì!» disse.

Katsuki socchiuse gli occhi. Quando l'amico si riferiva con papà Yagi Toshinori significava che la situazione era veramente critica. La rabbia gli esplose con più forza nel petto come un'ampolla corrosiva.

«Deku, devi andare in ospedale! Se è qualcosa di serio ti cureranno e starai meglio!».

Il verdino scosse il capo. Una nuova fitta, stavolta sotto l'ombelico, gli strappò un singhiozzo. Cercò di mettersi seduto, Katsuki lo abbracciò strettamente e lo lasciò sfogare, non sapendo cos'altro fare. Il viso pallido strusciò contro il ventre gonfio, le dita gelide e bagnate accarezzarono appena sopra l'orlo del grembiule.

«Kacchan... non voglio vederlo mai più!».

Al biondo tornò in mente quello che era accaduto circa due settimane prima con Eijiro. L'aveva raccontato ad Izuku, insieme alla notizia che il bambino era un sano maschietto.

Questo gli fece venire in mente che era il 30 maggio ormai, uno piovoso e ancora non caldo e che si trovava nella 14esima settimana di gravidanza. 

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