La porta si aprì con un cigolio.
Passi zuppi e trascinati accompagnavano respiri stanchi e affannati.
Katsuki entrò lentamente, fradicio e con una mano contro il fianco dolorante. Il salotto era buio ma c'era un forte odore di alcool e dei feromoni acri di Eijiro.
Sfilate a fatica le scarpe, con i piedi bagnati e umidi si inoltrò nel corridoio. La luce degli edifici filtrava dalla finestra del bagno alla sua sinistra. Ma a lui non importò: entrò nella camera da letto e fu allora che lo vide.
Eijiro era seduto sul bordo del letto, ricurvo in avanti, con la bottiglia ormai vuota di Jack Daniel nella mano. Katsuki corrugò le sopracciglia, incerto.
La luce bluastra del temporale filtrava con un tono più offuscato dal bianco delle tende e illuminava la silhouette dell'Alpha che sembrava non essersi accorto della sua presenza. Katsuki inspirò a malincuore quell'odore di alcool: un brivido gli percorse la schiena.
«Dove sei stato?».
L'Omega sobbalzò a quella voce così bassa e un po' imbronciata. Non rispose subito, in realtà non era in vena di parlare.
«Ad abortire?».
Una fitta di colpevolezza si fece strada nel petto di Katsuki. Per un momento collegò che l'aver sbadatamente lasciato il suo smartphone sul divano aveva portato Eijiro a scrutare le sue ricerche. Aveva forse letto la mail di conferma del suo ordine arrivato due settimane prima?
Decise di non pesarci e di cercare piuttosto un pigiama da indossare. Aveva freddo adesso, nonostante facesse ancora caldo.
Eijiro sospirò pesantemente. Portò la bottiglia alla bocca ma scoprì che non c'era più nulla da bere e così, in un po' di rabbia, la scagliò pesantemente in terra.
Il biondo ne ebbe un po' di paura. Il vetro si incrinò ma non si fracassò in mille pezzi.
«Hai abortito sì o no?» riprese il rosso, con stizza.
«Ti sembra che abbia rinunciato al bambino?» commentò sprezzante l'altro, a torso nudo.
Eijiro guardò a lungo quel ventre così rotondo e sporgente: sorrise angelicamente ma quando si avvicinò per poggiare su la mano, Katsuki si allontanò. E l'altro, di nuovo, si arrabbiò.
«Perché stai facendo del male al bambino, eh? Che diavolo erano quelle cose nel tuo telefono? Mi hai tagliato fuori dalla tua vita! Ma sei in casa mia, sono il tuo ragazzo e ho il diritto di saperlo!».
«Fatti i cazzi tuoi! Non è tuo figlio! E io non lo voglio visto che è di Dabi! Me ne voglio liberare!» ammise, finalmente, Katsuki.
«Non te lo permetterò mai! Eri così felice di questo cucciolo ed è bastato poco per considerarlo un errore?!» sbottò l'altro.
Katsuki provò a controbattere ancora ma, veloce considerando che fosse ubriaco, Eijiro gli afferrò i polsi e lo guardò con un'espressione infelice e scintillante di lacrime. L'Omega ne rimase quasi incantato. Poi percepì una seconda fitta di colpevolezza sotto al petto.
L'Alpha lo tirò in un abbraccio. Inspirò il suo odore, gli baciò il collo e le sue mani si avventurarono sul ventre, poi ai fianchi e infine all'orlo della tuta.
«Hai l'odore di Dabi e di Izuku addosso... sei stato da loro?».
Katsuki non rispose, Eijiro lo tirò sul letto, di schiena e lo tenne bloccato sotto di lui, a quattro zampe.
«Fai l'amore con me, Katsuki» lo pregò con voce sensuale.
L'altro scosse il capo. Non voleva. Quei tocchi alla sua pancia, l'Omega che miagolava di piacere e felice di quella protezione lo mandavano fuori di testa. Eijiro gli si chinò nell'incavo del collo e gli alitò contro la pelle.
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Petit Fleur
Fiksi PenggemarKatsuki Bakugo, Omega, confida al suo migliore amico Izuku Midoriya, altrettanto Omega, di aspettare un bambino. Il punto è che non sa come e con chi sia successo. Eppure ben presto la storia prende forma tra amore, insicurezze, segreti, bugie e Can...
