Chapter 44: Benvenuti al Cantasia (Parte IV)

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Yagi Toshinori si passò nervosamente una mano sui capelli. Dinanzi a lui, nel suo ufficio c'era Rody con i pugni stretti e un'espressione molto furiosa. Fuori pioveva; il rumore della pioggia che batteva contro i vetri e creava striature dai bordi frastagliati interrompeva il pesante silenzio tra di loro.

L'Alpha dai capelli castani era andato immediatamente da Yagi dopo che Eijiro gli aveva detto di Izuku e Katsuki. L'orologio a led sulla scrivania dell'uomo segnava le ventitré e quaranta.

«Io non voglio più avere a che fare con suo figlio. Non perdono due volte lo stesso errore e lui non si è fatto minimamente scrupoli a illudermi. Ma sono qui per avvertirla della situazione in cui si è cacciato» disse gelido. «Questa volta non lotterò per lui. Ha... ferito il mio cuore profondamente».

Yagi sospirò drammaticamente, le sue dita tremanti pizzicarono il divario tra gli occhi stanchi.

«Mio figlio sta attraversando un momento difficile e-».

«No, per favore, non cerchi di giustificarlo, Toshinori-san!» interruppe furioso Rody. «Io me ne torno a casa! La mia presenza è del tutto inutile! Confido che lei saprà come muoversi per andarlo a riprenderlo fuori di lì!».

«Rody Shonen, capisco perfettamente ciò che provi ma non sono sicuro che tu voglia realmente tirarti fuori da questa storia» aggiunse Yagi mentre si alzava con un volto grave.

«Lei non mi conosce bene, Toshinori-san. Mi ha fatto troppo male. Voglio solo cambiare piano, reparto, tutto! Non voglio più vederlo. Se per lei è un problema allora sono pronto a dare le mie dimissioni!».

Il biondo lo guardò negli occhi tuttavia la sua attenzione ricadde sulla piccola sveglia: erano passati quattro minuti. Dentro di lui il suo Alpha gli ringhiava contro perché voleva riavere disperatamente l'Omega dai capelli soffici come una nuvola.

«Parleremo del lavoro più avanti. Ti riaccompagno a casa. Sei venuto a piedi, vero?».

Il giovane annuì. Yagi chiuse il coperchio del suo nuovo pc portatile, raccolse la sua borsa di pelle marrone. Uscirono tutti e due, in silenzio. Non c'era nessun altro, eccetto David ai piani superiori. Le ombre delle luci spente marcavano i corridoi e li rendeva molto inquietanti.

Il lampeggiare scarlatto delle telecamere di sicurezza davano l'impressione di occhi di mostri.

Lasciarono l'edificio, salirono sulla Hercules.

Tuttavia, quando Yagi svoltò a sinistra anziché a destra, Rody si sporse oltre il finestrino per poi guardare dubbioso l'altro Alpha.

«Scusi, ma casa mia è dall'altra parte».

«Lo so. Infatti stiamo andando a Cantasia».

Rody sbatté le palpebre mentre la sua mente ripeteva le semplici e calme parole appena udite. Un ringhio di frustrazione risuonò nell'abitacolo mentre Yagi accelerava e non staccava mai gli occhi dalla strada sgombra e lustra della pioggia battente.

«La prego, mi porti a casa! Ho detto che non mi sarei immischiato in questa storia!».

«Mi dispiace ma lo sento che parli solo perché sei arrabbiato. Non abbandoneresti mai mio figlio per così poco» rispose Yagi.

La Hercules non decelerò quando scattò il semaforo giallo, anzi sfrecciò raggiungendo i duecento chilometri orari poco prima del rosso. Rody serrò le mani sulla cintura di sicurezza, temendo seriamente di morire.


Ha ragione! Devi andare a salvare il tuo Izuku! Lo sai anche tu che probabilmente dev'essere successo qualcosa di davvero pesante se ti ha lasciato! Non fare il bambino e caccia fuori le palle!


-Sta zitto! Tu non capisci, Alpha!- ringhiò nel pensiero Rody.


Capisco senz'altro, stupido! Non farmi arrabbiare! Izuku è in quel posto terribile. Devo ricordarti che cosa è successo a Yuri?


-No... non voglio rivivere quei momenti...- pensò.


Hai mentito al tuo ragazzo. Avevi già una relazione con Yuri. Vi siete amati profondamente ed Eijiro era felice per voi. Come hai potuto dire a Izuku che eri il suo primo ragazzo?!


Improvvisamente Rody spalancò gli occhi. Yagi lo guardò dallo specchietto retrovisore dell'abitacolo ma non si pronunciò. Due lacrime traboccarono oltre le sue palpebre in silenziose striature lungo le guance divenute pallide. Come... come aveva potuto mentirgli in quel modo? E davanti a Eijiro aveva detto quelle cose brutte!

«Mio figlio mi ha detto cose terribili e mi ha costretto ad andare via. In quel momento ho avuto l'impressione che non fosse sé stesso. Per questo mi sono già preso la libertà di contattare il mio amico Keigo Takami-san. E' molto bravo nel suo campo» aggiunse morbido Yagi. «Immagino che sarà già andato a Cantasia».

Rody corrugò le sopracciglia mentre si asciugava le lacrime ma queste continuavano a cadere silenziose.

«Io non capisco».

«Capirai a tempo debito, Shonen».

Rody però scosse il capo e riprese: «Mi scusi, ma io... io non posso andare a Cantasia... lei non capisce, Yuri...! Io non posso mettere piede lì».

Yagi lo guardò gentilmente ma non si fermò. Lo ignorò a malincuore mentre attivava i tergicristalli per la pioggia divenuta ancora più forte. Rody scosse furiosamente il capo: in un momento di collera sganciò le cinture di sicurezza e cercò di aprire la portiera, incurante dell'alta velocità della Hercules.

I suoi tentativi furono però vani.

«Ho un sistema di sicurezza per impedire proprio ciò che stai facendo tu. L'ho dovuto installare dopo che Izuku si era lanciato dall'auto pur di non andare da Takami-san».

«La smetta di parlarmi di Izuku!» inveì furioso Rody.

«Shonen, conserva la tua rabbia per quando saremo lì» replicò, calmo, Yagi.

«Ma perché non capisce?! Io non voglio andare a Cantasia! Ero innamorato di Yuri, avremmo avuto un bambino insieme e io non posso affatto rivivere il dolore di averlo perduto per sempre! Ho dovuto rimuovere chirurgicamente il morso!».

Yagi ebbe l'impulso di spingere il freno ma era quasi mezzanotte e doveva essere rapido. Scoccò un'occhiata di rimprovero all'Alpha che ora respirava pesantemente con gli occhi ampi e una mano tra i capelli meno ordinati.

«Hai fatto credere a mio figlio che eri il suo primo ragazzo».

Le labbra di Rody tremolarono, tuttavia tenne coraggiosamente gli occhi fissi sul volto di Yagi.

«Perché gli hai mentito?».

«Perché...» ma l'altro non trovò mai la risposta.

«Potrebbe essere davvero l'ultima volta che vedrai Izuku, sappilo. Lui non tollera questo tipo di menzogne».

«E quelle che avrebbe detto a me? Possibile che tutti si schierino dalla sua parte?!» scattò l'altro.

Yagi strinse così furiosamente le mani sul volante che Rody tacque mentre la strada terminava a un bivio: a sinistra, subito a destra c'era Cantasia.

E fu allora che, forte come uno schianto, finalmente riacquistò tutti i suoi più dolorosi ricordi...




Auguri a tutti e Buon 2023 dalla vostra Watchie!

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