Chapter 63: Giorni ad Otheon (Parte I)

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Izuku si perse un momento nel guardare il grande aeroporto gremito di persone. Si respirava un'aria viziata lì dentro e moriva di caldo a causa dei riscaldamenti accesi, ma era felicissimo.

Era appena arrivato ad Otheon con il suo ragazzo, per trascorrere tre giorni natalizi con la sua famiglia e Capodanno con Yagi e Keigo. Era il ventitré dicembre, precisamente le quattro del pomeriggio e si scorgevano molte luci ed abeti addobbati oltre le vetrate dell'aeroporto.

«Mio padre ha detto che era qui, solo che non lo vedo» disse Rody, mentre si guardava intorno con fare perplesso.

Improvvisamente una ragazzina sbucò dal nulla e si aggrappò alle gambe di Izuku; un altro, poco più grande, afferrò la vita di Rody con felici risate. Pino, rimasta al calduccio nella sciarpa del giovane, sbucò per poter svolazzare su e giù tutta contenta.

«Onii-chan! Sei tornato! Che bello!» esclamò radiosa la bambina. «E' questo Izuku?».

«Sì» sorrise Rody. «Lala, Roro, ma papà dov'è?».

«Ha fatto un salto a un negozio ma sarà qui a breve. Ci ha detto di aspettare seduti a quella panchina accanto alle scale» disse Lala.

Izuku non poté fare a meno di vedere un'incredibile somiglianza nei fratelli minori di Rody; avevano lo stesso taglio e colore di capelli, il medesimo sorriso e la gentilezza nello sguardo argenteo.

«Io sono Lala, molto piacere, Izuku nii-chan!» sorrise.

«Il piacere è tutto mio. Non vedevo l'ora di incontrarvi».

«Quandi anni hai, Izuku?» chiese Roro.

«Diciassette».

«Allora sei più piccolo di Rody Onii-chan! Io ne ho dieci, mentre Roro dodici!» esclamò incredula Lala.

Presero posto, Pino non la smise un momento di trillare contenta e intorno ai due ragazzini. Rody era molto felice che ai suoi fratelli minori Izuku piacesse di già. Per un momento pensò a Yuri... non c'era più stata occasione di farlo conoscere ufficialmente alla sua famiglia.

In quel momento, un affannato uomo corpulento scese le scale accanto alla loro panchina: Rody fece cenno a Izuku di alzarsi perché era arrivata la carrozza.



Il verdino continuava a godersi quel calore familiare, seduto sul divano.

Così era quella una famiglia? Vivere con i propri cari? Essere così felici? Sentirsi protetti, amati e al sicuro? Per qualche attimo gli venne da piangere ma si trattenne.

La casa in cui era cresciuto Rody era davvero molto semplice; un appartamento in un condominio signorile, molto spazioso, con i mobili disposti in modo strategico e molto luminosa.

Dal balconcino dietro al divano, con accanto il grosso abete di Natale, si intravedeva la magnifica Otheon, chiamata anche la Falsa Mela per via dei suoi colori notturni così simili a New York.

Nevicava fuori; l'oscurità a malapena rischiarata da qualche lampione bianco, in quel vicolo un po' distante dal centro della città portuale, infondeva calma a un pizzico di nostalgia. Senza volerlo, Izuki si avvicinò al vetro per ammirare quei candidi fiocchi che cadevano silenziosi.

No lo fece a lungo, poiché scorse dal riflesso sui vetri Rody che lo guardava dalla cucina con un'espressione innamorata. Non si voltò, ma sorrise.

«Ho sempre amato guardare la neve» ammise l'Alpha. «In qualche modo mi ricorda mia madre».

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