Chapter 71: Ali di Fiamme

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Era un posto enorme, lussuoso. Quando l'auto si fermò in un grande parcheggio, Keigo si schiacciò al finestrino per ammirare la magnificenza di quel luogo a vetrate, illuminato a giorno con fari bianchi che si mischiavano in fasci dorati. Si rifletteva tutto sull'asfalto un po' umido.

«Mai visto nulla del genere, Todoroki-san. Hai davvero buon gusto».

L'uomo chiuse gli occhi, sorridendo leggermente. L'anziano autista aprì loro le portiere ed attese, in doveroso silenzio, che scendessero per poter ripartire con l'automobile. Rimasti da soli, Enji sollevò lo sguardo un po' meno cupo ai colonnati di bianco marmo che si innalzavano verso il cielo più scuro, per oltre sei metri d'altezza.

Keigo guardò le spalle larghe dell'uomo sotto all'elegante soprabito nero, poi il suo ventre. Desiderava, con tutto il suo cuore, diventare genitore. Essere ancora una volta un miracolo. Sospirò appena, affiancando infine Enji che lo portò oltre le dieci gradinate di marmo rosato dell'ingresso.

L'aria calda li investì come un phon, dietro di loro la porta scorrevole si richiuse senza alcun rumore. Una donna alla reception, dietro un enorme quanto pregiato bancone di legno scuro, con un sorriso si fece seguire in una sala enorme, gremita di tavoli e persone, con camerieri che si muovevano veloci su dei pattini a rotelle.

Keigo si guardò un po' intorno, con fare stupito. Il marmo piastrellato nero rifletteva perfettamente l'ampio e alto soffitto dove stupendi affreschi di nubi rosate al tramonto e all'alba spiccavano e ammaliavano. Le ampie vetrate accompagnate da tende curiosamente nere offrivano una vista mozzafiato. Il terrazzo ampio presentava diversi tipi di piante minuziosamente curate.

«Sono colpito. Organizzare una cena in un posto come questo per me?» commentò con una punta di ironia.

L'uomo sorrise leggermente, dopodiché prese posto a un tavolo accanto a una vetrata e lontano da occhi indiscreti. La donna si congedò con un inchino del capo. Keigo fece da solo; sapeva che il rosso non era amante di effusioni in pubblico od eccessive galanterie.

Intrecciò le dita sotto al mento, i suoi occhi affilati fissarono il viso apatico dell'Alpha intento ora a leggere il menu.

«Mi aspetto grandi cose da te, Keigo» rispose, basso e gentile.

«Ma certo! Non ho dimenticato la nostra ultima volta».

Enji chiuse il menu, ora lo guardava con attenzione. «Vorrei parlarti del progetto».

«So già che cos'è. Stai cercando, con i nanobot, di manipolare il mio DNA in modo tale da inserire il cromosoma che mi permetterebbe di tornare Omega, pur mantenendo il mio fisico da Alpha. Inoltre, con i continui cicli di iniezioni ai quali mi stai sottoponendo da diverso tempo, ormai, prevedi di ricostruire un utero forte e capace di procreare».

Enji lo guardò stupito, Keigo ridacchiò appena. Un cameriere servì loro una pregiata bottiglia di champagne e due calici perfettamente lindi. Servì e con un cenno del capo pattinò via, elegante quanto frettoloso.

«Mi sorprende che tu abbia memorizzato perfettamente il progetto» disse il rosso, mentre sollevava il calice.

L'altro fece cozzare il suo appena, in un brindisi silenzioso, poi rispose: «E' nella mia natura indagare e sapere. Capire e studiare la psicologia umana, Todoroki-san. Non dimentare che sono uno psicologo».

Sorseggiarono appena. Era un ottimo prodotto, la qualità scendeva piacevolmente dalla lingua all'esofago. Il rosso intrecciò le dita quando poggiò il calice sul tavolo. Keigo si fece serio ma ancora non perdeva il suo sorrisetto malizioso.

«Vuoi darmi tu un cucciolo, Todoroki-san?» chiese di getto, con ironia.

L'uomo lo guardò con la più lontana forma di imbarazzo ma non rispose. Si limitò a far viaggiare i suoi occhi cerulei sulle persone nell'ampia sala. Keigo lo trovò adorabile.

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