[Elisa]
Questa giornata sembra non finire più. Celeste si è mossa per tutto il tempo e io sono fiacca, stressata. Devo stare a riposo o altrimenti la dottoressa me ne farà pentire.
I miei sono venuti a casa De Martino, Marrone. Mamma era spaventatissima, mi ha chiesto almeno dieci volte come stavo e papà gli è quasi preso un infarto. Ma io sto bene, io e Celeste stiamo bene.
Niccolò ha provato ad andare in camera di suo fratello, si è chiuso lì da tutto il pomeriggio e non proferisce parola a nessuno. Nemmeno Nicco ci è riuscito, tantomeno i suoi. Sono sul divano, con il cucciolo di golden che ha regalato Stefano ad Emma per il matrimonio. Lo hanno chiamato Baloo, è bellissimo e soprattutto amorevole. Annusa la mia pancia e sorrido accarezzandogli il musino. Chloe e Mattia, mio fratello, stanno guardando "Peter Pan" giocando come se niente fosse e un po' li invidio, vorrei tornare a 9/10 anni, risentirmi bambina e spensierata.
Afferro il telefono sperando nella risposta di un messaggio inviato a Ginevra ma ancora niente. Il mio messaggio diceva "Gine ti voglio un gran bene, ti aspettiamo a braccia aperte a casa di Leo e Nicco. Non chiuderti a riccio. È il momento che tu e Leo parlate e vi affrontate. Ti voglio bene, non scordarlo, sei come una sorella»
Ha visualizzato ma non risponde e non posso insistere. Anche Leone non parla a nessuno, c'è andato un po' Nicco ma è stato inutile, sono andati i suoi ma niente. Non vuole accettarlo. Da come ho capito rimaniamo a cena qui, così finiscono anche di fissare la crociera.
Mancano due settimane, quindi ultimi preparativi. Partiamo il 12 luglio e torniamo il 28. Facciamo una crociera nel mediterraneo di quindici giorni. Emma pretende che venga anche Ginevra, ha paura che rimanga sola in questo periodo e ci ha consigliato di starle vicino anche se sarà difficile. Saranno due settimane toste e non so se riusciremo a convincerla. Nicco spunta in salotto e lo guardo.
«Allora?» mormoro.
Si siede affianco a me.
«Piange e basta» mi spiega «Sta piangendo anche per te» sussulto.
«Per me?» chiedo e annuisce mentre posa una mano sulla mia pancia.
«Dice di essere stato un egoista, che pensava solo a come stava lui quando si sentiva tradito e non pensava a tutti i pensieri che hai te in questo periodo: parto, latte, gravidanza e nuove cose» mi spiega e mi viene il sorriso «Ti ha trattato male e non ha il coraggio di riparlarci.. mi ha detto che ti aveva detto che potevi scordarvi della vostra amicizia» annuisco.
«Si.. era particolarmente nervoso e la gente che lo circondava non lo aiutava» mormoro pensando a Giulia, Rebecca e i fratelli Trantino.
«Penso tu debba andare a parlargli» mi dice e lo guardo.
«Scherzi? Ancora non mi ha chiesto nemmeno scusa» dico permalosa.
«Eli non ti rendi conto quanto tiene a te, e sa di aver sbagliato, ma non farà mai un primo passo perché ha paura che tu non vuoi.. e ha mille paranoie ora.. ha bisogno di te, della sua migliore amica» mi spiega il mio ragazzo.
«Si ma poi non riconosce nemmeno che gli sto vicina» mormoro ricordando le sue parole.
«Non è così, e sai come è fatto mio fratello quando si incazza e deve far pesare tutto senza che nessuno faccia niente, si è sentito solo questo è vero, ma ciò non toglie che tu comunque c'eri e a qualsiasi chiamata sua avresti risposto» parla ed ha ragione. Lo guardo.
«Va bene.. provo ad andare» mi sorride ed è bello come nessuno. Lo bacio.
«Ti amo» sussurro. I bambini stanno guardando il cartone e i nostri genitori sono a parlare del più e del meno nello studio casareccio di Stefano, al piano di sopra.
«Sapessi io» risponde lui. Mi alzo e mi incammino in camera di Leone.
[Leone]
Mi sento sprofondare. Cancello nuovamente tutto dal foglio e lo stropiccio buttandolo non so dove.
Provo a riscrivere in un foglio nuovo, con la mia mano che trema e il foglio che cattura un po' di mie lacrime. Sbuffo con un mal di testa atroce e gli occhi gonfi. Poso la penna e mi butto sul letto. Voglio svegliarmi, voglio svegliarmi e ritrovarmi accanto a Ginevra, ancora mia, che sta bene. Voglio svegliarmi e sentirmi senza colpe, sentire che l'ho salvata, che sono arrivato in tempo e che l'ho portata via sana e salva. E invece no, non mi sveglio. Sono qui e continuo a piangere. Mi distrae lo strusciare della porta e dei passi che entrano in camera mia.
«Nicco basta per favore è la terza volta che entri, lasciami stare» borbotto distrutto sprofondando la testa nel cucino. Sento chiudersi la porta.
«Ancora non sono diventata tuo fratello» la voce di Elisa riecheggia nella stanza.
Nascondo ancora di più la testa nel cuscino.
Sento che cammina e poi sento il materasso muoversi leggermente. La sento vicina a me, sento il suo respiro e non parla. So che è ancora arrabbiata con me, ma so anche quanto mi vuole bene. Io mi sento una merda.
«Non stare qui, non è un bel posto la mia mente oggi» dico facendo riferimento al fatto che camera mia rappresenta al cento per cento ciò che ho dentro. Fogli di carta stropicciati a terra, nella scrivania c'è qualche mia felpa e pantalone e il letto ancora sfatto da stamattina, da quando mi sono svegliato per andare convinto con mio fratello a riportare ciò che non mi rappresenta, la droga. E poi però è successo tutto, ho scoperto ciò che non volevo scoprire, e forse ciò che evitavo come la morte. Forse per me era più facile credere che mi aveva tradito, ma una parte di me sapeva che una come lei non mi avrebbe mai fatto uno spregio simile. Era meglio credere ciò per me e invece quel verme mi ha sbattuto quel video in faccia. Lui che la toccava sotto la doccia, lei che cercava di divincolarsi e lui che la teneva ferma. Poi Ginevra è riuscita a togliergli il telefono e non ho visto più niente e forse è meglio così. Mi viene la nausea a pensarci.
«Non è mai un bel posto la tua mente quando non chiedi aiuto» ammette lei e la sento distesa verso di me. Sono disteso a pancia sotto con la testa affossata nel cuscino ma decido di voltarmi verso la mia spalla destra e la vedo. È voltata verso di me che mi guarda.
«Io ci ho provato ad aiutarvi, ma non mi avete parlato mai, nessuno dei due, come posso aiutarvi perbene se non chiedete aiuto? Lei poi è riuscita a farlo ma te hai preferito chiedere aiuto a qualcun altro, anzi a qualcos'altro» mi guarda e sospiro. Con un po' di forza mi volto verso di lei. Ho finito le lacrime, forse è per questo che riesco a parlare almeno un po'.
La guardo sentendomi in colpa per tutto.
«Mi dispiace» mormoro «Dovresti mandarmi a fanculo» abbasso lo sguardo nervoso. Ricordo tutto ciò che le ho detto e non mi piace.
«L'ho fatto quel giorno, ora basta però» sentenzia «Non ce l'ho con te»
Rialzo lo sguardo guardandola negli occhi.
«Davvero?» domando e annuisce abbozzando un sorriso.
«Scusa» ripeto ancora lei mi sorride e mi afferra la mano. Non capisco ma la lascio fare.
«Anche lei è preoccupata per questa situazione» mormora e posa la mia mano sul suo ventre. Sento un piccolo movimento. «Lei?» domando quasi sussultando. Mi sorride stringendo la mia mano sopra la sua pancia.
«Celeste vorrebbe tanto che zio e mamma facessero pace sai?» dice e dopo una giornata incazzato e a piangere ora abbozzo un sorriso anche io, con gli occhi lucidi.
«È femmina?» chiedo ancora incredulo e annuisce.
«Si abbiamo fatto la visita ieri ma non abbiamo avuto modo di dirlo a nessuno, insomma stiamo bene sia io che Celeste, al momento sono più importanti altre cose» spiega e non faccio altro che fissarla.
«Non è così Eli, lo sai. Ho sbagliato io a dire che non pensavi a me perché eri solo concentrata su altro ma è vero, è giusto così, stai per diventare mamma e mio fratello papà.. io non potevo pretendere niente da voi e invece sono stato uno stronzo e me la sono rifatta con te e ancora oggi mi sento in colpa» parlo mentre guardao la sua pancia e con le mia dita faccio dei cerchietti sopra di essa.
«Si ma ciò non toglie che stavate male, sia te che Ginevra e io non me ne sono accorta per un bel po'» mormora dispiaciuta.
«Non è colpa tua, smettila di pensarlo.. e scusa perché probabilmente te l'ho fatto pensare io ma mi sono spiegato come un bambino di cinque anni, avevo solo bisogno della mia migliore amica e invece ho fatto il geloso e basta, geloso perché tu stessi più vicina a Ginevra che a me e non aveva senso, anzi, hai fatto bene a starle vicina e ti prego continua a farlo anche per me. Non mi stupisco se non mi vuole più vedere» finisco di dire liberandomi un po' da tutto.
«Leo..» mi richiama e la guardo. Mi sorride e si avvicina tra le mie braccia, mi ha colto a sorpresa ma la stringo mentre lei accavalla le nostre gambe. Penso che è la prima persona che abbraccio dopo tutto questo macello.
«Ti voglio un bene immenso, scusa» mormoro strozzando lacrime che sembrano essere finite. Non scendono più, al momento.
«Anche io, sono qui con te, scemo, ora e sempre» dice e ci abbracciamo in questo letto per minuti interminabili. Posso sentire il suo profumo che si mischia a quello di mio fratello e la sua pancia con Celeste appoggiata su di me.
«Senza di te non sapevo più con chi parlare» le svelo e lei si stacca dall'abbraccio guardandomi «Ero perso Eli davvero, sono due settimane che sto così, e non volevo dirti niente per quello che stai vivendo e quindi mi sono buttato in una situazione di merda..»
«Puoi dirmi sempre tutto Leo, ricordatelo, ci sono nonostante ho anche altri pensieri» spiega e cerco di convincermi. Mi alzo prendendo quel foglio sulla scrivania, un po' stropicciato, un po' con qualche lacrima e glielo passo. Lei si siede sul letto e mi affianco a lei.
«È il casino che ho in testa, l'ho messo su foglio e vorrei farlo leggere a Ginevra ma non so se lei vuole» racconto e lei prende il foglio leggendo «Devo finirlo, ma è ciò che penso »
Legge tutto e poi mi guarda «È bella, sei stato sincero..» dice lei «Dovresti dirgliele queste cose»
Nego subito.
«No» la guardo seduto affianco a lei «le ho scritte perché so di non essere in grado di parlare e di spiegarmi, anzi quando parlo faccio sempre un danno.. come con te» mormoro. Mi sorride.
«Leo ancora? Tranquillo» sospiro ascoltandola «Fai quello che ti senti meglio ma fai in modo che le arrivino queste parole» annuisco e mi riavvicino a lei stringendola. Mi mancava abbracciarla, mi mancava sentirmela vicina, mi mancava sentire i suoi consigli, mi mancava sentire la mia migliore amica e non solo, anche sorella.
«Mamma mia come sta crescendo» ammetto ora staccandomi e guardando la sua pancia. Lei ride un po' emozionata «Già» mormora e si alza un po' la maglia per farmi vedere la sua dolce pancetta.
«Si sta muovendo tanto adesso, senti» dice e la guardo imbarazzato « Dai su, sarai suo zio, smettila» ridacchia e a me arriva un brivido sulla schiena. È vero, diventerò zio. Poso una mano sulla sua pancia e poi piego un po' il busto appoggiando l'orecchio ad essa. Sento un mormorio, un suono strano dentro il corpo di Eli.
«Piccolina» mormoro «Fai la brava» lascio un bacio timido alla pancia e mi ritiro su.
Lei si risistema e poi si alza dal letto.
«Provo a richiamare Gine» mi spiega e ora mi tornano in mente tutti pensieri che ho avuto fino a poco fa. Sospiro.
«Lasciala stare un po' Eli, non ti risponderà» rispondo dicendo la mia opinione.
«Non può chiudersi Leo» continua lei e mi alzo anche io.
«Non glielo permetterò ma lasciamogli questa giornata, ha bisogno anche di stare sola secondo me.. si sentirà pressata altrimenti» dico ora anche io.
Eccoci qua con il continuo!!!
Aspetto i commenti come al solito così posso andare avanti ❤️ Cosa ne pensate? Cosa succederà?
_FCwriting (Miley)
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Senza Averti Mai
FanfictionQuando tutto sta crollando, quando le aspettative sono poche e quando non ti resta veramente niente arriva il momento in cui con le tue uniche forze cerchi di rialzarti. Ma no, non lo fai per te, lo fai per chi hai messo al mondo: lo fai per tuo fig...
