[Ginevra]
Passano i giorni, alcuni sembrano veloci, altri più lenti. Emma mi scrive regolarmente, ogni giorno e mi sento un po' capita. Elisa mi scrive da quel fottuto giorno della palestra, le ho risposto ogni tanto ma mi rendo conto di non essere più io. Leone non si fa sentire e a me manca da morire, piango per lui ogni giorno. Piango per quello che mi è successo e mi sento in colpa per la fine della nostra relazione, piango perché mi manca, perché mi manca avere una persona a cui dire tutto, con cui ridere, scherzare, a volte piangere e poi fare l'amore. Mi manca tutto di lui e lui invece è sparito. È il 16 giugno, tutti sono in piscina, a passare una giornata al mare e io sono qui, immobile, sul mio divano in cui ormai ho fatto la tana per il resto dei giorni.
il 5 luglio partirebbe la crociera. Giusto due settimane e poco più e io non ho né la forza né la voglia di fare niente.
Mi fa sussultare il suono del campanello, ho paura. Ogni volta che sono sola ho paura. Mi alzo lentamente attaccandomi alla cornetta.
«Chi è?» chiedo spaventata chiudendomi a chiave dentro casa.
«Sono io scema.. mi apri?» la voce inconfondibile di Eli risuona nella cornetta. Apro tirando un sospiro di sollievo ed eccola che entra.
Ha la faccia luminosa, felice e un pancione sempre più grande.
«Amore» dice e mi avvolge in un abbraccio. La stringo, con un po' di paura di farle male alla pancia e poi si stacca chiudendo la porta dietro di noi «Scusa se non ti ho avvisata, ma rispondi poco e niente e a me manca vederti» ammette e mi ributto seduta sul divano. Non ho voglia di fare niente. Abbasso lo sguardo dispiaciuta.
«Ti va di uscire?» chiede e la guardo con gli occhi sbigottiti «Magarj andiamo al centro commerciale.. ci piaceva tanto girare lì e fare shopping!» la guardo ma poi abbasso lo sguardo.
«Non ho molta voglia, fa caldo e.. insomma sono stanca» farfuglio «E poi te come fai con il pancione, ormai stai raggiungendo i cinque mesi»
«Domani» mormora toccandosi la pancia «Ma non è un problema, a Celeste manca tanto la voce della zia!»
Sussulto guardandola, me lo scrisse che era femmina. Mi disse che lo sapevamo solo io e Leone e in crociera avrebbero voluto fare una festicciola simpatica per dirlo a tutti.
Sussulto perché mi ha chiamato "zia".
«Elisa non sto più con Leone» dico stizzita forse un po' troppo duramente e infatti lei ci rimane male.
«Che vuol dire.. sei stata la persona che mi ha convinto a parlarne con tutti e portare avanti questa gravidanza.. per me sei a tutti gli effetti un qualcosa per la mia bambina» mi risponde con la voce bastonata «Andiamo per favore Gine, voglio vederti di nuovo sorridere con me. Sei qui sempre sola, al buio, al telefono, i tuoi fissi a lavoro.. esci e vedi un po' di vita!» continua lei.
«Non mi va» rispondo di nuovo e lei si alza.
«Gine eddai, smettila.. per favore, tirati su!» insiste.
«Eli smettila tu» replico io. Lei sbuffa guardandomi e le salgono le lacrime agli occhi.
«Gine per favore non fare così» ora piange, come una bimba o meglio come una neo mamma in crisi ormonale.
«Elisa non mi va» sbotto io. Non lo faccio apposta, ma credo di essere caduta in un vortice. Emma mi disse che dovevo reagire, e io l'ho seguita firmando quella lettera dall'avvocato.. ma non credo bastasse. Forse intendeva reagire in generale ma non ci riesco. Non so farlo.
Lei mi prende per la mano e mi tira per il braccio «Alzati ti prego» mugugna tra le lacrime. Ripeto più volte di smetterla e lei continua.
«Elisa basta cazzo» urlo e scoppio a piangere anche io. Lei sussulta sentendomi così e io mi sento in colpa per averle urlato. Porto le ginocchia al petto e ci tuffo la testa piangendo, piangendo tanto.
«Lasciami stare per favore, non capisci che non ho più voglia di fare un cazzo? Vorrei solo sparire, odio tutti, odio questo posto, odio me, odio la pallavolo, odio chi mi parla, odio tutti» parlo a raffica piangendo «Non farmi sentire in colpa per tutto, che già mi ci sento da sola»
Sento che piange e fruga qualcosa.
«Va bene, me ne vado. Tieni» mormora e ora alzo lo sguardo guardandola, è una busta un po' ripiegata e sgualcita «Avrei voluto dartela spiegandoti un po' di cose e magari davanti a un gelato, dentro al supermercato, davanti ai nostri negozi preferiti. So che non te ne frega un cazzo in questo momento dei negozi, ma devi tornare a fregartene di te stessa di Ginevra. Afferro quella busta, osservandola.
«E tu non odi nessuno, nemmeno la pallavolo, tu odi quel verme ed è normale, non oso immaginare il tuo dolore, ma per favore Gine, rialzati» finisce di parlare ed esce da casa mia. Butto la testa indietro alla spalliera del divano e piango. Cerco qualcosa dentro la mia testa in cui aggrapparmi ma non ci riesco. Mi ricompongo un po' e osservo la busta che ho tra le mani, è scritto a mano "Per Ginevra", è un po' una scrittura sprecisa, in stampatello piccolo piccolo, come se l'avesse scritta un bambino. Apro la busta e tiro fuori un foglio, apre una lettera. Prendo un respiro, un lungo respiro cercando e forse capendo dj chi è e inizio a leggere:
STAI LEGGENDO
Senza Averti Mai
أدب الهواةQuando tutto sta crollando, quando le aspettative sono poche e quando non ti resta veramente niente arriva il momento in cui con le tue uniche forze cerchi di rialzarti. Ma no, non lo fai per te, lo fai per chi hai messo al mondo: lo fai per tuo fig...
