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[Ginevra]

Le mura gialle di questa stanza mi illuminano un po', come il sole che passa tra le tapparelle e Roberta davanti che cerca di parlarmi sempre con il sorriso. Tra quattro giorni parte la crociera, Emma dice che devo andare, che se ha bisogno c'è lei con me e che mi farebbe bene. Tutti mi dicono che mi dicono le cose per il mio bene e davvero ci credo, ma c'è qualcosa che ancora mi blocca, mi tiene con i piedi per terra.
«E poi cosa ti ha detto Leone?» chiede Roberta, la mia psicologa, facendomi parlare della discussione di una settimana fa. Leo mi ha riscritto, mi ha chiesto come stavo, che se avevo bisogno bastava che componessi il suo numero o che gli scrivessi un messaggio e ci sarebbe stato per me. Lo stesso la fatto Elisa, sia da parte sua che di Nicco. Ma io mi sento in colpa con tutti loro, per pesargli i miei problemi, le mie paure, il mio vissuto. Ho risposto a entrambi che stavo bene, ma non era vero, sento di aver bisogno di loro, tutti e tre, ma davvero qualcosa ancora mi blocca.
«Che mi avrebbero riportato a casa subito, non voleva lasciarmi a piedi» rispondo.
«Beh ha avuto ragione! È stato carino da parte sua, ti ha ascoltata Ginevra, ha fatto ciò che hai chiesto e non è da tutti. Elisa e Niccolò per paura ti volevano con sé, a tutti i costi, senza sentire te ciò di cui avevi veramente bisogno, ma non gliene fare una colpa, da amici sono preoccupati ed è normale capito? Anche per la chiamata Elisa l' ha fatta sentire a lui solo perché credeva così di potervi aiutare» annuisco d'accordo con lei.
«Lo so, lo so e lo capisco» affermo. In questa settimana sono stata sola, i messaggi sono stati pochi anche con Eli, che sempre comunque non mi fa sentire sola. Mi ha chiesto scusa per la chiamata, ma l' ho perdonata. Leo come sempre ha quasi paura di farsi sentire, ha quasi paura di disturbarmi ma so che se ho bisogno c'è.
«Allora prova a chiudere gli occhi e fai come dico ok?» mi dice e annuisco. Chiudo gli occhi. «Respira» consiglia lei «Ascolta solo la mia voce ok?» annuisco «Stai comoda?»
«Si» affermo sulla poltrona.
«Bene, cosa vedi?» chiede.
«Niente, è tutto nero ovviamente, sono ad occhi chiusi» rispondo.
«Ti darò delle immagini ok? Tu mi dici come li vedi» continua lei e annuisco nuovamente.
«Niccolò, immagina a cosa sta facendo ok? Se fosse con te» penso e mi spunta un sorriso.
«Ovviamente lo immagino su un campo da calcio, e quando passa davanti tribuna ci saluta felice» rispondo.
«Bene, Emma invece, sua mamma, come la vedi?» domanda.
«La immagino in cucina, che prepara a tutti una bella cena piena di amore, con suo marito.. è sempre dolce lei, con tutti» continuo io.
«Ok bravissima Gine, adesso pensa ad Elisa, che sta facendo?» richiede e ora mi blocco un po', perché mi sento stupida, perché mi sento in colpa, perché mi sento un amica che non accetta consigli.
«Non pensare a cose brutte.. pensa a te e lei, oltre le discussioni mh?» dice leggendomi nel pensiero, e stringo più forte gli occhi. Mi spunta nuovamente un sorriso.
«La immagino con il suo pancione che sta mangiando qualcosa e che continua a ripetermi che io sarò una zia perfetta per lei» neanche me ne rendo conto è una lacrima mi riga il viso.
«Bene.. ora pensa, positivamente a Leone... cosa immagini?» dice e il nome di Leone mi rimbalza in testa, nei ricordi più profondi, ho l'immagine di lui che mi bacia, di noi due che facciamo l'amore, di lui che ride con me mentre ci buttiamo in mare. Mi aumenta un po' il battito e non rispondo.
«Dimmi la verità» stimola lei «Non esiste vergogna, tranquilla»
«Penso.. penso alla nostra relazione.. ai suoi baci, a.. a noi che insomma» spiego farfugliando.
«Ok, va bene» risponde «E ora respira profondamente e pensa a.. Cristian»
Mi blocco, mi si blocca l'aria nel polmoni e il cuore inizia ad andare veloce. Non so cosa succede nella mia testa è come se schivasse il pensiero. Vedo il suo volto, vedo, le sue mani.
«No» mormoro.
«Gine, respira, ripartiamo» la ascolto cercando di eliminare tutto «Respira» ripete. Faccio come dice. «Brava, ora con calma, pensa a Cristian, sei qui con me non li, dimmi cosa vedi»
Ci riprovo, passo passo con lei e vedo la scena della violenza. La rivivo, come sempre.
«Io non voglio più vedere ciò» mi lamento lasciandomi sfuggire delle lacrime.
«Cosa vedi?» insiste lei.
«Vedo lui, vedo lui che mi violenta, cazzo» respiro male e sento afferrarmi le mani.
«Apri gli occhi» faccio come dice uscendo da questo loop e la vedo, seduta di fronte a me con le mani sulle mie, mi sorride, facendomi sentire a mio agio «È tutto ok» mi dice. Cerco di ritrovare un respiro regolare mentre la guardo.
«Se ti chiedessi, ora ad occhi aperti, di ripensare a Niccolò, Emma, Elisa e Leone a cosa pensi?» domanda e nego, nego di continuo.
«Penso che faccio schifo, che non merito niente, che mi vergogno» parlo a random.
«Vedi? Capisci?» chiede ma non capisco. Nego. «Perché non pensi più alle cose che mi dicevi prima di loro? Delle partite di Nicco, della cucina di Emma, della pancia di Elisa e dei baci di Leone?» la guardo, immobile, cercando di schiarire le mie idee «Tu non hai ancora accettato quello che ti è successo, cerchi di reprimere tutto con la negazione verso te stessa fino a dimenticare dei veri momenti con loro» mi spiega e rimango con le labbra socchiuse.
«Io l'ho accettata e infatti voglio stare da sola» farfuglio ma lei fa no con la testa sorridendo.
«Non l'hai accettata Gine, scappi dal nome di Cristian, non accetti quello che ti ha fatto ed è comprensibile, ma è l'unico modo per poter andare avanti è accettare e tornare a vivere quei momenti con le altre persone» continua lei «Non sto dicendo che devi dimenticare, non succederà mai credimi, ma devi accettare l'accaduto facendoti forza ed andando avanti per te stessa. Accettarlo significa che quando ci pensi ricordi si il dolore ma lo lasci fare, lasci il tuo pensiero andare senza scappare da esso. Non è colpa tua e non puoi farci niente, devi accettare e reagire» la ascolto.
«Non è facile» mormoro.
«No, non ho mai detto che è facile, ma non devi più scappare Gine, purtroppo è successo ma è ora che tu ti rialzi e che vai avanti con la tua vita, non puoi stare ferma lì, non puoi stare ferma a pensare che sarebbe potuta andare diversamente perché no, sarebbe andata proprio così e devi solo accettarlo, dire "va bene, è successo, ho una ferita enorme dentro ma adesso mi prendo cura di me e della mia ferita andando avanti non camminandoci sopra"» finisce di parlare e poi mi guarda e scrive qualcosa sul suo quadernino sulle sue gambe.

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