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[Leone]

La musica passa nelle mie orecchie e la ragazza mi tira ancora.
«Senti lasciami non importa» le urlo per via della musica staccando la sua mano dalla mia. Si volta verso di me, è alta, ha un profumo forte e degli occhi scuri che mettono quasi paura da quanto sono profondi.
«Ma per un drink.. davvero, non farmi sentire in debito» risponde lei.
«Davvero tranquilla, devo andare» spiego.
«Va bene» sbuffa «Scusami ancora....? Come è che ti chiami?» chiede ma io sono concentrato a guardare verso i divanetti e noto che Ginevra non c'è più. Mi prende un colpo. Senza capire più niente inizio a cercarla e sento dirmi «E va bene vai, io sono Angelica!»
Non credo di aver capito bene ma esco dalla discoteca cercando Ginevra ovunque, la chiamo ma ha il telefono staccato. Le scrivo ma non risponde. Che coglione, sono un coglione. Veramente. E quell'Angelica una deficiente che non guarda dove va, ma io cazzo, dovevo rimanere lì, non farmi trascinare via.
Mi guardo intorno sul ponte della nave ma non c'è. Sbuffo, passandomi una mano sui capelli e posandomi alla ringhiera.
«Leo??!» la voce di Nicco spunta dietro di me. Mi volto vedendo lui ed Eli mano per la mano, almeno loro hanno risolto.
«Che succede?» richiede mio fratello.
«Leo, ma dove è Ginevra?» domanda ora Elisa. Li guardo senza sapere cosa dire.
«Non lo so» mormoro. Eli sgrana gli occhi staccando la mano da Nicco e venendo verso di me.
«Tu ora mi dici che cazzo hai combinato e dove è!» brontola lei preoccupata e la capisco.
«Eli non lo so, vorrei saperlo anche io. Eravamo insieme a bere poi una ragazza per sbaglio mi è caduta addosso facendomi rovesciare il drink e da lì non ci ho capito più niente, perchè questa voleva trascinarmi a prenderne un altro e Ginevra è andata via, non l'ho più vista» spiego e Eli fa un respiro portandosi una mano in fronte.
«Cazzo» parla Nicco.
«No cazzo lo dico io, cazzo. Eravamo da soli porca troia, non ci voleva questa» mi lamento mentre Eli si guarda intorno. Inizia a cercarla e la seguiamo mentre intanto io provo nuovamente a chiamarla al telefono.

[Ginevra]

Vedo nero, mi gira la testa e respiro ancora male. Sento qualcuno che bussa e delle voci.
«Ginevra tutto bene?» dice una voce che mi sembra di conoscere bene «Gine apri, stai male chiamo qualcuno!» continua. In un secondo apro la porta e mi trovo davanti Emma.
«Dio santo» si accoscia giù su di me, senza sedersi ma solo piegando le gambe. Mi rendo conto solo ora che senza volere sono scivolata con la schiena al muro, giù seduta. Lei con il suo pancione mi guarda.
«Ascoltami, ora ci alziamo e vieni un po' con me. Ci sono io, ti ho vista con Ste, Francesca e Marcello e i bambini ma gli ho detto di lasciarmi sola con te, siamo solo noi, vieni» mi spiega e solo ora scoppio a piangere. Mi afferra la mano e tocca il mio volto asciugandolo dalle lacrime e sistemando i miei capelli dietro l'orecchio.
«Capisco» dice solo ascoltando il mio pianto cercando sempre di asciugarmi «È normale, può succedere» cerco di calmarmi e la guardo negli occhi. Mi sorride dandomi calma e faccio un respiro più lento.
«Vieni» mi porge la mano e l'afferro alzandomi. La seguo e mi porta con sé in camera sua, non c'è nessuno. Sono tutti fuori, probabilmente a godersi la serata, tranne noi.
«Siediti, vieni» mi mostra la sedia della scrivania e mi siedo. Lei prende una bottiglietta d'acqua dal mini frigo e me la passa. «Bevi un po', con calma» Faccio come dice mentre lei si siede nell'altra sedia posandosi una mano sulla pancia. Non so come fa, è una donna forte. È a sei mesi di gravidanza di due gemelli ed è qui con me, invece di bearsi una serata tranquilla con Stefano, sua figlia e la famiglia di Elisa è qui con me.
«Che succede?» mi chiede non appena mi vede visibilmente calma. La guardo richiudendo la bottiglietta. L'acqua non scende giù leggera come il Pina Colada di prima, è più dura, amara, e senza sapore.
«Io.. ultimamente mi succede.. penso di aver avuto un attacco di panico» mi ascolta annuendo e afferrando entrambe le mie mani. Questa donna mi dà tanta forza, anche solo a gesti.
«Lo so piccola» dice stringendomi le mani «Capita, ora sei qui, molto più calma» annuisco leggermente.
«Cosa è successo prima?» domanda ora e ripenso a prima, a Leo con me, io da sola con lui e poi tutto a un tratto quella che le casca addosso. Lui non ha fatto niente e credo di essere semplicemente stupita.
«Io.. niente lascia fare, sono completamente andata» mormoro come se avessi battuto la testa, ma non stasera, il giorno della violenza. Non so spiegare un trauma ma so sto capendo va oltre l'aspetto fisico e ti entra nella testa, ti scombina i pensieri, ti toglie la positività, ti fa prendere paura di tutto e l'ansia diventa la tua migliore amica. Tutto ciò, indipendentemente dal tipo di trauma.
«Non sei completamente andata, lo sai, ci sono passata. Ti ascolto» mi incita. La guardo e penso a suo figlio.
«Non ci riesco Em» ammetto.
«Okay.. non posso obbligarti, qualsiasi cosa sia successa stai meglio?» continua tranquillamente lei. Io faccio spallucce pensando a dove potrebbe essere Leone, a quella tipa bellissima che potrebbe far invidia a tutti e a loro occhi che si incastravano alla perfezione.
«Mamma!» rumori secchi alla porta ci fanno sussultare, è Leone che bussa, riconosco la voce. Mi guarda e probabilmente capisce che c'entra suo figlio, anche se veramente lui non ha fatto niente ma nemmeno la tipa di per sé, sono io che li ho visti in quel modo, sono io che sono completamente andata da quel trauma. Sono io che ho paura di tutto e sono sempre io che ho una fottuta paura di perderlo, solo perché lo sto facendo aspettare troppo, perché non me la sento di avere niente. Perché a volte le mani di Cristian le sento ancora addosso e fa male.
Emma si alza avvicinandosi alla porta e la apre leggermente. Sento che gli dice qualcosa e lui sospira.
«No Leo no» dice ora lei ad alta voce.
«Mamma per favore» sento un rumore un po' più forte e ora dei passi verso di me.
«Gine.. Gine sono qui» è lui. Io ho gli occhi rossi, lo guardo e sono stralunata, colpa del mio cervello. Fa brutti scherzi, non sono più io da quel giorno.
«Gine» mormora lui e si siede dove era sua mamma e fa per toccarmi ma scosto la mano. «Gine ti prego.. non è successo niente» spiega e fa per toccarmi il volto ma sposto bruscamente la sua mano con la mia.
«Non toccarmi» la mia voce è dura, secca.
«Gine non fare così» mormora con gli occhi lucidi, come i miei. «Gine io ti..» fa per abbracciarmi ma mi alzo di scatto.
«Ho detto non toccarmi» urlo. Urlo talmente forte che spero che il mostro da dentro di me esca, si perché è un mostro quello che ho dentro da quel giorno. Lui si blocca, guardandomi.
«Leone che ti avevo detto?» si mette nel mezzo Emma «Lascia fare adesso»
«No mamma.. io non lascio fare niente, voglio lei» lui ha un nodo in gola che che caccia via senza far scendere le lacrime, ma ha gli occhi appannati da quanto trattiene.
«Non ora» le spiega lei e ora lui si lascia andare e piange. Emma mi guarda anche lei con occhi lucidi, sembra voglia rassicurarmi ma poi abbraccia suo figlio. Torno a piangere anche io e vado nuovamente via. Magari in camera mia, magari mi ci chiudo una settimana, magari senza Elisa. Non voglio nessuno. Sono io il mostro, ho distrutto Leone, ho distrutto Leone in ogni modo.

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