[Emma]
Guardo le foto del matrimonio realizzando quante cose effettivamente sono cambiate da qualche anno fa.
In mano ho una foto di me giovane, all'Exit, poco prima di un'esibizione, me la fece Fede. Era una delle prime serate, ero felice inconsapevole di cosa poteva aspettarmi. Avevo un perizoma con il reggicalze e un reggiseno in pizzo, la parrucca e un sorriso smalliante che guardava fuori dalla finestra del camerino. Sì ero proprio una figa, ma anche piccola, avevo un figlio piccolo e pur di tirarlo su ho accettato i peggiori servizi. Ho fatto da prima la cameriera, poi ho iniziato una relazione con Riccardo. La prima volta che lo conobbi ero per le strade del quartiere di Franci, in periferia, cercavo in tutti i modi un lavoro per mantenere me e Niccolò, avevo 18 anni ed era appena nato. Lui un trentenne con un'impresa molto famosa per la sera. Mi guardo e ero di fronte a un ristorante con un foglio appeso "cercasi cameriera" e lui senza neanche presentarsi mi disse che aveva un offerta migliore. Capii che cercavo lavoro e mi inizio a far lavorare al locale come barista, facevo qualche drink con lui ed ero felice. Avevo quei pochi soldi per me che però mi bastavano. Iniziò a capire che con me lì dentro la clientela aumentava, disse che stavo bene con i top scollati e ricordo ancora la prima sera che mi ha baciato. Ero a fare un drink ballando sulla musica e con non chalance mi si appoggiò dietro toccandomi. Ero piccola, diciottenne, una neo mamma da sola, uscita dalla relazione in quel momento più bella della mia vita. Non ragionavo e ci stetti, lui mi toccava sulla musica, non ero convinta al cento per cento, mi allontanavo un po' però poi mi ha stretto così forte che non riuscivo a dire no e ho pensato che forse era la cosa giusta. Lascio al bancone un'altra collega e mi portò nello sgabuzzino. Io non volevo ciò, ma non volevo neanche essere una ragazza madre sfigata, ero immatura e ci sono stata. Da lì lui ci aveva preso gusto, e succedeva spesso, anche quando non volevo, anche quando dicevo no, anche quando non mi andava. Mi aprii un po' con lui, gli dissi che avevo un figlio, che lavoravo proprio per questo motivo così giovane senza finire la scuola, e fu lì che se ne approfittò ancora di più. Mi disse che non servivo più al bancone, servivano delle "ragazze immagine". Ero diventata una ballerina di una sexy disco e me ne vergognavo così tanto così che le convinsi di farmi mascherare ogni tanto. Le mance erano alte, prendevo anche 500 euro a serata e non potevo negare, ero piccola, pensavo che fuori non avrei trovato di meglio. Ma il mondo crollò ancora di più quando aggiunge il servizio al camerino, il sabato sera pagavano per scoparmi e ricordo che io non volevo ma Riccardo mi ha costretta, mi disse che se non lo facevo rovinavo lui, il locale e anche la mia vita con Niccolò. Tante mani di ogni età iniziarono a toccarmi, contro la mia volontà, anche se dicevo no, anche se volevo di nascosto restituire soldi a tutti per non farlo. Sono diventata apatica, insensibile, dopo 4 anni lo facevo come se non fosse niente e ricordo ancora quando conobbi Stefano.
Nell'altra mano ho l'album fotografico del matrimonio, ci sono io con il pancione dei gemelli, Stefano mio marito, Niccolò, Leone e la piccola Chloe. Sono cambiata rispetto alla prima foto, ho più forme, sono meno esile e mi sono fatta anche mora ma adesso sto bene, adesso sono matura, adesso per un "no" urlerei mille volte e denuncerei subito senza paura ma io ricordo come mi sentivo. Ricordo la paura e la vergogna che provavo, e non faccio altro che pensare a Ginevra. Richiudo l'album con la foto e finisco di prepararmi per lavoro. Stefano è stato chiamato dai genitori di Ginevra per ciò che è successo in palestra e saranno il nostro primo appuntamento. Voglio stare accanto a Ginevra. Mi sistemo la camicia e poi infilo una gonna morbida e lunga per il pancione. Questi quasi sei mesi di due creature si fanno vedere e sentire tutti.
[...]
Poso la roba nel camerino e preparo subito un caffè a Ste. Franci oggi non l'ho ancora vista, dovrebbe entrare più tardi in turno. Finisco e busso a Ste che subito mi fa entrare. Richiudo la porta lasciandogli il caffè.
«Dovrebbero arrivare» dico ansiosa io. Lui annuisce di fronte al computer girando il caffè con la paletta. «Tutto ok?» domando. Ora mi guarda un po' stanco. Sono un po' di sere che non dormiamo bene, tra i gemelli che non mi lasciano dormire e io che mi lamento con Ste, tra Leone che non fa altro che stare sveglio tutta la notte per il periodo che sta vivendo.
«Sono preoccupato Em» beve in sorso il caffè e si alza venendo verso di me.
«Per cosa?» chiedo.
«Amo per Leone, in questi notti insonni che non si reggeva ci ho parlato un po' e non sta benissimo. Si sente comunque tradito dall'amore.. ed è abbastanza shoccato da ciò che è successo» mi spiega Stefano.
«Lo so..» sospiro «Dovevo accorgermene subito che qualcosa non andava.. non so perché ma credo anche che ha smesso di fumare Niccolò e ha iniziato lui per il nervoso»
«È il meno quello Em» si appoggia alla scrivania e mi metto di fronte a lui «Mi ha detto che se non fosse stato per suo fratello sarebbe entrato in un brutto giro da come stava..» sgrano gli occhi.
«Cosa?!» urlo quasi.
«Me ne ha parlato a me perché sapeva che te ti saresti agiata, stai calma, ora ne è fuori, ha preso una sfuriata anche da me appena l'ho saputo e mi ha detto che anche Niccolò ci ha pensato a sistemarlo» racconta.
«Oh signore mio» poso una mano sul mio pancione lo guardo senza parole «Io non ci credo, usciamo da un problema né inizia un altro, io veramente non ci credo» mi lamento e stremata.
«Em calmati, risolviamo tutto, sono solo preoccupato per Leone perché si ne è uscito da quel giro ma non voglio cada in paranoie, ansie o problemi di natura mentale.. insomma non esiste solo il dolore fisico e lui è fortunato ad avere Niccolò ed Elisa vicino ma deve farsi forza» lo ascolto con attenzione guardandolo.
«Ho capito la tua paura» rispondo ma lui nega.
«Non lo so Em, non puoi sapere come stavo mentre mi stavo innamorando di te e sapevo Riccardo di sfruttava in quel locale» sputa fuori e sussulto.
«Ma io non ti ho mai dato modo di farti stare male, ho iniziato ad ignorarlo, a scappare dopo ogni esibizione.. a accettare che te pagassi il sabato pur di non farmi andare con altri..» parlo a raffica.
«È uguale, ricordo bene quella volta che si incazzò perché pagavo sempre io e non voleva, ricordo che ti chiamò, ti fece andare nel pomeriggio e ti ritrovai la sera sperduta in un locale ubriaca perché ti aveva violentata ed eri scappata» ricorda tutto, tutto e a ripensare a quel periodo mi sale un magone. Faccio per rispondere ma riparte lui «Io so come si sente nostro figlio.. sono stato male anche io come lui.. per questo ho paura..» abbassa lo sguardo con un po' gli occhi lucidi e mi appoggio a lui respirando il suo respiro.
«Scusami.. io non vol..» mi interrompe guardandomi.
«Amore non scusarti, non è mai stata colpa tua e ora siamo qui.. non ci ripensiamo.. sono solo in pensiero per Leone, vorrei stargli più vicino possibile» spiega portando una ciocca dei miei capelli dietro l'orecchio.
«Lo capisco, ci staremo amore..» sussurro sulle sue labbra cercando di convincersi e annuisce.
«Ti amo Em» mormora baciandomi. Sorrido ricambiando un bacio e diventa presso a poco casto. Io sono e sarò sempre solo sua.
Mi afferra i fianchi girando e posando me sulla scrivania.
«Stanno per arrivare Ste» mormoro mentre inizia a baciarmi il collo.
«Si lo so. ma ti voglio, facciamo veloce.. tu mi vuoi?» chiede mentre le sue mani stringono le mie cosce.
«Si» dico d'un fiato e facendo sempre attenzione alla pancia ci ribaciamo molto eccitati come se non si facesse da un secolo. Faccio cascare mille fogli e penne mentre lui mi sale perbene sulla scrivania. Alza la mia gonna mentre mi sbottono i primi bottoni della camicia, e lui mi bacia il seno stretto dal reggiseno.
«Dobbiamo muoverci hai detto» mugugno e lui annuisce voglioso mentre porta le mani sotto la mia gonna e sfila il perizoma. Poso la schiena alla scrivania, sopra varie cose ma non importa non sento niente, sento solo lui. Lui che ora si sta sbottonando i pantaloni, lui che ora si abbassa i boxer e lui che ora con una spinta decisa entra in me.
«Piano, svegli i gemelli» dico e ride sulle mie labbra facendomi sua.
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Senza Averti Mai
Hayran KurguQuando tutto sta crollando, quando le aspettative sono poche e quando non ti resta veramente niente arriva il momento in cui con le tue uniche forze cerchi di rialzarti. Ma no, non lo fai per te, lo fai per chi hai messo al mondo: lo fai per tuo fig...
