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(Canzone consigliata: Legendary - Wesley Arms)

Elizabeth

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«Conserva la voce, perché adesso ti farò ricordare com'è essere fottuta per bene»

Erano state le ultime parole di Brandon, prima che mi infilasse la lingua in gola e mi prendesse in braccio, per condurmi nella sua stanza.

Non pensai a tutto ciò che era successo, non pensai a quanto lo odiassi per ciò che mi aveva fatto, né a ciò che avevo passato per colpa sua.

Gli infilai semplicemente le dita tra i capelli e glieli tirai, con le gambe avvolte attorno ai suoi fianchi, mentre lui, tenendomi con un solo braccio, richiuse la porta della sua camera e continuò a divorarmi la bocca.

Percepii la sua lingua smaniosa, l'erezione che mi pungeva l'ombelico e le sue mani grandi che mi strizzavano le cosce, e inevitabilmente mi sentii completamente fradicia.

Il clitoride pulsava e ogni organo del mio corpo mi urlava di abbandonarmi a lui e alla notte di puro piacere che mi avrebbe fatto provare, dopo tanto tempo. Infatti mi tirai indietro quando mi fece sedere sulla scrivania, né quando si infilò tra le mie gambe e mi attirò a sé.

Eppure, per quanto in quel momento fossi annebbiata dalla passione, decisi di mantenere almeno un briciolo di lucidità per prendermi qualche soddisfazione. Allungai così la gamba verso la sedia della scrivania e con il tacco la spinsi indietro di qualche centimetro.

Impegnato a massacrarmi la bocca, lui non si accorse di niente, e non oppose resistenza quando gli posai le mani sulle spalle e lo allontanai da me.

Lo sguardo confuso che mi rivolse subito dopo, con le labbra completamente arrossate e sporche di rossetto, mi fece sorridere. «Siediti.»

Senza controbattere, si lasciò cadere all'indietro sulla sedia e divaricò le gambe, assumendo la tipica posizione mascolina che aumentò il fuoco già presente dentro di me.

Tuttavia, per quanto sprigionasse potere e dominazione anche in quel modo, quella notte sarei stata io ad avere il controllo.

Così, ancora seduta sulla scrivania, sollevai entrambe le gambe e le posai sulle sue spalle. Dopodiché, lo attirai più vicino a me, lentamente, fino a quando la sua faccia non fu a un centimetro della mia intimità, calda e pulsante.

«Cristo...» Pronunciò di riflesso lui, serrando la mascella, con gli occhi puntati tra le mie cosce.

«Avanti...» Gli infilai le mani tra i capelli e tirai, per fargli inclinare la testa verso in alto, verso di me.

E potei giurare che lo sguardo che mi rivolse... fu di pura generazione.

«Baciami.» Gli ordinai a quel punto.

Senza farselo ripetere due volte, mi arpionò le natiche, mi tirò verso la sua bocca e affondò la lingua dentro di me.

Ed ecco che ogni battito vitale si azzerò e ogni briciola di pudore rimasto volò via.

Quel contatto così improvviso e brusco mi fece emettere un gemito acuto, e la sensazione della sua lingua morbida mi portò a stringere le cosce attorno alla sua testa.

Simulò una vera e propria penetrazione, andando avanti e indietro tra le mie pareti bagnate e arrossate e leccando via qualsiasi goccia di peccato sgorgasse in quel momento da me.

«Oh!» Urlai a un certo punto, incapace di reggere tutta la foga con cui mi stava leccando. «Brandon!»

Continuai a stringere i suoi capelli, senza neanche rendermi conto di quanto male potessi fargli, e serrai ancor di più le cosce attorno alla sua faccia, quasi soffocandolo e premendolo sulla mia intimità.

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