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(Canzone consigliata: loosing your memory)

Elizabeth

Quella mattina, avvolta tra le lenzuola del letto di Brandon, con le palpebre appesantite dal sonno e il suo profumo addosso, mi svegliai con il cuore leggero. Per la prima volta, infatti, da quando ero stata stuprata, non avevo avuto incubi e né avevo avvertito l'angosciante sensazione delle mani di Ryan su di me o del suo respiro sul mio viso.

Sembrava quasi che ogni cosa stesse tornando alla normalità, ed era una sensazione estremamente appagante.

Mi ero infatti riappacificata con Amber, mi ero riavvicinata ai ragazzi ed ero riuscita finalmente ad andare oltre con Brandon e a mettere una pietra sopra tutto ciò che era successo.

C'erano pertanto tutti i presupposti per essere più felice del solito, tuttavia, non appena aprii gli occhi, tutte le aspettative e i buoni propositi di quella giornata si frantumarono nel nulla.

Non trovai infatti Brandon al mio fianco, così mi misi seduta sul materasso e mi guardai intorno, con gli occhi ancora socchiusi per il sonno, ma tutto ciò che vidi fu il suo armadio spalancato e semivuoto.

Istintivamente aggrottai le sopracciglia e mi alzai dal letto, terribilmente confusa e spaesata da quella visione.

«Brandon?» Lo richiamai subito, prima di dirigermi verso il bagno della sua camera per controllare se fosse lì.

Anche quello però fu completamente vuoto, perciò, con una strana sensazione al petto e le orecchie che cominciavano a ronzare, mi fiondai fuori dalla sua stanza, a piedi nudi.

«Brandon?» Con il cuore che batteva sempre più velocemente, corsi verso il soggiorno.

Poi verso la cucina, sul portico, sul retro, ma non lo vidi da nessuna parte. E non trovai neanche le sue cose. Persino la sua macchina non era parcheggiata nel vialetto.

Lui non c'era. I suoi vestiti non c'erano.

Era come se qualsiasi sua traccia fosse stata cancellata da quella casa.

Avvertii un immediato peso schiacciante al petto, che mi costrinse a prendere respiri profondi, per tentare di placare il panico che si era diffuso al centro del mio corpo.

«Brandon?!» Cominciai a urlare a sudare freddo, completamente disorientata e confusa.

Che stava succedendo? Dov'era andato? Perché il suo armadio era vuoto?

Era stato con me la notte prima. Lui... Noi... avevamo risolto. Ci eravamo addormentati insieme, perciò perché adesso non era lì?

Con le mani che tremavano, tornai nella sua camera e presi il telefono per chiamarlo. In fretta e furia composi il suo numero e avviai la telefonata, ma ciò che ottenni fu solo la segreteria. Riprovai così un'altra volta, ma l'esito fu lo stesso, perciò decisi di lasciargli un messaggio.

«Brandon, dove sei? Dove sei andato?» Mi passai una mano tra i capelli, guardandomi attorno allarmata, in mezzo a quella stanza vuota. «Ti prego, rispondimi.»

La voce era tremante, esattamente come le mie mani e le mie gambe, che col passare dei secondi fecero sempre più fatica a tenermi in piedi.

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