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(Canzone consigliata: Reflections - The neighborhood)

Poi si erano lasciati, ma in quel modo che non è lasciarsi veramente. Lui era un po' matto, lei troppo bella, ma si volevano da morire. Non potevano stare insieme, non potevano stare lontani: non ci esci da quelle storie. Loro non ci erano usciti, veramente

A. Baricco

🔴🔴🔴

Elizabeth

Stetti a parlare con Amber per circa due ore, durante le quali ci confrontammo su tutti gli argomenti che avevamo lasciato in sospeso, e riprendendo anche il discorso di mio padre.

Lei mi spiegò tutto per filo e per segno: di come avesse scoperto della relazione tra sua madre e mio padre, della fuga che progettavano - e soprattutto di quanta paura avesse avuto di perdermi... così tanta che alla fine, quando lui era morto, aveva scelto di non dirmi nulla, per non spezzarmi il cuore.

Io la ascoltai in silenzio, con le lacrime agli occhi per l'incredulità ma non riuscendo a provare odio o rabbia nei suoi confronti.

Dopo tutto ciò che era successo quella notte, infatti, mi sentivo sfiancata.
Non sapevo cosa sarebbe successo da quel momento in poi, ma dovevo ammettere che la consapevolezza di non essere più sola contribuiva indubbiamente ma farmi sentire molto meglio.

E I ragazzi mi mostrarono ancora la loro vicinanza quando, dopo un po' di tempo, uscirono dal seminterrato e si sedettero attorno a me sul divano, per farmi un migliaio di domande. Vollero infatti sapere come mi sentissi, a cosa avessi intenzione di fare, come avevo vissuto tutta quella situazione con Clark, di quanti uomini fossero stati con me e infinite altre cose, che mi fecero capire quanto in realtà fossero davvero preoccupati e in pensiero per me.

A un certo punto arrivammo a parlare anche del college e del mio nuovo alloggio al dormitorio, e inaspettatamente mi chiesero anche se volessi trasferirmi lì da loro, per non stare da sola, ma, nonostante la loro premura, ritenni più opportuno rifiutare la loro offerta.

Vivere con loro, infatti, avrebbe significato tornare a stare sotto lo stesso tetto di Brandon, e in quel momento le cose tra di noi erano talmente confuse che l'ultima cosa che volevo era quella di stravolgere di nuovo ogni cosa.

Anche quando fu Amber a offrirmi di trasferirmi nella sua stanza declinai, per evitare di costringere la sua compagna a trovarsi un'altra sistemazione e soprattutto poiché non mi sentivo ancora pronta di cambiare di botto quella che ormai era diventata la mia nuova normalità.

Avevo bisogno di tempo per adattarmi al nuovo cambio di rotta, senza stravolgere i miei spazi.

Rimanemmo comunque a parlare fino a tarda notte, fino a quando, a un certo punto, stanca e frastornata, mi alzai e andai in cucina, per bere un po' d'acqua.

Ad accogliermi però ci fu il caos più totale. Il bancone era infatti completamente pieno di bottiglie, in alcuni punti il pavimento era imbrattato da alcolici rovesciati e il disordine dominava sovrano. Mi avvicinai al frigo per prendere una bottiglia d'acqua, ma ecco che sentii qualcuno l sopraggiungere dietro di me.

E quando mi voltai e vidi che si trattava di Jacob, deglutii a disagio.

Dopo la festa da Jace's, infatti, non avevamo avuto modo di affrontare per bene tutto ciò che era successo prima e dopo la sua partenza. E nonostante lui mi avesse mostrato la sua comprensione e avesse cercato di farmi capire che non ce l'aveva con me, in quel momento averlo lì davanti a me mi provocò un immane senso di vergogna.

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