Tieni un lato del filo, con l'altro capo in mano. Io correrò nel mondo. Se dovessi perdermi, tu tira
Margaret Mazzantino
(Canzone consigliata: Wherever you will go - the calling)
(o anche qualsiasi altra canzone vi faccia piangere👀)
Brandon
Era quasi buffo il modo cui ogni singola cosa poteva cambiare e sgretolarsi, nella frazione di pochi attimi.
Un momento prima avevo delle certezze e il secondo dopo nient'altro che cenere.
Ogni consapevolezza, ogni piano e ogni prognostico era infatti stato spazzato via da una semplice frase.
«Uccidimi, e loro saltano in aria»
Senza il minimo riguardo mi era stata sbattuta in faccia una verità amara e tagliente, che non aveva lasciato altro che un vuoto assordante dentro di me.
Tra le mura di quella stanza, infatti, con la pistola ancora puntata alla tempia di Clark e il dito tremante sul grilletto, la mente mi si svuotò completamente. Avvertii una scarica emotiva così caotica che quasi caddi in ginocchio dinanzi alla realtà dei fatti.
«Che cosa?» Domandai a un certo punto, raschiando quel filo di voce dalla parte di me che ancora non era andata in completo delirio.
«Hai sentito bene» Riacquistando la sua compostezza, Clark posò una mano sulla mia e si allontanò l'arma dal viso, lentamente.
«Aiutami a rialzarmi, forza» Aggiunse in seguito, come se nulla fosse successo... come se non lo avessi pestato fino a quel momento , come se non avessi il sangue iniettato negli occhi, per la voglia di ucciderlo, e come se non mi avesse appena gettato addosso un macigno impossibile da sopportare.
Feci comunque come mi aveva detto e lo aiutai a sollevarsi, da completo automa, non riuscendo a gestire tutto il caos che la sua rivelazione dilaniante aveva provocato nella mia testa.
Una bomba.
Beth era in pericolo.
Amber era in pericolo.
Cominciai a sudare freddo, così mi passai nervosamente una mano sulla testa, mentre lo stomaco si aggrovigliava e il panico prendeva pian piano il completo possesso del mio corpo, annebbiandomi completamente e togliendomi qualsiasi possibilità di ragionare lucidamente, per cercare una soluzione.
«Non avrei mai voluto ricorrere a una cosa del genere, ma non mi hai lasciato scelta.» Prese a parlare, col viso tumefatto e dei lividi violacei sul dorso della sua mano. «Siediti pure. È ora di cominciare a ragionare come due uomini civili.» Aggirò la scrivania e mi indicò la sedia lì davanti, a cui però non mi sedetti.
Al contrario, con ogni nervo del corpo teso e le palpebre che tremavano, strinsi un pugno attorno a questa e la gettai contro il muro, respirando pesantemente, per fargli capire capire che non sarei stato ai suoi giochetti del cazzo.
«Parla» Gli ordinai infatti brutalmente, sbattendo la mani sulla scrivania e sentendo ogni muscolo della schiena tirare, per via della profonda tensione in cui era tutto il mio corpo in quel momento.
In risposta, lui socchiuse gli occhi e inarcò un sopracciglio, ma non osò redarguirmi. «Capisco il tuo stato d'animo, davvero...» Si sedette sulla sedia in pelle e si abbandonò contro lo schienale, con l'espressione sfatta e sofferente, resa evidente dai segni violacei in ogni angolo del suo viso.
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Toxic
Romance«Sono i cinque ladri più temuti di tutto l'Oregon state. Chiunque entra a far parte del loro gruppo, diventa automaticamente intoccabile...» Elizabeth Williams, una ragazza di diciannove anni che soffre di ansia sociale, tremendamente insoddisfatta...
