Amicizia [2/4]

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Si inoltrarono nei tunnel che si diramavano verso nord, un intrico di gallerie che Nemeria aveva visto solo di passaggio quando ancora girava con Hirad. Altea si muoveva con la solita naturalezza, e sorprendentemente anche Kimiya era a suo agio, come se avesse battuto quelle strade innumerevoli volte; sembrava quasi conoscerle a memoria, tant'è che alcune volte fu lei stessa a indirizzarle verso la galleria corretta, richiamando la loro attenzione con un semplice gesto della mano o un colpo di tosse.

Ad accoglierle, quando misero fuori la testa dalla grata, fu un'aria quieta e tersa, interrotta solo da un leggero e piacevole cicaleccio che proveniva dalla strada. Altea esaminò circospetta i dintorni, poi diede il via libera e si issarono all'aperto.

- Questo è il famoso Quartiere del Ghiaccio. Lo puoi riconoscere grazie ai colori delle botteghe che, come puoi ben vedere, sono di varie tonalità di blu. Se ti aspetti un vero e proprio mercato come nel resto della città, qui non lo troverai, però ci sono varie botteghe di erboristi, alchimisti e anche medici molto importanti. Talvolta persino la moglie del governatore manda le sue ancelle a rifornirsi qui, Jamal o meno. -

- Chi sarebbe questo Jamal? -

- È il medico personale del governatore, ovviamente. Viveva qui prima che venisse chiamato a palazzo per esercitare la sua professione nella cerchia ristretta della famiglia Evezyan. Ha avuto davvero una grande fortuna e se l'è meritata: per studiare ha quasi perso la vista, poveretto. -

- Ne parli come se lo conoscessi. -

La Sha'ir ammutolì e Kimiya le passò una mano sulla spalla, lo sguardo perso e la bocca atteggiata in una smorfia di disgusto e amarezza.

- Diciamo che quando... lavoravo nel Quartiere del Fuoco era uno dei tanti a occuparsi di noi. Unguenti, pozioni, medicine di ogni tipo, la sua bottega si occupava di rifornirci di tutto ciò che ci serviva per non rimanere incinte o contrarre brutte malattie. -

Nemeria maledisse di nuovo la propria stupidità. Da quando si era svegliata non ne combinava una giusta.

- Non ti intristire, è tutto a posto, la tua era una domanda più che lecita. L'avrei fatta anch'io. - la consolò Altea, le stropicciò le guance e gliele tirò cercando di farla sorridere, - Togliti quel broncio, non sei per niente carina quando hai l'espressione da cane bastonato. Anche Kimiya lo pensa, guarda come si è indignata. Se proprio ci tieni a scusarti, torna allegra e sorridi, chiaro? -

Nemeria guardò l'altra ragazza, che aveva abbandonato la spalla di Altea per incrociare le braccia sul petto, simulando una posa altezzosa e autoritaria che in pochi istanti sortì l'effetto sperato: le labbra di Nemeria si piegarono in un sorriso divertito e presto scoppiò in una sincera risata.

- Oh, così va meglio! Dunque, torniamo a noi. Ci servono un po' di unguenti, giusto? Anche delle bende? - gesticolò in direzione di Kimiya, - Dimmi che hai fatto tu l'elenco di cosa dobbiamo prendere, ieri sera me ne sono completamente scordata. -

Kimiya scosse la testa e tamburellò l'indice sulla tempia.

- Insomma, dobbiamo affidarci alla tua memoria? Non per cattiveria, ma tra me e te non so chi sia più smemorata... -

L'amica le scoccò un'occhiata risentita, sbattendo un piede per terra. La Sha'ir aprì le braccia, dissimulando un sorrisetto.

- Non ti offendere, sai che mi piace prenderti in giro. Hai la mia età, ma ti comporti come Nemeria. -

- Ho dodici anni, solo due meno di te! - protestò Nemeria.

- Ciò non toglie che tu sia piccola e che Kimiya a volte sia infantile. - dichiarò e, ridendo, si scansò prima che la sua amica le piantasse un gomito tra le costole.

C'era una notevole complicità tra loro, una sofferenza simile che si annidava negli occhi e le legava a doppio filo, intaccando solo parzialmente la loro indole frizzante e spensierata. Nemeria le invidiava. Le sarebbe piaciuto avere una persona con cui condividere il dolore, le gioie e i pensieri, qualcuno le cui braccia la sostenessero se si fosse lasciata cadere. Qualcuno come Etheram.

"Beh, ho Noriko. Anche se non è la stessa cosa."

- Dove andiamo? - si affrettò a chiedere per distrarsi.

- Ci guida Kimiya, conosce questo quartiere meglio di me. Se un giorno avessi bisogno, rivolgiti a lei. - rispose Altea.

Si addentrarono nelle vie claustrofobiche del Quartiere in silenzio, Kimiya davanti, poi Altea e infine Nemeria. Di tanto in tanto, quando le sue compagne si fermavano per perlustrare la zona, quest'ultima si soffermava a osservare questa o quell'altra insegna. Non c'era granché da vedere. A differenza degli altri quartieri che aveva visitato, non erano presenti statue o costruzioni che attirassero l'occhio, però quelle case delle varie tonalità del blu e i tetti spioventi addossate le une alle altre avevano il loro fascino. Nemeria le trovava molto graziose, sebbene schermassero con la loro altezza i raggi del sole, abbassando la visibilità già scarsa. Più di una volta, se non fosse stato per il tempestivo intervento di Altea, Nemeria sarebbe rovinata vergognosamente a terra, ma la Sha'ir era sempre sull'attenti, preparata a tutto, persino alla sua goffaggine.

Proprio perché era molto meno agile di loro, le due ragazze non la coinvolsero troppo nei loro furti, chiedendole al massimo di rimanere a fare il palo quando sgattaiolavano nelle botteghe. Quando le vedeva entrare e rimaneva da sola in quelle strade quasi senza luce, dove persino l'aria era satura dell'odore di erbe, zolfo e la Madre solo sa cos'altro, Nemeria doveva racimolare tutto il coraggio e la forza che aveva per non sobbalzare a ogni minimo rumore, a ogni ombra che entrava nel suo campo visivo. Spesso dovette reprimere l'istinto di fuggire o di chiamare aiuto, o semplicemente di seguire le sue compagne all'interno della bottega e rifugiarsi tra le braccia di Altea. Si sentiva una codarda a tremare per così poco, ma le pareva di scorgere gli occhi del predone dappertutto, di sentirne il peso sulla schiena anche quando si appoggiava a un muro. Lui era ovunque, acquattato in ogni ombra, nei passi che riecheggiavano per la via, nel luccichio di gioielli o forbici, così simile a quello della sua lama. Durante quelle lunghe attese, il tempo sembrava non passare mai. Tornava a fluire solo nel momento in cui Altea e Kimiya uscivano con aria trionfante. Allora il pensiero ossessivo di essere in pericolo smetteva di tormentarla e riusciva di nuovo a respirare.

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