Il coraggio di combattere [1/4]

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IX

Il coraggio di combattere

Il significato della lotta, il significato vero, totale, al di là dei vari significati ufficiali è una spinta di riscatto umano, elementare, anonimo, da tutte le nostre umiliazioni.

(Italo Calvino)

Zahra fece un passo verso di loro

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Zahra fece un passo verso di loro. I due ragazzi la seguirono a distanza con le braccia distese lungo i fianchi e le labbra scoperte sui denti gialli, scheggiati, simili a zanne.

- Bene bene... cosa ci fa qui la banda di Dariush? -

Altea indietreggiò, sospingendo Nemeria e Kimiya dietro di sé.

- Non vogliamo guai, Zahra. -

- Davvero? Allora perché siete venuti nella nostra zona di caccia? Devo forse interpretarlo come un atto di sfida? - sogghignò e canini affilati biancheggiarono tra le labbra sottili.

I ragazzi alle sue spalle scoppiarono a ridere, una risata sguaiata come il latrato di un cane. Altea arretrò ulteriormente, il braccio alto, frapposto tra le sue amiche e loro.

- Merogen... - mormorò implorante.

- Non esistono sorelle o fratelli in strada, merne. Gli Alatfal'yl non condividono il sangue con nessuno. - replicò freddamente Zahra.

Ancheggiò con una grazia selvatica, i capelli neri che le accarezzavano le lunghe orecchie a punta e gli occhi gialli accesi da una luce quasi ferale. La pelle era così scura da assorbire la luce, la intrappolava nelle vene rosse delle braccia e nel viso affilato.

- Oggi mi sento misericordiosa, però. Ditemi cosa sapete del carico di spezie di Harmad e forse potrei decidere di lasciarvi andare senza torcervi un capello. - offrì con un sorriso affabile, falso.

Nemeria gelò sul posto: non sapevano niente, non si erano premurate di raccogliere informazioni, cosa avrebbero potuto dirle?

- Non ne sappiamo nulla, davvero. Non eravamo nemmeno a conoscenza che Harmad fosse partito. - mentì Altea.

- E tu pensi che io ti creda? Abbiamo visto la vostra cagna Tian, nel Quartiere del Legno, mentre parlava con Pavona. A proposito, oggi non è con voi? Che disdetta, ho un dente rotto da restituirle. - si tirò su l'angolo della bocca e il sole delineò il buco di un molare mancante, - Quella troia è l'unica del vostro insulso gruppetto che trovo interessante. È un vero peccato che si ostini a rimanere con voi. -

- Già, è davvero uno spreco. Con una come lei potremmo persino rivaleggiare con i Falchi. - aggiunse uno dei ragazzi, quello col collo taurino e gli occhi porcini.

- Omeed, Zahra, ci state mettendo troppo. -

A parlare era stato il terzo membro, uno Sha'ir con la punta dell'orecchio sinistro tagliato e una cicatrice che gli attraversava tutto il viso, dalla mandibola fino alla fronte. Le scrutava col suo unico occhio, calcolando cosa ne avrebbe fatto di loro con uno sguardo freddo e cinico che si sposava a meraviglia col sorriso sghembo. Non era Zahra il capo dei Cani. Era lui.

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