Punizione [3/4]

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- Cominciamo dalle basi. Rilassati e fai dei respiri profondi: devi raccogliere i pensieri e spingerli fuori, in modo che la tua mente sia vuota. -

Nemeria obbedì, aveva troppo paura di contrariarla per dirle che ci aveva già provato un milione di volte senza riuscirci.

- Concentrati solo sulle mie parole, escludi il resto dei suoni. Se ti viene difficile, immagina di avere un fiore di loto sulla pancia, pronto ad aprire i petali a ogni tuo respiro. -

Il calore di Noriko si protese in una fluttuante carezza sulla sua spalla. Saperla lì, vicino a lei, attutì i battiti del suo cuore. Nemeria appoggiò le mani sulle ginocchia e inspirò piano, rilassando le spalle.

- Ripeti nella tua mente: "Sat, Chit, Ananda."-

- Sat, Chit, Ananda. - scandì a bassa voce, - Sat, Chit, Ananda. -

Il mantra era lo stesso che ripeteva Etheram. Glielo aveva insegnato Fakhri e aveva provato a fare lo stesso con lei, ottenendo come unico risultato di farla addormentare.

"Esistenza, coscienza, beatitudine."

Le aveva regalato un sorriso bellissimo quando le aveva chiesto cosa significasse. All'epoca, Nemeria aveva otto anni ed Etheram ne aveva appena compiuti tredici. Era cambiata molto da quando era stata iniziata al Primo sentiero, quello dell'aria; era diventata più malinconica, parlava poco e non perdeva occasione per accompagnare Arsalan quando dovevano commerciare, il suo blocco da disegno sempre sottobraccio e un carboncino infilato tra orecchio e testa. Non aveva tempo per nessuno, a parte che per sua sorella, per lei era sempre presente.

"Sat, Chit, Ananda."

Si erano appena fermate in un'oasi sperduta in mezzo al nulla, un lago cristallino circondato da cespugli che brillava come uno zaffiro nell'aria densa che frizzava nei polmoni. In quella parte della Chin settentrionale faceva molto freddo e nel deserto non era raro trovare la brina o, come aveva potuto vedere Nemeria, la neve. La magia dell'Alta Sacerdotessa le celava alla vista delle carovane che percorrevano la Râh-e Abrisham e quella delle Anziane era sufficiente ad allontanare i venti gelidi e umidi quando si accampavano.

Fuori una tempesta di sabbia aveva coperto la luna e sferzava le tende, tenendola sveglia. Rakshaan dormiva nella culla, abbracciato al suo pupazzo, vicino alla stuoia di Hediye. Etheram aveva chiuso il suo blocco e lo aveva adagiato sotto il cuscino.

- Sat, Chit, Ananda. Cosa significano? - aveva insisto Nemeria.

- Ci sono tante risposte a questa domanda. Quale vuoi sentire? -

- Vorrei sapere quella giusta. -

- Pensi che ce ne sia una sola? -

Etheram le aveva fatto posto vicino a lei, come sempre accadeva quando Nemeria si svegliava. Aveva ancora i capelli castani, con qualche punta grigia stinta che sbucava in una chioma altrimenti liscia e uniforme.

- Non lo so... penso di sì. Fakhri dice che esiste una sola verità e lei non sbaglia mai. -

Etheram le aveva passato un braccio sulle spalle e l'aveva stretta a sé. Aveva un'espressione molto seria, Nemeria non l'aveva mai vista così.

- L'esistenza è lo stato d'essere delle cose. Quando dico "io sono", sto affermando che io esisto, che sono qui, ora, nel presente. Questa conoscenza mi è data dal mondo che confina con me, da come reagisce e interagisce. La beatitudine è... difficile da spiegare. È la tranquillità interiore, accompagnata dalla conoscenza più profonda della nostra anima e di quella del mondo. -

- Quella che si raggiunge alla fine dell'Ultimo sentiero, quando si è in comunione anche con l'elementale più diverso da noi?-

Etheram aveva annuito e il suo sguardo si era improvvisamente rabbuiato. La tempesta fuori si era appena placata, come se la tristezza di sua sorella ne avesse fiaccato la forza.

- Sai, Nemeria, a volte è meglio non sapere. - aveva sussurrato e l'aveva abbracciata come Rakshaan il suo pupazzo, - La beatitudine che nasce dalla conoscenza può generare molte più domande delle risposte che elargisce. -

- Allora non significa che qualcosa non è andato storto? -

Etheram aveva sospirato, afflitta.

- Non credevo che sarebbe stato così. -

- Così come? -

- Doloroso... -

All'improvviso qualcuno pronunciò il suo nome e Nemeria aprì gli occhi. Sayuri e Noriko la stavano fissando, entrambe con un'espressione accigliata.

- Ti sei addormentata? - la interrogò la syad.

- No... -

Sbatté le palpebre per scacciare lo sciame di puntini colorati che le punteggiava la vista. Il sentore dell'umidità, il calore avvolgente di sua sorella, il basso russare di Hediye le accarezzavano ancora le orecchie, chiari e vividi come eventi accaduti il giorno prima.

- Un'allucinazione, allora. Sono uno degli effetti sgradevoli delle bacche tanu. - spiegò Sayuri mentre si alzava, imitata da Noriko e Nemeria, - In questo stato provare a continuare a meditare sarebbe inutile. Sfruttiamo l'energia in eccesso per imparare qualche tecnica. -

- Io sono una Dominatrice del Fuoco. - obiettò Nemeria.

Si rese conto un istante dopo di aver parlato a sproposito.

- Il tuo e il mio elemento sono simili: entrambi leggeri, entrambi imprevedibili, il caldo e il freddo, opposti e complementari. - Sayuri scandì le parole lentamente, ma con durezza, - Mettiti vicino a Noriko e seguila nei movimenti. -

Nemeria non se lo fece ripetere due volte. Noriko si inchinò, poi chiuse la sinistra sul pugno destro, all'altezza del mento. Divaricò le gambe, portò le braccia all'altezza dell'inguine e risalì sopra la testa, le dita sempre intrecciate e i palmi verso l'alto.

Nemeria non staccò gli occhi da lei. L'amica eseguiva tutti i movimenti a occhi chiusi, con una fluidità e una sicurezza disarmanti. Cercò di ripetere tutto, più di una volta, sentendosi però sempre impacciata. La pelle sulla schiena pizzicava appena, un prurito che le faceva venire voglia di buttarsi a terra e rotolarsi come un orso.

- Respira col naso, punte dei piedi dritte, spalle rilassate. - la riprese Sayuri.

Nemeria annuì e si sforzò di applicare le correzioni, di ignorare quella voglia di mandare tutto all'aria che le scorreva nelle vene. Avrebbe voluto avere a portata di mano un tirapugni, o qualsiasi cosa per sfogare l'energia che le ribolliva dentro.

Noriko aprì le gambe e piegò le ginocchia come se fosse in sella. L'indice e il medio, uniti, erano distesi mentre disegnava la forma di un arco con le braccia, dapprima a destra e poi a sinistra.

- Giù il baricentro, mantieni la posizione. -

Sayuri le diede un colpo sul piede sufficiente a farle capire che doveva divaricare di più le gambe. I muscoli sulle cosce tiravano così tanto da farla tremare. Quando poi le raddrizzò le spalle, Nemeria era già quasi al limite. Come se lo avesse capito, Noriko cambiò tecnica: rimase in equilibrio sulla gamba sinistra, ruotando i polsi della braccia aperte.

Andarono avanti così per tutto il pomeriggio. Sayuri le guardava tenendosi a debita distanza, riprendendole quando sbagliavano qualcosa, come quando Noriko non aveva ruotato abbastanza il torso. Per il resto le controllava in silenzio, senza tradire alcuna emozione. Quando finalmente fece loro segno di smettere, Nemeria si piegò sulle ginocchia: il sudore le aveva attaccato i vestiti addosso e i muscoli, tutti, sembravano non essere più capaci di sostenerla.

- Domani mattina, solita ora. - annunciò Sayuri.

Noriko annuì, poi prese Nemeria sottobraccio e la trascinò fuori dal campo.

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