Memorie di luce[4/6]

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La mattina seguente, non venne nessuno a svegliarla. Quando Nemeria aprì gli occhi, l’infermeria era ancora avvolta nel silenzio. Si mise a sedere e sorseggiò un bicchier d’acqua, lo sguardo fisso nel vuoto. Non si rese conto di averlo finito finché non ebbe di nuovo la gola secca. Rimase a guardare il gioco di luci sul pavimento, mentre pian piano rimetteva insieme le immagini dei… come doveva chiamarli? Sogni? Visioni? Qualsiasi cosa fossero, erano nitidi come dei ricordi. Come se lei quelle situazioni le avesse già vissute.

“C’è qualcosa che manca, però.”

Strizzò le palpebre e cercò di ricostruire il viso del suo compagno di giochi preferito, il fratellino di Taleyta. Nulla, il vuoto. Si rese conto con un brivido di orrore che anche da sveglia non riusciva a ricordare il suo nome. Era come se non fosse mai esistito, e più tentava di ricordare, più la sensazione di smarrimento aumentava. Alla fine, si afflosciò sul letto, la stanza che girava sopra e sotto di lei come una nave in burrasca.

“La strada per la Verità...”

Studiò la propria mano in controluce e la lasciò ricadere sulle lenzuola. Realizzare che l'Alta Sacerdotessa era morta pose fine a quel fastidioso vorticare. Si aggrappò a quella certezza e si sforzò di riprendere a respirare. Non sentiva l'impulso di piangere o gli occhi lucidi. Avrebbe voluto farlo, ma non ci riusciva. Si rese conto, invece, che i polmoni incanalavano meglio l'aria, come quando si guarisce da una lunga malattia.

- Madre, nell'ora più buia, guida a te chi non ha più stelle. - mormorò.

Il silenzio della mattina rimase l'unico spettatore del suo cordoglio. Nel fascio obliquo della luce del sole, Agni danzava sulle note allegre di un flauto.

Circa due ore dopo, Merneith venne a comunicarle che le coppie delle semifinali erano già state decise e che lei avrebbe gareggiato la mattina seguente. Nemeria immaginava che ci fosse lo zampino di Tyrron e che il suo scopo fosse quello di lasciarla riposare, ma non aveva nessuna intenzione di rimanere tutto il giorno in infermeria.

- Voglio andare a vedere Noriko combattere. -

- Il padrone aveva immaginato che avresti fatto una richiesta del genere. -

Merneith si fece avanti e depose un cambio d'abiti – una semplice tunica bianca smanicata e il suo amato paio di endromis – sullo sgabello. Mentre l'aiutava a vestirsi, Nande entrò e diede loro il buongiorno. Nemeria notò la sua espressione contrita, come se disapprovasse. Non poteva rimanere lì, però. Doveva essere lucida per trovare un senso alle parole dell'Alta Sacerdotessa e a quei ricordi che aveva dimenticato di avere. Se fosse rimasta, sapeva che non ce l'avrebbe fatta. Per quanto Ozgur avesse spalancato le finestre, l'infermeria odorava di malattia.

Più d'ogni altra cosa, voleva essere la prima a congratularsi con Noriko quando avrebbe vinto contro Abayomi: per nessuna ragione al mondo si sarebbe voluta perdere quello scontro.

- Morad ci aspetta qui fuori assieme al padrone. - la informò Merneith e le porse il braccio con un sorriso più che cordiale, - Appoggiati pure a me, non devi compiere sforzi inutili. -

Nemeria accettò volentieri il suo aiuto. Anche se non l'avrebbe mai ammesso ad alta voce, era abbastanza sicura che sarebbe caduta se non ci fosse stata lei a sostenerla mentre scendevano le scale.

Mentre camminavano per i corridoi, diversi occhi si posarono su di lei. Non erano solo quelli degli allievi, ma anche quelli dei servi, dei soldati, di molte persone con le quali non aveva mai scambiato una parola. Tutti le sorridevano meravigliati, richiamando l'attenzione del compagno con una gomitata o con uno schiocco di dita.

- Comincia ad abituarti: tra poco avrai bisogno di una scorta anche qui dentro. -

L'affermazione di Merneith aveva una nota scherzosa, ma Nemeria non faticava a immaginarsi così famosa. Il calore nel petto si espanse e il sorriso sulle labbra si allargò ancora di più.

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