Lucciole[4/6]

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- Sta' lontano. - gli intimò Noriko.

Si mise in posizione e allargò le gambe, pronta a scattare. Il predone però continuò ad avanzare con la tranquillità di chi sa di aver già la vittoria in tasca. L’aria gli vorticava attorno, sollevando i granelli di sabbia.

Nemeria la vide prepararsi a tirare una sventagliata. Il vento si materializzò in un cerchio opaco che sfrecciò raso terra, creando un’onda di sabbia. Il predone, invece di arretrare, attaccò. Lo dissipò con un fendente e proseguì la sua corsa verso di loro. Noriko lo incontrò a metà e lo respinse.

Nemeria rimase immobile, attaccata al muro, il cuore sprofondato nell’acido dello stomaco.

Cuore di fuoco.

“Agni...”

Cuore di fuoco, devi reagire.

Noriko parò un tondo, avanzò di tre passi, deviò un affondo e fece una finta. Il predone non ci cascò. Scartò di lato, le si accostò dal suo punto cieco e le assestò un colpo alla tempia col pomo della spada. Le girò di nuovo attorno e menò un fendente dalla spalla al fianco che la mandò a carponi. Tra i brandelli della tunica si intravedeva il marrone del cuoio.

- Noriko! -

Nemeria compì un passo verso di loro, uno solo. Spostò lo sguardo sugli spalti. Il pubblico strepitava. Udiva le risate sguaiate, le urla d’incitamento delle ultime file e il crescendo dell’orchestra. Li sentiva, ma non li vedeva. Nell’arena c’erano gli spettri della sua tribù che la osservavano. Sua madre morta con un sorriso macchiato di sangue, la figura deforme di suo fratello, calpestato dalla folla, sua sorella trafitta da decine di frecce assieme alle altre Jinian. I loro fantasmi occupavano le gradinate in attesa che il predone ottenesse il suo sacrificio, come aveva fatto con loro.

Cuore di fuoco, non puoi arrenderti così.

“Cosa posso fare? Nemmeno l’Alta Sacerdotessa è riuscita a fermarli!”

Si sentì avvolgere da braccia invisibili.

Tu puoi tutto.

Noriko raccolse il ventaglio, si rimise in piedi e aggredì il predone alle spalle. Lui si voltò, tagliò la palla d’aria che gli aveva lanciato contro e, con un gioco di polso, la disarmò. La ragazza non fece in tempo ad allontanarsi che un pugno la spedì di nuovo a terra.

- Quanto sei fastidiosa. - ringhiò.

Le diede un calcio per liberarsi, ma Noriko mantenne la presa sul piede. Il predone sollevò la spada per trafiggerla e lei rotolò via. Ansimando, si asciugò il sudore che le imperlava la fronte e strinse il ventaglio da guerra in pugno.

Vieni con me, Cuore di fuoco. Danza con me e avrai tutto il potere di cui hai bisogno.

Agni era le fiamme. Non c’erano gonne, campanelli, bracciali. Solo fuoco ad immagine di donna.

“Non posso, sono legata.”

Non sei legata, se non vuoi esserlo. Niente può imprigionare il fuoco.

Nemeria si portò le mani al petto, strinse la pietra di luna e strappò il ciondolo. La pietra le cadde sul piede e scivolò nella sabbia, rovente come non mai.

“Mi darai tutto il potere di cui ho bisogno?”

Avanzò fino al limitare del cerchio di pietre che circondava Agni. I nodi dell’imbragatura si erano allentati, la corda si era fatta più lunga e molle, eppure a un passo dalle fiamme si tese all’improvviso.

Non ti devo dare nulla. È tuo da sempre, basta che pronunci il mio nome. Il mio vero nome.

Il predone tentò più volte di ucciderla, ma Noriko lo pressava per tenerlo lontano da Nemeria. Zoppicava e una brutta ferita le deturpava la gamba. Schivò troppo lentamente un affondo e la lama del predone le tagliò la guancia e il lobo dell’orecchio. Noriko inciampò. Il sangue si riversò dal taglio su tutto il collo e la gola, ma lei non emise nemmeno un gemito. Finse un colpo al volto col ventaglio e poi caricò un calcio stretto, dritto al petto, abbastanza forte per guadagnare distanza, troppo debole per fargli davvero male.

L’aria era rarefatta attorno a Nemeria. Più respirava, più le sembrava di soffocare. Afferrò il collare con entrambe le mani, lo stritolò e tirò. L’oricalco rovente era doloroso a contatto diretto con la pelle, la percepì gonfiarsi e riempirsi di bolle sempre più grosse. Quando la fibbia cominciò a cedere, il potere di Agni ribollì sulle ferite aperte. Il sangue divenne fuoco, il suo cuore un tamburo da guerra che rullava con la forza di mille tuoni.

Di’ il mio nome, Cuore di fuoco.

Nemeria si strappò le corde di dosso e si guardò le mani macchiate di sangue non suo. Intorno a lei, sulle pareti della grotta, si affollavano gli spettri dei morti.

“Tu sei Jatharagni, il fuoco che tutto distrugge.”

L’elementale sorrise. Il collare si staccò con uno schiocco metallico e anche l’ultima corda cadde al suolo. Quando Nemeria entrò nel cerchio di pietre, le fiamme si chiusero sulla sua mente e sul suo corpo. Una colonna di fuoco si innalzò fino al cielo e si esaurì in un’esplosione di scintille.

Noriko giaceva intontita qualche passo dietro il predone. La coda si era sciolta e il sangue si era rappreso là dove il calore l’aveva toccata. Anche se sembrava morta, Nemeria sapeva che era viva. Lo sentiva, così come sentiva le centinaia di fiammelle che crepitavano sulle gradinate, quelle che davano vita a tutte le persone lì raccolte.

- Cosa sei? - domandò il predone in un sussurro sconvolto e, brandendo la spada, arretrò.

Nemeria non avrebbe saputo dargli una risposta. Era lei, ed era Agni, erano un unico elemento. La sua anima stava bruciando nel cerchio di pietre, ma non era doloroso. Nemmeno la pelle nera o la criniera di fuoco le facevano male.

Avanzò oltre il pavimento di vetro, lasciandosi dietro una scia di impronte opache. Sprigionava così tanto calore che la sabbia si trasformava appena la sfiorava.

- Non avvicinarti! - il predone afferrò Noriko e le puntò la lama alla gola, - La ammazzo! Giuro che la ammazzo! -

Nemeria ghignò serafica. Azzerò la distanza tra di loro in un balzo e gli afferrò il braccio.

- Spegniti. -

Il fuoco lo avvolse senza sfiorare Noriko. Il predone urlò, lottò per liberarsi dalla sua presa, ma Nemeria lo trattenne con facilità. Lo guardò bruciare il silenzio, gli occhi rossi, dello stesso calore del ferro rovente, che si riflettevano nei suoi, nascosti dietro la maschera. Presto la pelle sotto la sua si carbonizzò e i muscoli si sciolsero assieme alle ossa. Oltre alla spada, non rimase altro che un cumulo di cenere maleodorante.

- Nemeria. -

Noriko si reggeva a stento in piedi e si premeva la mano sulla gamba ferita. Le fece un cenno del capo. Erano state accerchiate dalle guardie. Stavolta avevano le armi sguainate e gli scudi alzati. Alle loro spalle c’erano sia Sayuri che Roshanai. Avrebbe voluto dir loro che era ancora in sé, ma qualcosa la chiamava da dentro di lei.

“Adesso sono pronta.”

Inspirò piano e chiuse gli occhi, lasciandosi cadere.

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