Nemeria uscì dall'infermeria e si diresse al piano inferiore. Forse sarebbe stato più intelligente tornare prima in camera e cambiarsi la tunica macchiata di sangue e stracciata in più punti, ma aveva troppa fame e si sentiva troppo stanca per tornare indietro. Quando si presentò, nel refettorio solo un altro paio di tavoli erano occupati, tra cui quello a cui sedevano Durga e Noriko. Il posto di Ahhotep era vuoto.
- Ho fatto quello che potevo per tenere la zuppa calda. - disse Durga.
- Non ti preoccupare. Grazie. - le sorrise mesta Nemeria.
Dedicò tutte le sue attenzioni al pappone – perché quello era – ormai freddo. Non aveva voglia di parlare con nessuno o di stare in compagnia, ma non poteva nemmeno prendere tutto e andarsene in camera. Forse avrebbe potuto evitare Durga, ma Noriko dormiva nella sua stessa stanza.
Come se avessero intuito il suo stato d'animo, le due ragazze non tentarono alcun approccio. Nemeria gliene fu grata, perché, anche volendo, con quel costante dolore al naso non avrebbe messo insieme più di tre o quattro parole.
Alla fine della cena, Durga mise a posto il vassoio per lei e Noriko l'affiancò mentre si avviavano fuori. In un certo qual modo, sembrava quasi la stesse scortando fuori: con le spalle dritte e il portamento marziale, agli occhi di Nemeria appariva come un soldato così dedito alla sua missione da ignorare tutto il resto. Persino i segni della stanchezza erano contenuti sul suo viso, ma delinearono le pieghe agli angoli della bocca quando Noriko la storse in una smorfia sofferente.
- Ci vediamo domani, allora. - la salutò Durga.
- Sì, puntuale. -
La bambina scoccò un rapido sorriso anche a Noriko, prima di precipitarsi su per le scale.
- Hai voglia di fare una passeggiata? -
La proposta colse Nemeria impreparata: - Non c'è un coprifuoco? -
- La sola raccomandazione è quella di andare a dormire presto, altrimenti si rischia di perdere gli allenamenti o fare schifo. -
Nell'aria fresca della sera, gli ansiti degli studenti che ancora si allenavano parevano più uno scherzo della stanchezza che un dato reale. Eppure, se Nemeria prestava orecchio, poteva udirli: il sibilare di una lama, lo spostamento d'aria di un pugno, il battito ritmico dei piedi intervallato da quello della corda.
Vieni al campo del fuoco.
Sussultò. Quella voce... era Pavona.
- Vorrei continuare ad allenarmi. - sbottò senza pensarci troppo.
Noriko inarcò un sopracciglio, comunicando tutto il proprio scetticismo.
- In questo stato può essere solo deleterio per te. -
- Se non faccio qualcosa per migliorare, Roshanai mi farà a pezzi. -
- Anche se lo volesse, Tyrron glielo impedirebbe. -
Nemeria scosse la testa. Le sembrava di avere una pallina al posto del cervello, che rotolava nel cranio a ogni minima oscillazione.
- Ci metterò poco, te lo prometto. -
- Te l'ho già detto stamattina, Nemeria. Non devi dimostrare niente. Nessuno ti ha insegnato a combattere, è già tanto che tu riesca a reggere questi ritmi. -
- Appunto perché sono più indietro degli altri devo cominciare a fare sul serio per imparare. - si passò una mano sulla bocca e sfiorò con l'anulare la punta del naso, - Sono stufa di essere la più debole, quella che deve essere sempre protetta. Da quando sono arrivata a Kalaspirit, mi sono nascosta sempre dietro di te, Altea, Hirad e ora Durga. Io... io non voglio più essere così. Non voglio più vivere nascosta nell'ombra di qualcun altro. -
- Nemeria, non puoi pretendere di diventare brava dall'oggi al domani. Ti posso insegnare io qualcosa, se proprio ci tieni, ma prima devi riprenderti. -
- Se tu puoi sopportare l'allenamento con Sayuri con un taglio sulla pancia, io posso fermarmi un'ora a esercitarmi con la shamshir. -
- Sei stupidamente cocciuta. -
- Tu più di me. - la rimbeccò.
Noriko trasse un profondo respiro, si girò e scrollò le spalle. Quando non si voltò, Nemeria seppe di aver vinto.
- Non fare tardi. -
- Ricevuto! -
Imboccò le scale e si precipitò al campo del fuoco. La luce calda dei treppiedi spennellava l'ambiente con un alone dorato sufficiente a illuminarne il perimetro e a schiarire in un grigio sfumato il nero del buio.
- Pavona? -
Sono qui.
Ci fu un frullio d'ali, poi un corvo planò ai suoi piedi. Inclinò la testa in alto e fissò Nemeria dritta negli occhi. Aveva uno sguardo intelligente, troppo per un animale.
- Sei tu? -
Sorpresa?
Il gracchiare che seguì poteva essere interpretato come una risata.
"Purtroppo non ho trovato di meglio per venire qui. Non ci sono molti animali in questa città."
Nemeria si stropicciò gli occhi e si accucciò. Sua sorella le aveva accennato qualcosa del genere, ma le sembrava impossibile che dentro quel corvo ci fosse Pavona.
Si chiama Proiezione. Gli animali hanno una mente semplice e non hanno le capacità di opporre una reale resistenza. Con gli umani è più difficile, molto più difficile. Anche se avessi potuto, non conosco nessuno che potesse entrare qui dentro senza farsi notare.
- Quindi tu ora stai parlando con me attraverso il corvo, giusto? -
Sì. La mia mente ha occupato il suo corpo e posso muoverlo come se mi appartenesse.
Nemeria si sentiva un po' stupida a parlare con un animale ed era certa che se qualcuno l'avesse vista l'avrebbe presa per pazza. Per quanto potesse risultare strano, però, Pavona era lì, davanti a lei.
Ho riflettuto a lungo su quello che ci siamo dette e ho deciso di aiutarti. Io ho ripudiato la mia eredità, ma amavo ogni singolo membro della nostra tribù. Non avrei mai augurato a nessuno di loro un fato tanto terribile.
Gli occhi divennero lucidi, ma Nemeria non avrebbe saputo dire se fosse una sua impressione, un gioco di luci o un vero velo di lacrime.
Non posso fare molto. Il mio addestramento mi ha portata a padroneggiare appieno solo la terra. Ma qualcosa so e credo che tu debba impararla prima di perdere il controllo.
Nemeria si sentì punta sul vivo. Che lei sapesse ciò che aveva fatto a Durga e Roshanai? La vergogna le imporporò le guance e le arrossò le orecchie.
- Anche noi rischiamo di trasformarci in Jin? - sussurrò e si strinse le ginocchia con entrambe le braccia.
È più complicato di così. Se mi permetterai di aiutarti, ti dirò tutto ciò che so. Non sentirti in obbligo di dirmi di sì. Posso capire che tu voglia lasciarti alle spalle ciò che è accaduto. Se vuoi, sparirò e non verrò più a tormentarti.
- No. - proferì in un impeto disperato, - No, io ho bisogno di sapere. Quello che mi sta accadendo... non riesco a controllarlo e ho paura di fare del male a qualcuno. Qualsiasi aiuto tu possa darmi, lo accetterò. -
Il corvo la scrutò con i suoi occhi pieni di consapevolezza umana. Fino all'ultimo, Nemeria temette che si tirasse indietro, che sarebbe stata lei ad andarsene e ad abbandonarla in balia di quel potere che non sapeva come domare. Invece Pavona zampettò in mezzo al campo e sbatté le ali un paio di volte, come se dovesse ancora prendere dimestichezza con il nuovo corpo.
Allora cominciamo.
Il mondo, in quel momento, divenne più luminoso per Nemeria, e non solo perché le fiamme nei treppiedi cominciarono a scoppiettare con più ardore.
Angolino autrice
Buongiornissimo u.u stavolta appaio solo per chiedervi se riuscite a capire che Pavona sta parlando mentalmente a Nemeria o se, seconeo voi, dovrei aggiungere le virgolette alte dei pensieri. Mi è venuto il dubbio mentre leggevo il capitolo quindi ditemi voi ^^
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Fighting Fire
FantasyPRIMO LIBRO DELLA SAGA "JINIAN" "Un bambino è la forma più perfetta di essere umano." (Vladimir Nabakov) Nemeria è una bambina come tante, se non fosse che è una Jinian, una figura leggendaria capace di dominare i quattro elementi. Sotto la guida de...
