Era quasi l'alba quando Nemeria aprì gli occhi. Aveva ancora una mano stretta attorno alla pietra di luna, ma l'altra era vuota. Etheram se ne stava seduta accanto a lei, gli occhi chiusi, l'espressione concentrata e i palmi, illuminati da una luce dorata, appoggiati a terra.
-Etheram...? - la chiamò incerta.
Non ottenne risposta. Solo il movimento dell'elementale sotto la pelle delle braccia tese le fece capire che non si era addormentata durante la meditazione.
Con la mente ancora annebbiata dal sonno, Nemeria si guardò intorno, per poi dirigere la sua attenzione prima verso l'entrata e poi all'interno della tenda. Alle sue orecchie le arrivarono il leggero russare di Hediye, il borbottio sommesso di Rakhsaan e il sibilare leggero del vento. Suoni familiari, suoni di casa.
Etheram, però, sembrava sentire qualcos'altro. D'un tratto impallidì e, quando riaprì gli occhi, Nemeria vide la paura accenderle lo sguardo.
-Ci stanno attaccando. Sveglia Hediye e Rakhsaan, io vado ad avvertire l'Alta Sacerdotessa. -
-Attaccando? Chi? - indagò sconvolta, svegliandosi del tutto.
-Non lo so, ma non è importante ora. - disse in tono calmo, la voce di nuovo ferma e gli occhi limpidi, e Nemeria si quietò un poco.
Le Anziane raccontavano spesso come fosse il mondo fuori dalla tribù, quanto potessero essere crudeli gli uomini, ma le avevano sempre rassicurate: la magia dell'Alta Sacerdotessa e delle altre Jinian, fin da quando Heydar aveva scatenato la collera della Madre, aveva reso il loro popolo invisibile. Solo le poche donne che possedevano il dono della vista erano in grado di scorgerli, e dopo un'attenta selezione venivano accolte nella tribù. Quindi com'era possibile che qualcuno le potesse attaccare? I mortali non sapevano della loro esistenza, le Anziane e gli uomini che mercanteggiavano avevano garantito che erano diventate solo una leggenda.
Quando Etheram l'afferrò per le spalle, Nemeria trasalì. Aveva la mascella contratta e gli occhi si erano accesi di una calda luce dorata, così come le braccia e le mani.
-Ascoltami, lo so che hai paura, ma andrà tutto bene. Rilassati e sveglia Hediye e Rakhsaan. Se è vero che qualcuno ci ha trovate, siamo tutte in grave pericolo. Io non posso rimanere qui, devo unirmi alle altre per combattere, perciò dovrai essere tu a prenderti cura di loro. -
-Combattere? Ma io so a malapena utilizzare l'elementale del fuoco! -
Etheram fece per ribattere, ma l'elementale risalì, in una scia dorata intermittente, il suo braccio e le sussurrò qualcosa all'orecchio, qualcosa che l'allarmò. Il vento trasportò le urla concitate di donne e uno scalpiccio frenetico. La voce risoluta di Fakhri sovrastò tutte le altre, assieme a quelle delle maestre, che esortavano tutti a radunarsi attorno alla tenda dell'Alta Sacerdotessa.
-Ci stanno davvero attaccando? -
A quella domanda, le due sorelle si girarono in simultanea. Hediye avanzava zoppicando verso di loro, con in braccio il piccolo Rakhsaan ancora addormentato. Lo stringeva forte al seno, le mani e le spalle tremanti come il sorriso che rivolse a Nemeria.
-Sì, per questo dovete andare via. Seguite le indicazioni delle maestre, andate dall'Alta Sacerdotessa. - spiegò rapidamente Etheram, - Non allontanatevi dagli altri, per nessuna ragione al mondo, chiaro? -
-Tu non verrai? - balbettò Nemeria.
-No, io mi unirò alle Jinian. -
Nemeria cercò le parole per rispondere, per convincerla a non separarsi, ma i pensieri si accavallavano impedendole di concentrarsi. Un terribile presentimento si fece strada nel suo cuore. Non voleva che Etheram andasse, sentiva che, se fosse uscita dalla tenda, non l'avrebbe più rivista. Eppure, per quanto si sforzasse, la sua voce rimaneva incastrata in gola.
Etheram le diede un bacio sulla fronte e l'abbracciò, affondando la mano nei capelli neri della sorellina. Nemeria comprese subito che era un addio.
-Non piangere, andrà tutto bene. - le soffiò all'orecchio, asciugandole le lacrime.
-Sì, andrà tutto bene, vedrai. - reiterò Hediye, prendendole la mano, e con delicatezza l'allontanò dalla sorella, - Abbi cura di te, Etheram. -
La ragazza elargì un lieve cenno di assenso, si voltò e schizzò fuori dalla tenda. Nemeria guardò con gli occhi fuori dalle orbite il punto in cui fino a un istante prima c'era Etheram, avvertendo il gelo penetrarle nelle ossa. Poi Hediye la tirò e lei fu costretta a seguirla, le gambe rigide come tronchi e il cuore pesante come il piombo.
Non appena uscirono, il caos le avvolse. Uomini, donne e bambini camminavano affiancati, stringendo al petto i pochi averi che potevano portare con loro. Le maestre giravano tra la folla, facendo sentire la loro presenza in modo da contenere il panico che, come un morbo mortale, si diffondeva sui visi sudati dei fuggiaschi. Il sole, a quell'ora della mattina, rendeva la sabbia rovente e l'aria irrespirabile, ma senza nessuna Jinian a richiamare il potere degli elementali non potevano fare altro che avanzare lentamente, con il fiato che bruciava la gola e gli occhi pieni di paura, ammassati gli uni agli altri per difendersi da un nemico invisibile e sempre più vicino.
Nemeria girava il capo da una parte all'altra, nella speranza di scorgere qualche viso conosciuto in mezzo alla bolgia, ma l'unica cosa a cui riusciva a pensare erano le parole di Etheram.
-Predoni! Predoni a cavallo! -
-Sono più di trenta, come faremo a salvarci? -
-Sono neri come i Jin, ma sono uomini. -
-Come hanno fatto a trovarci? Non sanno usare la magia! -
-Mamma, dove stiamo andando...? - domandò Rakhsaan con voce impastata, sbadigliando.
Il bambino osservò il panorama con aria persa, gli scarmigliati riccioli biondi che gli circondano il viso come un'aureola e le braccia cinte attorno al suo pupazzo di stoffa. Alla vista della gente che correva gridando, le facce distorte dal terrore e l'incarnato pallido come quello di uno spettro, Rakhsaan percepì la paura montare come un'onda violenta.
-Mamma?! - chiamò spaventato, aggrappandosi al collo di Hediye come se fosse l'unica ancora di salvezza.
-Andiamo dall'Alta Sacerdotessa, amore. Ci sono degli uomini cattivi che vogliono farci del male, ma le nostre Jinian ci proteggeranno.Andrà tutto bene, vedrai. - rispose la donna, ma Nemeria colse la sua esitazione.
Anche Rakhsaan dovette notarla, però non osò chiedere, rannicchiandosi contro il suo petto e nascondendo il viso nell'incavo del collo della madre. Hediye gli accarezzò la testa e gli scoccò un bacio sui capelli. Cercò di mantenere un passo sostenuto, ma la caviglia le doleva e la rallentava. Se l'era slogata due giorni prima, mentre tornava a casa dopo essersi occupata della febbre di Keyvan. Doveva essere una cosa da poco, un paio di giorni nella tenda a riposare e si sarebbe rimessa in sesto. Ora, invece, Nemeria si domandava se avrebbe visto sorgere un'altra alba.
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Fighting Fire
FantasyPRIMO LIBRO DELLA SAGA "JINIAN" "Un bambino è la forma più perfetta di essere umano." (Vladimir Nabakov) Nemeria è una bambina come tante, se non fosse che è una Jinian, una figura leggendaria capace di dominare i quattro elementi. Sotto la guida de...
