PRIMO LIBRO DELLA SAGA "JINIAN"
"Un bambino è la forma più perfetta di essere umano."
(Vladimir Nabakov)
Nemeria è una bambina come tante, se non fosse che è una Jinian, una figura leggendaria capace di dominare i quattro elementi. Sotto la guida de...
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
Il gioco è una cosa seria. Anzi, tremendamente seria.
(Jean Paul)
Prima che la frustrazione prendesse il sopravvento, Nemeria marciò fino al campo del fuoco. Durga era già lì che l'aspettava. Non appena la vide, le corse incontro, ma si fermò poco prima di investirla.
- Stai bene? Ti hanno fatto del male? -
- No, sto bene. - rispose, allungò le braccia in avanti e le girò per confermare la sua affermazione, - Roshanai dov'è? -
- Non lo so, non è ancora arrivata. -
- Non è puntuale come Sayuri. -
Durga scosse la testa. Si era legata i capelli in una coda laterale, che però non riusciva a contenere tutta quella matassa selvaggia, simile a una criniera.
- Non mi piacciono quei due, soprattutto Zahra. Ha una faccia cattiva. -
"Se potessi, gliel'avrei già bruciata."
Nemeria incrociò le braccia sul petto e conficcò le unghie nella pelle. Si sentiva tremare per la rabbia e la pietra di luna, così come le placche del collare, era un cuore di lava che pulsava al ritmo del suo cuore di carne. Tutto l'oricalco dell'Impero non sarebbe bastato ad arginare quella brama di distruzione che raschiava le ossa della cassa toracica. Era meglio quello dell'ago di ghiaccio che le premeva dalla nuca, doloroso come le conseguenze che avrebbe dovuto fronteggiare, qualsiasi decisione avesse preso.
Si girò verso Durga. La sua vita valeva meno di un granello di sabbia e le sue fiamme non potevano ferirla. L'avrebbe ridotta a un niente ancor prima che se ne rendesse conto: niente lacrime, niente urla, niente sofferenza, non sarebbe rimasto altro che un labile ricordo che il tempo avrebbe smorzato e corroso.
Lasciò andare le braccia lungo i fianchi, si fissò le mani e chiuse appena le dita della destra. La cicatrice che le solcava il palmo era un imperfetto e frastagliato solco bianco. Era solo il segno più visibile che quell'esistenza al di fuori della tribù le aveva marchiato addosso.
- Nemeria? Nemeria, devi stare calma. - Durga deglutì e compì un passo indietro.
- Lo sono. -
Le fiamme asciugarono la paura e si espansero, avviluppando lo stomaco e i polmoni. Tutti dovevano pagare, dal primo all'ultimo, perché nessun mortale era innocente.
Artigliò la spalla dell'amica prima che potesse allontanarsi e la trasse a sé. Durga cacciò un urlo e le graffiò la mano in preda al panico, gli occhi spalancati colmi di terrore.
- Nemeria, lasciami! Mi fai male! -
Le sue parole agonizzarono in muro di fuoco. Nemeria l'afferrò anche per l'altra spalla. Le pelle sotto i suoi palmi si era arrossata e si stava sollevando in bolle contro le dita. Il sangue, caldo come olio di cottura, sgocciolava dai tagli sulle mani e, all'impatto col suolo o della carne viva, sfrigolava disperdendosi in una sottile lingua di fumo. Durga si morse le labbra e l'agguantò a sua volta. I suoi occhi giallo citrino brillarono e divennero due monete d'oro liquido.