PRIMO LIBRO DELLA SAGA "JINIAN"
"Un bambino è la forma più perfetta di essere umano."
(Vladimir Nabakov)
Nemeria è una bambina come tante, se non fosse che è una Jinian, una figura leggendaria capace di dominare i quattro elementi. Sotto la guida de...
Mai confondere una singola sconfitta con una sconfitta definitiva.
(Francis Scott Fitzgerald)
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Il pubblico rumoreggiava, trepidava elettrizzato e feroce in attesa che il combattimento cominciasse. Erano tutti assembrati ai margini del palco, spettatori e combattenti, a uno o due passi dalle linee rosse. Persino l'arbitro si teneva a debita distanza.
L'odore di sudore, sangue, vomito e umidità era così intenso da farle girare la testa, le invadeva la gola e le narici privandola dell'ossigeno necessario per essere lucida. Zahra le girava attorno, fissandola con i suoi occhi di bragia, più rossi delle linee di delimitazione, più scuri del ferro ossidato. Nemeria la seguiva con la coda dell'occhio, i pugni ben alzati a proteggere il viso e i gomiti vicini al corpo. Non era brava a fare a botte, le poche volte che non era riuscita ad evitare il conflitto ne era sempre uscita perdente. Non era una guerriera.
- Cosa preferite? - Zahra aprì le braccia e incitò il pubblico, - Volete che la massacri a suon di pugni come semplice Alatfal'yl o volete che sfoderi il mio potere? -
- Potere! -
- Vogliamo vedere i Dominatori! -
- Ho pagato per vedere i Dominatori, non due mocciose che si prendono a schiaffi! -
- E sia. - sibilò Zahra suadente e si scrocchiò il collo.
Com'era successo quel pomeriggio, la pelle si spaccò e venne sostituita dallo strato di rocce nere, che, come creature piccole e indipendenti, presero a moltiplicarsi, sdoppiandosi e ammassandosi sulle mani fino a costituire dei guanti di pietra. D'istinto Nemeria indietreggiò.
- Hai paura? - Zahra riprese ad ancheggiare attorno a lei, gli occhi che brillavano nella semioscurità, - Non ti preoccupare, fiammella, non ti ucciderò. È contro le regole. -
Un altro passo indietro. Alcuni tra il pubblico fischiavano, sputavano insulti. Nemeria si sforzò di ignorarli e al tempo stesso tentò di ricordare le lezioni di lotta di Fakhri, le sue raccomandazioni, i suoi consigli.
Non vide arrivare il pugno. Si ritrovò a terra, la guancia contro la pietra e il sapore del sangue, del suo sangue, in bocca.
- Cazzo, che colpo. -
- Zahra, vacci piano o la rompi davvero. -
- Macché, continua così! -
La prima voce scoppiò in una risata sguaiata, e le altre la seguirono a ruota. Nemeria si puntellò sulle ginocchia, fece forza sulle braccia per mettersi a carponi e strinse i denti. Le faceva male tutta la faccia, ogni singolo centimetro di pelle era in fiamme.
- Sono sorpresa, pensavo non ti rialzassi più. -
Zahra l'afferrò per la spalla e la costrinse a inarcarsi. Il respiro era spezzato e la vista sfocata. L'unica cosa nitida erano gli occhi di Zahra e le sue labbra nere schiuse sui denti scheggiati.