America, primi anni del Novecento.
Mentre trascorre la sua infanzia presso un orfanotrofio, Candice White viene adottata da una ricca famiglia. Ma il suo ruolo tra le pareti domestiche è quello di compagna di giochi per i pestiferi figli dei padron...
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
«Non hai bisogno di vedere un medico per una sciocchezza del genere!» esclamò mia sorella Iriza, infastidita.
Accelerai il passo, continuando a camminare per i corridoi affollati dell'ospedale. «Ehi, guarda che neanche a me piace venire in ospedale.» replicai impassibile.
«E poi così rischiamo di imbatterci in quella stupida di Candy.» aggiunse Iriza, fingendo un conato di vomito.
Alzai le spalle, fingendo indifferenza. «Non ci avevo pensato...»
E proprio come se l'avessimo chiamata, Candy sbucò da dietro un corridoio. Appena ci vide si fermò davanti a noi, confusa.
Mia sorella incrociò le braccia al petto. «Candy, è sempre un dispiacere...»
«Idem per me.» alzò gli occhi al cielo e si sistemò un ricciolo biondo dietro l'orecchio.
«Ho saputo le ultime novità... dunque Terence ti ha scaricata.» Iriza sfoggiò uno dei suoi soliti ghigni perfidi, divertita.
Io feci finta di niente mentre cercavo di mettere in bella mostra il mio dito fasciato. Candy dopo le parole di Iriza spalancò gli occhi.
«Non che la cosa mi abbia sorpreso, chiaramente non stava facendo sul serio con te.» continuò mia sorella, scoppiando a ridere. Ridacchiai pure io, con noia. Era sempre la stessa storia ormai. «Sei andata fino a New York per farti mollare!» continuò a prenderla in giro.
Vidi Candy stringere i pugni e deglutire. Forse si stava arrabbiando, ma mia sorella Iriza continuò, divertita. «Davvero patetico, non trovi? Ha preferito addirittura una storpia come Susanna a te...»
«Non parlare di Susanna in questo modo! Non te lo permetto!» sbottò infine Candy, gli occhi verdi in fiamme.
«Ho solo esposto i fatti...» sibilò Iriza.
«Susanna è una persona molto migliore di te!» Candy ci oltrepassò. «Il dovere mi chiama.» disse duramente, e sparì dalla nostra visuale.
Iriza digrignò i denti, con rabbia. «Migliore di me? Ma come si permette?! Io non sono affatto inferiore a Susanna!» strillò, prendendomi per un braccio e trascinandomi via. «Odiosa come sempre!»