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America, primi anni del Novecento

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America, primi anni del Novecento.

"La collina di Pony".
Era un posto verde in cima ad una collinetta selvaggia, pieno di tutti i tipi di fiori che potreste mai immaginare.

La dolce brezza della primavera mi scompigliava i capelli lunghi, facendomi finire qualche boccolo davanti gli occhi. Mi piaceva stare lì, quando litigavo con qualcuno mi rifugiavo sopra il mio grande albero. Ma soprattutto, mi faceva sentire libera stare nei posti alti. E quell'enorme albero era proprio gigante, e si vedeva tutto il magnifico paesaggio della mia cara America.

«Signori e signore, spostatevi tutti, ora scendo!» esclamai con tono plateale, e per poco a Miss Pony e a Suor Maria non venne un infarto.

Saltai giù rapidamente e atterrai su due piedi al suolo senza farmi un graffio, quelle acrobazie erano all'ordine del giorno per me. Miss Pony diceva che se continuavo a comportarmi da maschiaccio nessuno avrebbe mai voluto adottarmi. Ma io non volevo essere adottata, infatti ogni volta la domenica, quando alcune coppie venivano all'orfanotrofio per adottare uno di noi, io mi comportavo sempre male, facendoli scappare tutti. Non volevo abbandonare Annie e gli altri, io stavo bene lì.

«Candy, mi hai fatto spaventare.» Annie venne da me e mi abbracciò forte, mentre Miss Pony e Suor Maria mi guardavano esasperate. So che mi volevano bene, ma a volte proprio non sapevano come darmi una raddrizzata. Erano sempre preoccupate per me. Però sapevo che mi adoravano, anche per quel mio lato un po' pazzo.

***

Io ed Annie dopo che tutti erano tornati a farsi gli affari propri, ci eravamo messe sotto l'albero per fare qualche corona con i fiori. È una delle cose che ci piaceva più fare, quello e anche ballare in mezzo alla collina con passi scoordinati. Era divertente, anche se Tom ogni volta che ci vedeva ci prendeva in giro dicendoci che eravamo delle ballerine orribili. Ma a me non importava, mi bastava divertirmi.

«Sai Candy, certe volte mi chiedo come deve essere avere una mamma ed un papà.» sospirò Annie, e con una stretta al cuore notai che aveva gli occhi lucidi.

Annie era una bambina sensibile, al contrario di me. Io ero una chiacchierona di prima categoria, ero gioiosa e sprizzavo sempre felicità da tutti i pori.
Mentre Annie era una bambina molto silenziosa, ma educata e dolce.
Quando ci hanno trovate, non sapendo i nostri cognomi, ad entrambe ci hanno affibbiato il cognome "White" proprio perché quella sera la neve era bianca e candida. Miss Pony e Suor Maria ci raccontavano sempre di quella fredda sera invernale, quando appunto ci ebbero trovate. Mi sentivo in dovere di proteggerla da tutto e da tutti, eravamo piccole, ma io capivo molte cose dai suoi comportamenti. Non riusciva ad accettare il fatto di non avere dei genitori, ma io l'avevo  accettato fin da subito. Consideravo i miei genitori Miss Pony e Suor Maria.

«Annie, finché qualcuno non ti adotterà, ti farò da papà, okay?» ribattei sorridendole raggiante.

«Oh Candy...» notai che gli occhi le si riempirono di lacrime, e mi abbracciò. «E io ti farò da mamma, finché qualcuno non ci adotterà insieme, non voglio separarmi da te.»

🥰
-giuro solennemente di non avere buone intenzioni.

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