27. Una bella presentazione

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Una volta uscite dalla stanza, mi stiracchiai.
«Che fatica starsene in piedi per tutto quel tempo!»

«Oh, no, non dovresti fare certe cose in corridoio... se ti scoprono ti daranno delle bacchettate sulle mani!» con aria impaurita, Patty si guardò intorno per controllare che non ci fosse nessuno.

«Bè, in quel caso non potrei tenere la penna in mano e mi sarebbe impossibile studiare, no?» nonostante il mio tono allegro, Patty aveva ancora un'espressione tesa e continuò a procedere impaurita lungo un porticato.

«Quello è il dormitorio delle ragazze.» disse, indicando un elegante edificio.

«Che carino!» esclamai.

«È carino solo da fuori. Dentro è soffocante... non si può nemmeno uscire liberamente.» commentò Patty con lo sguardo basso, evitando il mio.

«Davvero? In effetti ci sono poche finestre... ma sono sicura che c'è un modo per sgattaiolare fuori.»

Nel vedere il mio sorriso malandrino, finalmente anche il viso di quella ragazza si addolcì. Aprì una pesante porta, ed entrammo nel dormitorio.

«Sono contenta che sia arrivata una persona come te... ero preoccupata, non sapendo a chi fosse destinata la camera speciale. Sai, proprio poco tempo fa è arrivata una ragazza talmente cattiva che...» Patty lasciò la frase a metà, e si arrestò di colpo.

Anche io mi fermai, confusa, e quando guardai davanti a me, non riuscivo a credere ai miei occhi. Dall'altra parte del corridoio, che procedeva con fare altezzoso, stava arrivando Iriza Legan.
Stear e Archie mi avevano detto che i fratelli Legan erano a Londra per studiare, ma non avrei mai immaginato di incontrarli così presto. Iriza distolse lo sguardo con aria contrariata, ma ormai ero abituata a certi comportamenti.

«Da quanto tempo non ci vediamo, Iriza...» sentii una strana nostalgia nel rivederla, e non ero riuscita a trattenermi dall'avvicinarmi.

«Stammi lontana! Mi fai schifo!» al sentire il grido di Iriza, le altre studentesse che popolavano il corridoio del dormitorio si voltarono sorprese. «Patty, che ci fai con questa qui? Finirai per insudiciarti! Lo sai che viene da un orfanotrofio e che la mia famiglia è stata così gentile da prenderla a lavorare? Pensa, si occupava dei cavalli! Non so come questa sfacciata sia entrata nelle grazie dello zio, fatto sta che lui di punto in bianco ha deciso di adottarla. Ma nessuno in famiglia l'ha accettata! Patty, se continui a frequentarla, anche tu verrai isolata da tutti!»

Guardai con ammirazione i rapidi movimenti della bocca di Iriza. Come aveva fatto a dire tante cattiverie tutte d'un fiato? Iriza si spostò i boccoli castani da un lato, e gli occhi color del miele mi fulminarono con lo sguardo. Una ragazza tanto graziosa, così tanto malvagia.

Patty sembrava sinceramente preoccupata.
«Ecco... il fatto è che... io ho ricevuto dalla direttrice l'incarico di accompagnarla alla camera speciale...»

«Che... che cosa?» esclamò Iriza, sollevando di scatto le sopracciglia. «Una così nella camera riservata?» la sua voce si fece acuta. Mi rivolse lo sguardo più tagliente di cui era capace. «Non è necessario che la accompagni. Vieni via, Patty!» con una smorfia afferrò il braccio di quest'ultima.
«E sai la cosa più importante su questa ragazza? Ha ucciso un ragazzo, hai ucciso Anthony!» urlò infine, puntandomi un dito contro.

E quella frase, così tanto densa di cattiveria e di falsità, mi fece ribollire il sangue nelle vene.
«Iriza! Come puoi dire una simile cattiveria! Come puoi incolparmi di una cosa del genere!» sentii gli occhi diventarmi lucidi, e un groppo mi salii in gola.

«Perché è così, se Anthony non avesse deciso di passare il resto della gara con te quel giorno, sarebbe ancora vivo!» urlò. «E ora vieni, Patty!»

«Ma io...» cercò di ribattere Patty.

«Non preoccuparti per me.» dissi allegramente, cercando di rassicurarla mentre veniva trascinata via.

Sospirai. Iriza avrebbe impiegato di certo tutte le sue energie per rendermi la vita difficile persino all'interno dell'istituto. Mi guardai intorno, chiedendomi dove si trovasse la camera speciale. Provai a chiederlo alle ragazze che se ne stavano lì a bisbigliare, ma appena provai ad aprire bocca si voltarono velocemente dall'altra parte. Decisi quindi di lasciar perdere e di trovarmela da sola.

Orfanotrofio, ragazza che si occupava dei cavalli, assassina... Iriza mi aveva fatto proprio una bella presentazione. Di certo tutte quelle signorine di buona famiglia avevano decretato in un attimo la mia emarginazione. Bè, non era certo una novità...
Asciugandomi le lacrime, arrivai alla fine del corridoio. Mi imbattei in una porta più grande delle altre. Era priva del numero, ed era l'unica a presentare dei delicati intarsi in legno. Sarà stata quella la camera speciale?

Aprii piano la porta e sgranai gli occhi.
Entrai come risucchiata dalla stanza. Sembrava quella di una principessa, ed era tutto arredato in rosa chiaro. Anche se di dimensioni più contenute rispetto alla mia camera presso casa Andrew, era arredata con mobili signorili.

Sbirciai la stanza interna, elegante e completa di un letto grazioso. Gli scaffali erano pieni di libri e sulla piccola toeletta erano allineati dei profumi. Aprii curiosa l'armadio, che scoprii essere pieno di vestiti. Feci un gridolino di gioia, ma poi mi investì un dubbio. Quella sarà stata davvero la camera speciale? Non mi stavo sbagliando? Ma poi ebbi la conferma che quella era davvero la mia camera. Sull'austera scrivania posta sotto la finestra, era stato sistemato un voluminoso diario. Rimasi per un attimo senza fiato, quando vidi che sulla copertina in pelle marrone c'era scritto in lettere d'oro "Candy White Andrew".

«Grazie, zio...» mormorai con la voce che mi tremava dalla commozione.

Sfogliai le pagine bianche, d'ora in avanti avrei raccontato lì tutte le mie giornate.

:)
-giuro solennemente di non avere buone intenzioni.

White roses & freckles La tua prossima ossessione. Scoprilo ora