America, primi anni del Novecento.
Mentre trascorre la sua infanzia presso un orfanotrofio, Candice White viene adottata da una ricca famiglia. Ma il suo ruolo tra le pareti domestiche è quello di compagna di giochi per i pestiferi figli dei padron...
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Scesi dal treno, e una folata di vento e neve gelida mi investii. Ero finalmente arrivata a New York, il viaggio sembrava seriamente non finire mai. Mi feci spazio tra la gente, iniziando a cercare Terence. C'erano davvero tante persone, sperai di riuscire a trovarlo. Il mio cuore batteva a mille per l'emozione, ero così contenta. Finalmente avremmo potuto passare un po' di tempo insieme.
Però doveva essere in ritardo. Mi sedetti su una panchina e lo aspettai. Chissà come avrebbe reagito alla mia vista? Forse mi avrebbe fatto uno dei suoi soliti sorrisi, e mi avrebbe chiamata per nome con la sua bellissima voce... Qualcuno posò una mano sulla mia spalla, sussultai spaventata e mi girai di scatto, e nell'alzarmi in piedi per poco non scivolai nel pavimento bagnato dalla neve.
Ma la persona che mi aveva toccata mi prese al volo, all'inizio non capivo subito chi fosse, la sciarpa gli copriva il volto ed aveva un cappello con la visiera. Ma appena incrociai i suoi occhi e mi rimisi dritta in piedi, mi resi conto che erano i stupendi occhi blu di Terence.
«Terence...» sussurrai, in preda all'emozione.
Lui si tolse la sciarpa e il cappello, i capelli castani che aveva fatto crescere ancora di più gli arrivano ormai a metà spalle, infatti se li era raccolti in una specie di chignon disordinato. Mi sorrise scherzosamente.
«Noto con piacere che sei sempre la stessa, Candy.»
Io non riuscivo a muovermi, non pensavo di potermi agitare così tanto appena lo avessi visto. Ma ero così contenta, ci eravamo ritrovati alla fine. Era proprio lì, davanti a me, che mi guardava in attesa che io dicessi qualcosa. I suoi occhi brillavano, era così bello...
***
Dei fiocchi di neve si posarono tra i suoi riccioli biondi, mi avvicinai e gliene tolsi alcuni. Mi sorrise imbarazzata e arrossì leggermente. Quanto avrei voluto abbracciarla... ma avevo paura che se lo avessi fatto, poi non sarei più stato in grado di lasciarla andare. Ci avviammo verso un bar lì vicino e ci sedemmo ad un tavolo, lei come al solito iniziò a parlare ininterrottamente. Quanto mi era mancata.