83. Ritiro dalle scene

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Annie

«Neal, ti stavo cercando

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«Neal, ti stavo cercando.» sbuffai non appena mia sorella Iriza uscì dalla porta di casa, e mi venne incontro con un sorriso vittorioso stampato in faccia.

«Abbiamo un ospite.» aggrottai la fronte confuso, guardandola con fare interrogativo. «È Daisy Delmont.»

Sbuffai scocciato.
«E chi sarebbe?»

«È una ragazza che ho conosciuto a Parigi, le ho parlato di te e vorrebbe conoscerti meglio.» si sedette sulla ringhiera del porticato, guardandomi da sopra la spalla. «La sua famiglia è molto ricca, anche se non quanto gli Andrew...» si guardò intorno, ammirando soddisfatta la gigantesca villa in cui ci trovavamo. «Potrebbe essere il nostro asso nella manica per liberarci di Candy una volta per tutte, anche se ammetto che sei stato davvero geniale a farla cacciare dall'ospedale.» ridacchiò compiaciuta.

«Allora avresti già un piano?» chiesi, cercando di sembrare disinvolto.

Iriza si spostò da un lato i boccoli castani e sbuffò spazientita, accavallando le gambe.

«Non ancora, ci sto lavorando!» esclamò con voce stridula, poi si portò una mano al mento e si fece pensierosa. «La zia Elroy sta cercando di riportare qui Stear a tutti i costi... e anche George non c'è praticamente mai. E sembra sempre più scoraggiato. Si starà prendendo cura dello zio William... beh, è un uomo anziano per quanto ne sappiamo.»

Un ghigno prese spazio sul suo volto, socchiuse gli occhi castani deliziata. Avevo visto troppe volte quello sguardo, e non preannunciava nulla di buono. «Pensaci, se lo zio William morisse, sarebbe la zia Elroy la capofamiglia degli Andrew... e di quella stupida di Candy non resterebbe che il ricordo!» rise di gusto. «Pregherò con tutta me stessa perché il mio desiderio si avveri!»

«Allora vuoi proprio liberarti di lei?» borbottai, da una parte contento perchè ancora mi ribolleva il sangue nelle vene se ripensavo a come mi aveva rifiutato.

Sorrise, scendendo dalla ringhiera e guardandomi dritto negli occhi.
«Certo...» sibilò con disprezzo. «Odio quella stupida e il suo costante sorriso stampato in faccia. Mi auguro il peggio per lei... voglio vederla sempre piangere, triste e sconsolata!»

Spalancai gli occhi, mentre Iriza si voltò e mi rivolse un sorriso accondiscendente.
«Divertiti con Daisy! Sarà nostra amica d'ora in poi...»

Proprio in quel momento quest'ultima uscii fuori, con un sorriso che Iriza definirebbe "affascinante", i lunghi capelli neri le ricadevano in vita, mi osservava con gioia attraverso i grandi occhi neri e notai che aveva un piccolo neo sotto l'occhio. Sbuffai mentalmente, non mi piaceva per niente. Per non far protestare Iriza portai Daisy verso la mia macchina, lei iniziò a parlare di quando era pulita e bella. Ma non c'era bisogno che lo dicesse... lo sapevo già ovviamente. La mia auto era la migliore.

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