62. Sembrava così solo

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Come avevo potuto svegliarmi tardi in un giorno così importante? Ero così emozionata che mi ero addormentata tardi, non avevo sentito nemmeno Franny alzarsi quella mattina.

Sfrecciai più veloce che potei nei corridoi, sistemandomi per bene il cappellino in testa. Mi bloccai di scatto, dato che stavo rischiando di andare a sbattere contro qualcuno.

«Ah, direttrice Mary Jane!» esclamai, affannata e con imbarazzo.

«Ben alzata signorina senza speranza! Il tuo cappello è alla rovescia.» come non detto.

«Buongiorno a lei signora!» balbettai e mi misi il cappello apposto.

«Dove stai andando così di fretta?» mi chiese torva la direttrice.

«Mi scusi...non avrei dovuto correre.» risposi in tono colpevole, anche se lo sguardo della direttrice era buffo e dovevo trattenermi per non scoppiare a ridere.

Si voltò guardandomi di sottecchi mentre iniziava a camminare con passo lento, uno sguardo divertito prese possesso del suo volto anziano.

«Già, non sapevo che fossimo in uno stadio.»

Mi coprii la faccia con il cappello, imbarazzata.

«Franny mi ha detto di ieri, vorresti occuparti di un certo paziente, giusto?» mi chiese poi mentre continuava a camminare, la seguii.

«La prego, lasci che sia io ad occuparmi dello zio William.» la supplicai. «Le prometto che cambierò, sarò più precisa e scrupolosa!»

«Visto che ti sei proposta volontariamente, te lo lascerò fare, ma dovrai dare il meglio di te!» mi rispose con tono serio. «Non importa chi sia il paziente, una brava infermiera deve sempre dare tutta sé stessa, capito?»

Annuii contenta, cercando di non sembrare troppo allegra e di essere invece più composta.

«Certo!»

«Allora vai dal dottor Frank, ti dirà lui cosa fare. L'ho già informato.» mi fece sapere.

«Grazie, vado!» cominciai a correre, ma la sua voce mi bloccò di nuovo.

«Ti ho detto di non correre, signorina senza speranza!» sobbalzai e con un sorriso colpevole camminai normalmente.

Dicevano che lo zio William fosse un tipo arrogante e pieno di sé, ma io sapevo com'era fatto veramente. In fondo era una persona gentile e di buon cuore.

Arrivai nella stanza dove vidi subito il dottor Frank, era abbastanza giovane. Occhiali rettangolari e altissimo.

«Io sono il dottor Frank.» si presentò subito venendomi incontro, con tono professionale.

«Io mi chiamo Candy e sono l'infermiera.» esclamai forse a voce un po' troppo alta, ero abbastanza emozionata.

«Bene, come vedi questa è la sala d'attesa.» indicò il posto in cui eravamo. «Di là visito i pazienti, mentre...»

«In quella stanza c'è il letto, vero?» chiesi entusiasta bloccandolo, intravedendo una porta chiusa.

«Fai silenzio! Il paziente sta riposando!» sussurrò venendomi incontro, preoccupato.

Mi portai subito una mano davanti la bocca.
«Mi scusi...»

«È un paziente difficile da trattare, per cui stai attenta a quello che dici e a come ti comporti!» replicò con evidente ansia.

«Non si preoccupi, dottore!» provai a tranquillizzarlo.

«Allora buona fortuna.» uscii di tutta fretta dalla sala d'attesa. Okay, era stato strano.

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