Allora... soffre di amnesia. Non si ricordava nemmeno di me.
Lui continuava a guardarmi confuso, così decisi di essere disinvolta e stamparmi in volto un bel sorriso, nonostante avessi solo voglia di piangere.
«Signor Albert, sarà affamato, perché non mangia qualcosa?» esclamai entrando nella stanza e appoggiando il vassoio su un tavolino. «Inoltre non dovrebbe alzarsi così presto, è ancora molto debole.»
Si avvicinò a me, disorientato.
«Dove mi trovo?» chiese, con voce flebile.
«In America. Siamo a Chicago, nell'ospedale Saint Joan.» risposi, cercando di non far trapelare agitazione e continuando a sorridere.
«Dunque siamo in America...» sussurrò Albert, e notai che le sue pupille si dilatarono, come se avesse appena appreso una bellissima notizia. «A Chicago.»
Si portò una mano alla fronte e barcollò, cominciando a farfugliare ripetutamente le parole "America" e "Chicago".
«Signor Albert, stia tranquillo!» lo feci stendere nel letto, preoccupata. «Non deve affaticarsi così.»
«Chi sarebbe questo Albert? Perché continui a chiamarmi in quel modo?» chiese confuso.
«Mi scusi, Albert è il nome di mio fratello.» mentii, con voce tremolante. Dovevo calmarmi. «Lei gli somiglia molto, e allora ho usato quel nome per identificarla. Le dispiace?»
Si alzò a sedere, portandosi una mano in fronte.
«No, va bene... usa pure il nome di tuo fratello.»
Sorrisi dolcemente.
«Non si preoccupi, vedrà che quando si rimetterà, le tornerà anche la memoria pian piano. E saprà qual è il suo vero nome.» esclamai, cercando di tranquillizzarlo. «Non sembra, ma le garantisco che sono un'autorità nel campo, studio le amnesie da anni! Faccia come le dico e vedrà che andrà tutto bene.» aggiunsi ridacchiando, cercando di assumere un tono saggio.
Lui annuì debolmente, poi puntò i suoi occhi nei miei.
«Invece tu...»
«Il mio nome è Candy White Andrew, ma puoi chiamarmi Candy!»
«Signorina Candy...» ripetè lui lentamente.
«Mi chiami solo Candy, la prego.» come aveva sempre fatto da quando lo conoscevo, avrei voluto aggiungere.
Ad un tratto Popi salì nel letto, ridacchiai e le accarezzai la testolina.
«E questa bella puzzola invece? Pensavo di chiamarla Popi, che ne dice? Dopotutto anche tu hai bisogno di un nome, giusto Popi?» le feci l'occhiolino scherzosamente.
Albert cominciò a giocherellare con Popi, sorrisi teneramente a quella visione. Se gli avessi detto subito che lo conoscevo, avrei rischiato di confonderlo e basta. Non era ancora il momento. Dovevo avere pazienza, sarebbe dovuto volerci del tempo. Io avrei aspettato, e gli sarei stata vicina finché non gli fosse tornata la memoria.
***
Dopo aver bussata Susanna entrò di corsa dalla porta, sbuffai scocciato. Era una brava ragazza Susanna, ma non era una persona con cui avrei voluto passare del tempo. Mi stava troppo attaccata.
«Ho delle fantastiche notizie che non vedevo l'ora di condividere con te!» mi sorrise raggiante. «Ah, ti ho portato qualcosa da mangiare. E anche dei fiori freschi.» esclamò, appoggiando il tutto su un tavolino.
«Grazie, ma come hai fatto a trovarmi?»
«Ho chiesto al manager della compagnia.» rispose, avvicinandosi a me.
Annuii con aria distratta.
«E quali sarebbero queste belle notizie?»
«Non mi offri nemmeno qualcosa da bere prima?» mi chiese, speranzosa.
STAI LEGGENDO
White roses & freckles
RomansaAmerica, primi anni del Novecento. Mentre trascorre la sua infanzia presso un orfanotrofio, Candice White viene adottata da una ricca famiglia. Ma il suo ruolo tra le pareti domestiche è quello di compagna di giochi per i pestiferi figli dei padron...
