«Allora? Di che si tratta?» Franny mi guardò con il suo solito sguardo freddo e distaccato. «Se hai delle lamentele, non intendo ascoltarle!»
«Nessuna lamentela, ma credo che dovrei essere io ad andare in Francia al posto tuo.» buttai fuori tutto d'un fiato. Franny non rispose, si limitò a guardarmi scocciata e sbalordita per quello che le avevo detto.
«Tu hai una famiglia a casa che ti aspetta, non è vero?»
«Sì, ho tre fratelli e due sorelle.» mi fece sapere, come se niente fosse.
La guardai scioccata e con gli occhi sgranati per alcuni secondi.
«Così tanti?!» esclamai con enfasi. «A maggior ragione!»
Mi fulminò con un'occhiata.
«Cosa?!» esclamò a sua volta.
«A maggior ragione non dovresti andare al fronte!» risposi con decisione, ma lei fece un passo in avanti e mi guardò duramente.
«Candy, io ho già preso la mia decisione, e non voglio parlarne!» urlò, non l'avevo mai vista scomporsi così tanto. Mi si formò un nodo in gola. «Si può sapere perché ci tieni tanto ad andare in Francia al posto mio?!»
Abbassai lo sguardo per terra, osservando l'erba sotto i miei piedi. Eravamo uscite nel giardino per parlare, in modo da non disturbare qualcuno a quell'ora di notte. Non riuscivo a trattenere delle lacrime che decisero di solcarmi le guance.
«Io non ho una famiglia, eppure il solo pensiero di separarmi dai miei amici mi strazia il cuore...» dissi con un filo di voce. «Per te dev'essere ancora più dura, con tutti i tuoi fratelli e i tuoi genitori.»
Franny, con mia grande sorpresa, scoppiò in una risata amara. Il suo sguardo era spento.
«Non sai nemmeno di cosa stai parlando...» sibilò, e mi fece quasi paura. La durezza nella sua voce mi fece venire i brividi. «Mi fai ridere, credi che alla mia famiglia interessi la mia partenza? Mio padre è un alcolista e un violento, mia madre non è da meno. I miei fratelli e le mie sorelle non fanno che approfittarsi di me!» esclamò a voce alta, allargando le braccia esasperata. Si avvicinò a me, in quel momento sembrava pazza. «Alla mia famiglia non importerebbe nulla nemmeno se morissi al fronte! Non ho bisogno dei tuoi inutili sentimentalismi. Non ti permettere mai più di fare simili insinuazioni su di me! Ti ho già detto che non sopporto le persone come te.»
Indietreggiai, finendo contro un albero. Aveva così tanta collera dentro di sé, e io non seppi che dire, mi limitai a balbettare.
«Ma... se dovesse accaderti qualcosa di brutto...» mormorai.
Si voltò, guardandomi con la coda dell'occhio.
«E allora? Io non ho paura di morire!» si rigirò verso di me, guardandomi dritta negli occhi. «Mi sono proposta perché credo di essere pronta, non è stata una decisione improvvisa!»
Ci guardammo per qualche secondo, io non riuscii a dire più niente. Così lei si voltò e corse via, i lunghi capelli scuri smossi dal vento.
Mi incamminai all'interno dell'ospedale, con una sensazione di tristezza abissale. Forse Franny aveva ragione, non avrei dovuto parlare della sua famiglia. Era stato indelicato da parte mia. Pensavo che fosse una persona fredda e poco gentile, invece aveva tante qualità che a me mancavano. Mi fermai ad osservare il cielo stellato, e mi resi conto che io e Franny eravamo così diverse... sia nel nostro modo di pensare e per il nostro vissuto. Io ero un'orfana, eppure nessuno mi aveva mai picchiata...
Era la mattina successiva e Franny stava per partire, le nostre colleghe la stavano salutando con le lacrime agli occhi e le avevamo fatto un sacco di regali.
Quando era il mio turno di salutarla mi feci avanti titubante, e ci stringemmo la mano.
«Addio, Candy.» mi salutò cortesemente lei, nonostante quello che era successo la sera precedente.
«Franny...» sussurrai, con gli occhi lucidi.
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White roses & freckles
RomanceAmerica, primi anni del Novecento. Mentre trascorre la sua infanzia presso un orfanotrofio, Candice White viene adottata da una ricca famiglia. Ma il suo ruolo tra le pareti domestiche è quello di compagna di giochi per i pestiferi figli dei padron...
